La Brexit, le elezioni turche, India e Pakistan: le notizie della settimana

Europa

Gran Bretagna
La scorsa settimana sono avvenuti due importanti eventi a Westminster, che sembrano legare il futuro prossimo della Gran Bretagna all’Europa.
In primis, Theresa May ha richiesto al presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk un’ulteriore estensione dell’art. 50, che potrebbe durare, tra le date ipotizzate, fino al 30 giugno, se non prima.
La definizione delle date di uscita, per l’appunto, è la cosa meno chiara dell’accordo: il governo britannico avrebbe infatti la volontà e l’interesse di completare la Brexit nel minor tempo possibile, almeno in tempo per evitare le prossime elezioni europee – un’altra data condivisa dai giornali è il 22 maggio – ma Tusk è arrivato fino a proporre un’estensione di un intero anno, non vincolante, in quanto la Gran Bretagna potrebbe uscire quando preferibile, una volta prodotto un accordo approvato dal Parlamento. Questa cosiddetta flextension, come è stata denominata, ha incontrato l’opposizione principalmente del leader dei Leavers Jacob Rees-Mogg, anche se non c’è stata un’approvazione unanime neanche all’interno del Parlamento Europeo.
In secondo luogo, Theresa May ha incontrato il leader dei Laburisti Jeremy Corbyn per discutere un accordo per la Brexit, in una mossa descritta da un Parlamentare laburista come “in forte ritardo, ormai quasi inutile”. Tuttavia, l’incontro – che, come ha detto Corbyn, ha trattato oltre l’accordo la possibilità di un secondo referendum – sembra essere stato “costruttivo e utile”, anche se “inconclusivo”, come riporta la BBC.

Slovenia e Ungheria
Si è formata nella scorsa settimana una crisi diplomatica tra Slovenia e Ungheria, legata alla copertina di una rivista slovena nella quale appare una caricatura del presidente ungherese Viktor Orban che effettua il saluto romano. In seguito alla pubblicazione, l’Ungheria aveva richiesto formalmente la sua censura al governo slovacco, che però ha rifiutato.

(Marcello Gradassi)

Asia

Pakistan
Le forti tensioni tra India e Pakistan, che hanno raggiunto livelli altissimi solo qualche mese fa, si stanno riformando. L’intelligence pakistana ha accusato l’India di stare pianificando un nuovo attacco nel vicino futuro. Il Ministro per gli affari esteri pakistano ha detto di avere prove affidabili che un attacco indiano sul territorio pakistano sia stato pianificato per un periodo compreso tra il 16 e il 20 aprile. L’India ha risposto alle accuse affermando che i loro vicini stanno cercando di creare una “isteria di guerra”, accusandoli inoltre di essersi inventati tutto per creare una scusa che giustifichi un loro futuro attacco.
Questo scontro verbale arriva mentre l’India si sta avvicinando a delle storiche e complesse elezioni: ogni escalation potrebbe avere un forte impatto sul loro risultato. Per ora è difficile distinguere tra i fatti e le spacconate, mentre le due nazioni continuano la loro disputa perpetua sul territorio del Kashmir.

Cina
Una delle più grandi compagnie tecnologiche della Cina, Huawei, è sotto attacco, mentre degli alti ufficiali della sicurezza britannica hanno rivelato che difetti e problemi relativi alla sicurezza che sono stati identificati devono ancora essere affrontati del tutto. Il governo britannico potrebbe scegliere fin da maggio che cosa fare nella controversa diatriba che riguarda l’affidamento a Huawei del network 5G. All’inizio di questo mese, Huawei ha promesso di spendere oltre 1.5 miliardi di sterline per risolvere questi problemi, sebbene bisogna ancora vedere se queste promesse convinceranno il parlamento, che sta considerando se limitare o eliminare la compagnia dalla competizione.

Hong Kong
Un nuovo set di leggi proposte riguardanti l’estradizione ha preoccupato i residenti di Hong Kong per la possibilità che la Cina stia erodendo la loro indipendenza. Infatti, una nuova legge proposta permetterà l’estradizione dal Taiwan e dal Macao. Il governo ha inoltre detto che considereranno l’estradizione alla Cina con il compito di chiudere questo loophole. La legge non si applicherebbe a tutti i crimini: essa sarebbe largamente basata su quelli più gravi come stupro e omicidio, e sarebbe valutata caso per caso. Tuttavia, i protestanti sono preoccupati che questo non sia l’unico passo effettuato dalla Cina per prendere il controllo di Hong Kong. I sospetti accusati di crimini religiosi o politici non saranno soggetti alla nuova legge, che il governo di Hong Kong vuole far passare entro luglio. Il governo afferma che ridurrebbe tuttavia il loophole in quanto, al momento, non ci sono trattati sull’estradizione tra i due Stati, e tra Taiwan e Macao. I gruppi pro-business a Hong Kong, un importante fattore per il centro finanziario, hanno inoltre espresso preoccupazione riguardo alla nuova proposta di legge, e hanno lottato per rimuovere crimini come l’evasione fiscale dalla lista dei reati che possono causare l’estradizione.

