Il cammino verso l’indipendenza bielorussa

Se negli ultimi mesi i rapporti tra Minsk, la capitale bielorussa, e Mosca sembravano aver nuovamente raggiunto uno stallo, i più recenti aggiornamenti indicano una vera e propria crisi. Il 15 maggio 2020 viene reso pubblico un accordo secondo il quale la Bielorussia importerà petrolio dagli Stati Uniti per diversificare le fonti di approvvigionamento e difendere la propria sovranità nei confronti della Russia: il conflitto petrolifero tra le due nazioni non è che parte del più profondo e duraturo dibattito politico. 

La Russia e la Bielorussia hanno molto in comune: l’affinità culturale e linguistica, la religione e soprattutto l’appartenenza all’ex blocco sovietico. Ad unirle ancora oggi è un patto stipulato nel 1996, poco dopo la dissoluzione dell’URSS, tra la Federazione Russa con Boris Eltsin alla guida e la Repubblica di Bielorussia con a capo Alexander Lukashenko: L’Unione della Russia e della Bielorussia comunemente chiamata Unione Statale, un organo sovranazionale e intergovernativo, molto vagamente descritto nelle sue funzioni, avente lo scopo di sanare le divergenze politiche ed economiche dei due Paesi in un tentativo di riportare in vita i legami sovietici.
Il trattato è stato ratificato dalla Duma nel 1999 e dall’Assemblea Nazionale Bielorussa nel 2000 ma ha sempre rivestito un ruolo meramente formale date le divergenze tra i due leader, anche su questioni fondamentali come l’ipotetica conformazione di tale unione: la Russia vede l’Unione Statale come una federazione a tutti gli effetti, tentando quindi di accorpare la Bielorussia sotto il proprio controllo, mentre il presidente Lukashenko non intende rinunciare all’indipendenza e alla sovranità bielorussa.
La mancata materializzazione del progetto dell’Unione più di vent’anni dopo la fondazione dimostra che la completa armonizzazione politica tra i due Paesi è ancora lontana, ma sarebbe difficile invertire l’iter in questa direzione data la loro interdipendenza storica ed economica.

La Bielorussia è incastonata tra due grandi civiltà: quella Occidentale e quella Ortodossa che, in questo ordine, l’hanno dominata, lasciando all’identità nazionale poco spazio per lo sviluppo. Nel 1795 il territorio bielorusso, per quattro secoli dominato dal Granducato di Lituania e il Regno della Polonia, viene annesso all’Impero Russo, dando inizio ad un intenso periodo di russificazione sotto il comando degli imperatori Nicola I e Alessandro III in particolare: il russo e l’alfabeto cirillico sostituirono il bielorusso antico e la conversione alla religione ortodossa fu quasi imposta. Nel 1919 nacque la Repubblica Socialista Sovietica Bielorussa (RSSB), membro fondatore e parte dell’URSS fino al 1991 che, come le altre 13 repubbliche socialiste, era sottoposta alle regole sociali ed economiche provenienti da Mosca.
La dissoluzione dell’Unione Sovietica diede spazio alle repubbliche sovietiche di aprirsi all’economia di mercato e stabilire un sistema politico libero. Seguirono questo corso, alcune meglio di altre, le repubbliche socialiste originariamente europee o caucasiche tra cui  Estonia, Lettonia, Lituania, Armenia, Georgia e Moldova.
In Russia e in Bielorussia, invece, la tradizione autoritaria persiste ancora oggi: Lukashenko, primo a ricoprire la presidenza bielorussa, è ancora in carica dal 1994 mentre il presidente russo Eltsin fu sostituito, dopo essersi dimesso, dall’attuale Vladimir Putin nel 1999. Entrambi vengono regolarmente accusati di violazione di diritti umani, limitazione della libertà d’espressione e manipolazione delle elezioni. Sotto il loro comando le due nazioni aderiscono insieme a 5 delle 8 organizzazioni nate per la cooperazione tra le ex-repubbliche sovietiche, tra cui l’Unione Statale che oggi si trova ad un bivio: l’ennesima crisi energetica ha portato la Bielorussia a dover rivalutare i propri rapporti con la Russia, prendendo in considerazione un’apertura verso l’Occidente.

