La Brexit, il termine del Russiagate: le notizie della settimana

Europa

Gran Bretagna
Lo scorso venerdì 29 marzo ha rappresentato fino all’ultimo la data della Brexit.
Le ultime due settimane sono state caotiche, per usare un eufemismo, per il governo May. Un terzo voto riguardo al piano proposto dalla Premier è stato rifiutato in modo schiacciante dalla Camera dei Comuni, nonostante avesse messo sul piatto le proprie dimissioni. Non è bastato lo sforzo fatto anche dal punto di vista dell’altro organo interessato, l’Unione Europea; esso infatti ha concesso la proroga dell’articolo 50 fino al 12 aprile, data finale entro il quale, a quanto sembra per il momento, avverrà la Brexit: lo spettro del no deal sta prendendo sempre più forma, ed ora sembra essere lo scenario più probabile per l’intera vicenda.
Se la Brexit dovesse essere rimandata oltre il 26 maggio, inoltre, si aprirebbe uno scenario nel quale gli inglesi potrebbero partecipare alle elezioni europee.
(Financial Times)

Italia
La settimana scorsa, l’Italia è stato il primo Paese ad aderire al progetto One Belt One Road tra i Paesi del G7, con forti critiche da parte della comunità internazionale.
Il presidente Jinping è arrivato per una visita di Stato in Italia, accolto dal presidente Mattarella; il governo ha mostrato per la prima volta il piano di investimento cinese in Italia, dopo che è stato firmato un memorandum d’intesa che prevede una spesa di 2,5 miliardi di euro nel Paese, a salire fino a 20 miliardi.
Come scrive il Sole 24 Ore, il Memorandum fornirà la cornice giuridica a 29 accordi tra aziende italiane e cinesi; su questi accordi – che all’inizio sarebbero dovuti essere una cinquantina – vige il massimo riserbo.
L’impegno cinese passa dall’energia ai trasporti, ai cantieri navali fino al credito.
L’attenzione italiana al progetto cinese non è tuttavia recente; nel 2015, infatti, il governo Renzi fu uno dei 57 firmatari fondatori della Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB), che finanzia le infrastrutture della nuova Via della Seta.
(Il Sole 24 Ore)

Ucraina
Le elezioni ucraine si sono rivelate molto complesse come era stato previsto.
Infatti – anche se il margine di vittoria è molto più alto di quello che era stato previsto – le prime exit polls vedono come vincitore il 41enne comico e attore Volodomyr Zelensky, che sembra aver ottenuto il 30% dei voti, ben sopra Petro Poroshenko, attuale presidente in carica, che ha ottenuto solo il 16%.
Il presidente Poroshenko non ha perso tempo: lunedì è subito partito all’attacco di Zelensky, in uno scontro che si presume andrà avanti per tutto il resto della tornata elettorale, che per Poroshenko sarà dedicata a riconquistare i voti dei giovani, persi a causa della propria incapacità di far fronte alla grave crisi di corruzione e all’aumento della qualità della vita nello Stato. Come scritto sul Financial Times, tuttavia, sembra che già al prossimo scontro elettorale tra i due la situazione si ridimensionerà.
(Financial Times)

Turchia
Nonostante stiano uscendo solo i primi risultati delle elezioni amministrative in Turchia, il loro impatto è già enorme a livello politico. Il presidente Erdogan e il suo partito, AKP, hanno infatti perso il controllo della capitale Ankara, ed sono anche vicini a perdere il controllo della città di Istanbul, oltre che a una serie di città importanti dal punto di vista industriale, presenti lungo la costa sud, come Adana e Antalya.
Il presidente già sapeva delle numerose difficoltà che avrebbe incontrato durante questa tornata elettorale, nonostante rimanga di gran lunga il politico più popolare nel Paese e abbia dalla sua parte 16 anni di governo: la Turchia ha attraversato uno degli anni più difficili della sua storia recentemente, avendo a che fare, a partire dal fallito colpo di Stato di due anni fa, con una recessione economica che non accenna a diminuire, con un altissimo tasso di disoccupazione e la forte inflazione sul prezzo del cibo, senza contare le 13 elezioni negli ultimi 12 anni che sembrano aver stremato la popolazione.
Dall’altra parte, ad aver guadagnato della sconfitta del presidente sembra essere il Movimento Nazionalista (MHP), un partito estremista ultranazionalista che ha forti prese di posizioni nei confronti del Kurdistan e della Siria.
(Financial Times)

Slovenia
La scorsa settimana si sono svolte le elezioni presidenziali, che hanno visto vincere Zuzana Caputova, prima donna nella storia dello Stato ad assumere la posizione. Avvocatessa, paladina degli ecologisti e delle minoranze, la Caputova ha incentrato la propria campagna elettorale sull’anticorruzione, e un approccio più vicino all’Unione Europea, scrive Il Messaggero.
(Il Messaggero)