(Andreas Candido)

Turchia – speciale elezioni turche

La scorsa settimana la Turchia ha avuto le sue elezioni regionali: nonostante non dovrebbero essere normalmente di grande importanza, dato che i poteri regionali sono minori, sono state di grande impatto. Sono state infatti viste come un voto di confidenza per il governo e per Erdogan: lo scorso anno, ad agosto, la lira turca è stata fortemente deprezzata, e dato che la Turchia sta faticando economicamente, l’inflazione è cresciuta fino a toccare il 25%, con l’economia che è entrata in flagstazione.
La popolazione era scontenta della situazione, e ha avuto occasione di dimostrarlo la scorsa settimana.
Nonostante il rallentamento economico, il partito di Erdogan (AKP) ha avuto il maggior numero di voti complessivamente in Turchia, con il 44%. Tuttavia, Erdogan è scontento dei risultati, data la perdita di tutte le più grandi città turche verso il gruppo dell’opposizione CHP.
I risultati delle elezioni ad Istanbul non sono state ancora approvate, ma l’opposizione ha vinto, a quanto pare dai risultati ufficiali. Prendere Istanbul è estremamente importante, in quanto la storia ha dimostrato che chiunque vinca, riesce a vincere nelle elezioni presidenziali successive. È lo stesso modo in cui Erdogan ha cominciato la propria carriera politica.
Nonostante tutto ciò sia avvenuto una settimana fa, le elezioni continuano in alcune parti del Paese. A causa delle obiezioni del partito di Erdogan AKP, la Alta Corte delle Elezioni non ha ancora dichiarato la vittoria ufficiale dell’opposizione. Erdogan le sta provando tutte per evitare di dover abbandonare Istanbul: oggi, durante il suo viaggio in Moscova, ha detto che ci sono state frodi e irregolarità nelle elezioni. Ha inoltre menzionato una possibile nuova tornata elettorale, che ha preoccupato la popolazione. L’Alta Corte ha l’ultima parola sulla questione, ma la domanda è se essa sia effettivamente indipendente dal governo.

(Guney Kaya)

America

Stati Uniti
Secondo un copione ormai ben testato, nel weekend un altro dei componenti del cabinet di Trump ha lasciato la sua posizione. Questa volta si tratta della Ministro della Sicurezza Interna (Secretary of Homeland Security) Kirstjen Nielsen, a capo di un dipartimento sicuramente cruciale per Trump, in quanto al controllo del ormai famoso muro al confine con il Messico. Nonostante la Nielsen condividesse la linea dura del Presidente, è stata accusata da quest’ultimo di aver mal gestito gli ingressi di clandestini negli Stati Uniti, contribuendo all’aumento del loro numero. L’annuncio arriva inaspettatamente dopo che Trump e la Nielsen avevano visitato una parte del confine insieme la scorsa settimana, considerando anche le accuse di eccessiva durezza dei poliziotti dell’ICE (deputati al controllo del confine), che si rapportano proprio al ministero della Nielsen. C’è ora il timore che il nuovo segretario possa essere ancora più duro e ligio alla linea di Trump, aumentando ancora di più i problemi al confine, mentre nel frattempo è stato nominato segretario ad interim il direttore del Customer and Border Protection Kevin McAleenan. (NYTimes)

La corsa per la nominee democratica comincia a prendere forma, con molti candidati che hanno cominciato il tour di conferenze e incontri con i cittadini in giro per gli Stati Uniti. Cory Booker, senatore del New Jersey, ha annunciato di aver raccolto $5 milioni di donazioni nel primo trimestre, un dato lontano da figure di primo piano come Sanders e O’Rourke (che hanno raccolto la stessa somma nelle prime 24 ore dall’annuncio), ma anche da altri candidati come Kamala Harris e Pete Buttigieg. Quest’ultimo, 37 anni e già sindaco di South Bend, IN per due mandati, sta scalando i sondaggi di popolarità, cavalcando l’immagine fresca e carismatica sia sua, che del marito Chasten, ormai idolo dei giovani liberal sui social network. (NYTimes, Politico)

La candidatura dell’ex vicepresidente di Obama, Joe Biden, potrebbe invece finire ancora prima di cominciare. Il democratico, dato come favorito per le primarie, non ha ancora deciso se candidarsi, ma è già stato travolto da un’ondata di accuse di sessismo e molestie sessuali sulle donne che potrebbero rendere impossibile una sua vittoria, specialmente dopo il risalto avuto dal movimento MeToo partito da Hollywood e fortemente sostenuto, ironicamente, proprio dai Democratici di Biden.

Continuano le trattative tra Stati Uniti e Cina per definire un accordo commerciale tra i due Paesi. Gli annunci continuano a ripetersi, ma non trapela nulla di certo di quello che verrà davvero scritto in quello che sarà probabilmente l’evento più significativo dal punto di vista economico degli ultimi anni.

Brasile

Continuano i problemi per gli ex presidenti brasiliani. Dopo l’arresto di Lula e le dimissioni di Dilma Roussef, nelle scorse settimane è stato mandato in carcere anche Michael Temer, presidente dall’impeachement della Roussef nel 2016 al 2018, per corruzione. Nel frattempo sono state organizzate proteste nella strade per opera dei sostenitori del socialista Lula, icona della sinistra sudamericana (e protettore del terrorista italiano Battisti), per richiedere la sua scarcerazione.

Bolsonaro, presidente in carica del Brasile, sta invece affrontando le critiche del Paese per la riforma delle pensioni, giudicata fin troppo restrittiva, e ha deciso l’istituzione di un’autorità per la gestione dell’ambiente.

(Pietro Bologna)

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