La Bielorussia è uno dei pochi paesi al mondo in cui mancano petrolio e gas naturale la cui economia ruota attorno al settore energetico, dato che nel Paese sono rimaste diverse importanti infrastrutture risalenti al periodo sovietico: le raffinerie Naftan e Mozyr, e Druzhba, l’oleodotto più lungo del mondo che collega la Siberia all’Europa attraverso la Bielorussia. Entrambe le raffinerie ottengono il greggio, che poi utilizzano per produrre prodotti a valore aggiunto da esportare, attraverso il Druzhba, mentre il gas naturale passa attraverso il gasdotto Yamal-Europa di proprietà della compagnia russa Gazprom, permettendo a lungo alla Russia di essere essenzialmente l’unico fornitore di materie prime.
Negli anni la Bielorussia è quindi diventata economicamente dipendente dalla Russia che, oltre a fornire petrolio e gas naturale a prezzi molto vantaggiosi, assorbe quasi la metà del commercio estero. Non è difficile immaginare come la Russia abbia provato a far leva su questa dipendenza per ottenere la tanto ambita integrazione.
La prima disputa energetica ebbe inizio nel 2006 quando Gazprom annunciò un prezzo del gas ben più alto per l’anno 2007 che la Bielorussia rifiutò di pagare, e si intensificò nel 2007 quando la Russia smise di pompare petrolio nel Druzhba dopo un disaccordo sulle tariffe che entrambe le nazioni avrebbero dovuto pagare. Dispute simili nacquero di nuovo nel 2010 e 2016, risolvendosi sempre con nuovi accordi sulle tariffe ma senza alterare l’equilibrio di potere tradizionale: nonostante l’aumento dei prezzi del petrolio e del gas naturale, nessun fornitore alternativo è mai stato in grado di offrire un accordo più vantaggioso, costringendo così la Bielorussia a rimanere nell’orbita russa.

I due Paesi sono nuovamente coinvolti in un contrasto sui prezzi dal 2018 e l’impegno del presidente Lukashenko nel diversificare le fonti di approvvigionamento riallacciando i rapporti con l’Europa e gli Stati Uniti, più risoluto rispetto agli anni scorsi, pone seriamente a rischio il monopolio russo sulla Bielorussia.
La tensione inizia a dicembre 2018 con una discussione molto accesa tra i presidenti alla televisione di stato russa. Lukashenko interrompe Putin, lamentando che l’aumento dei prezzi delle forniture energetiche russe sarebbe costato milioni alla sua nazione e che qualsiasi sforzo per convincere la Bielorussia ad abbandonare la propria indipendenza sarebbe comunque stato inutile.
Mantenendo la sua posizione indipendentista il leader bielorusso, assecondato dalle proteste popolari contro una maggiore integrazione con la Russia, inizia a cercare appoggio in Occidente. Sono significativi l’appello al mutuo rispetto per il miglioramento dei rapporti con la NATO, l’acquisto di una parte del fabbisogno di greggio da altri fornitori tra cui la Norvegia e l’inconsueta visita in Austria per disgelare i rapporti con l’Unione Europea, ma ciò che potrebbe alterare lo status quo tra gli alleati di vecchia data è l’intromissione degli Stati Uniti.
Il 29 agosto 2019, per la prima volta dopo più di 10 anni, un alto funzionario del governo statunitense viene ospitato a Minsk. Si tratta di John Bolton, il consigliere per la sicurezza nazionale nominato dal presidente Donald Trump. Successivamente, per la prima volta dall’epoca sovietica un Segretario di Stato ha fatto visita in Bielorussia l’1 febbraio 2020: Mike Pompeo annuncia che gli Stati Uniti d’America avrebbero fornito alla Bielorussia il petrolio di cui aveva bisogno, nel tentativo di riallacciare i rapporti commerciali tra le due nazioni. Il primo carico di petrolio americano in viaggio per la Bielorussia è arrivato al porto di Klaipeda, in Lituania, il 5 giugno come previsto. 

Non è possibile prevedere se il commercio energetico tra gli Stati Uniti e la Bielorussia diventerà regolare, ma questo primo caso manda un messaggio politico molto forte. Riparare le relazioni con l’Occidente può permettere di salvaguardare la sovranità bielorussa, proteggendo la propria sovranità e mantenendo comunque degli accordi vantaggiosi con la Russia, perchè una vasta gamma di alternative è un ottimo strumento su cui far leva.

Fonti:

https://apnews.com/213bdf6187e5988817e0f16d21d0e695
https://www.aljazeera.com/ajimpact/belarus-threatens-siphon-russian-oil-intended-europe-200214172700127.html
https://www.reuters.com/article/us-russia-belarus-union/putin-to-belarus-no-gas-discount-before-union-state-is-advanced-idUSKBN1YN1Y1
https://foreignpolicy.com/2017/02/06/what-exactly-is-going-on-between-russia-and-belarus/

WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com