(Marcello Gradassi)

America

Nord America
Termina con un nulla di fatto l’indagine del procuratore speciale Robert Mueller riguardo alle possibili relazioni di Trump con emissari russi durante la sua campagna elettorale del 2016. Il report, pubblicato in settimana, raggiunge la conclusione che non ci siano prove che dimostrino collusione tra il Presidente statunitense e il Cremlino e interferenza nel risultato delle elezioni. Inoltre, Mueller non ha trovato nessuna prova nemmeno per il secondo possibile capo d’accusa, ostruzione alla giustizia. Il procuratore scrive che “nonostante questo report non concluda che il presidente abbia commesso un crimine, allo stesso modo non esclude che lo abbia commesso”, ma nonostante queste parole la vicenda rappresenta comunque un’importante sconfitta per i Democratici che da due anni ormai sbandierano la collusione con i russi in qualsiasi dibattito contro il Presidente. Il report ufficiale verrà reso noto per metà aprile, mentre al Congresso statunitense è stata presentata una sintesi. (NYTimes)

Donald Trump ha esercitato per la prima volta il suo diritto presidenziale di veto al congresso, per bloccare una legge che gli avrebbe impedito di dichiarare l’emergenza nazionale per trovare i fondi per il tanto annunciato muro al confine con il Messico. Il parlamento si sta ora preparando a respingere il veto, ma necessiterà di una improbabile maggioranza qualificata dei 2/3. (NYTimes)

Ha suscitato scandalo la decisione del segretario all’istruzione Betsy DeVos, prontamente revocata dal Presidente, di tagliare i $17 milioni di fondi per il finanziamento delle Special Olympics, i giochi olimpici per ragazzi affetti da disabilità intellettive e fisiche (diverse dalle Paralimpiadi). DeVos aveva precedentemente difeso la decisione davanti ad una commissione parlamentare affermando che fosse necessario tagliare qualcosa per non sforare il budget. (CNN)

Sud America
I presidenti di 7 Paesi sudamericani (Argentina, Brasile, Colombia, Cile, Ecuador, Paraguay e Perù) hanno firmato il documento per la formazione di un nuovo blocco regionale di nazioni per collaborare alla risoluzione dei problemi regionali dell’America del Sud. Il nuovo gruppo (Prosur) va a sostituire la precedente alleanza (Unasur), crollata dopo che metà dei suoi aderenti si erano ritirati l’anno scorso per l’incapacità di raggiungere una decisione definitiva sulla crisi venezuelana. Risultava tra gli invitati al summit in Cile il presidente ad interim del Venezuela Juan Guaido, riconosciuto da tutti e 7 gli Stati come legittimo Capo di Stato del Venezuela al posto del presidente in carica Maduro, ma non si è presentato né ha mandato emissari al suo posto. Assenti erano anche il presidente della Bolivia e dell’Uruguay, alleati – o comunque neutrali – di Maduro. (al Jazeera)

Il presidente del Brasile Jair Bolsonaro è in Israele per un incontro ufficiale con il presidente Netanyahu. Tra i temi discussi tra i Capi di Stato, allineati politicamente, anche lo spostamento dell’ambasciata brasiliana a Gerusalemme, decisione annunciata dal Presidente ma opposta da alcuni membri del governo. (al Jazeera)

Il presidente Bolsonaro ha incontrato anche Donald Trump in un incontro alla Casa Bianca dove è stata proposta, ancora in via teorica, la possibile adesione alla NATO del Brasile. L’ingresso del Brasile comporterebbe, oltre all’approvazione degli altri membri europei dell’Alleanza Nord-Atlantica, anche la modifica dell’articolo 10 del trattato istitutivo del 1949, che limita le possibili inclusioni agli Stati europei, oltre a Canada e Stati Uniti, e per questo necessiterà di una lunga discussione tra gli alleati (al Jazeera, Washington Post)

(Pietro Bologna)

Asia

Nord Corea
La Corea del Nord ha finalmente commentato l’attacco che ha preso luogo nella sua ambasciata a Madrid lo scorso mese. Il governo nordcoreano ha chiamato l’evento un “grave attacco terroristico”, chiedendo un’investigazione. Fino ad ora ci sono stati almeno due mandati di arresto internazionali formulati in connessione al caso.
Durante l’attacco, diversi uomini sono entrati nell’ambasciata, e hanno tenuto in ostaggio lo staff. Il gruppo che ha causato l’attacco è chiamato Cheollima Civil Defence, conosciuto anche come Free Joseon, e si dà come obiettivo il rovesciamento del potere in Corea del Nord e la fine del regime di Kim Jong-Un.

(Andreas Candido)

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