La conclusione della Brexit, lo scandalo Trudeau: le notizie della settimana

Europa

Gran Bretagna
Questa settimana troviamo quelle che dovrebbero essere le ultime pagine della vicenda Brexit.
Sembra infatti che la premier britannica e il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker non siano in grado di trovare un nuovo accordo riguardo alla Brexit, in particolare sempre sul fulcro dei problemi, ovvero il cosiddetto backstop irlandese. Il piano Brexit già rifiutato dal Parlamento quasi due mesi fa ha visto pochi cambiamenti, e le trattative sono quindi in stallo in un momento in cui bisognerebbe correre per trovare una soluzione, dato che il nuovo – e ultimo – voto parlamentare riguardo al piano avverrà martedì.
A quanto pare, la May dovrebbe sacrificare la propria leadership dimettendosi per ottenere il supporto al piano da parte dei Leavers conservatori del suo partito, ma non è ancora chiaro come potrebbe assicurarsi la maggioranza parlamentare.
Infine, sembra che l’idea circolata nelle scorse settimane di un’applicazione dell’art. 50 per permettere una posticipazione della Brexit sia in stallo, senza ulteriori evoluzioni.

Germania
Sorprendentemente, la produzione industriale tedesca si è fortemente rallentata nel corso dello scorso trimestre, chiudendo con un tonfo al -2,5%. La Germania ha evitato infatti la recessione tecnica alla fine dello scorso anno, grazie all’economia che è riuscita ad arrestarsi nell’ultimo trimestre dopo un precedente crollo dello 0,2%.
Si cerca di scacciare queste incertezze che circondano l’economia tramite un’innalzamento generale degli stipendi dei dipendenti pubblici, come conseguenza anche alla costante diminuzione negli ultimi tre anni del tasso di disoccupazione. L’accordo firmato dai sindacati tedeschi ha assicurato infatti un aumento dell’8,8% nel corso dei prossimi tre anni.

Unione Europea
La scorsa settimana c’è stato un botta e risposta indiretto tra il presidente francese Macron e la leader del CDU – il partito di Angela Merkel – Annegret Kramp-Karrenbauer, i quali hanno trattato entrambi nella scorsa settimana di una possibile riforma dell’area Schengen, di un maggior “centrismo europeo”, e più generalmente di un “Rinascimento europeo”.
Se il presidente Macron è riuscito a guadagnarsi l’approvazione di due dei leader più criticati del continente – i rispettivi presidenti di Ungheria e Romania, Viktor Orban e Liviu Dragnea – la stessa approvazione ha anche spinto a pensare che dietro al consenso si celi un interesse a rafforzare l’immagine dei due Paesi all’interno dell’Unione. AKK ha criticato l’immagine di un centrismo europeo, qualificandolo come un’interpretazione errata e opposta invece di ciò che dovrebbe avvenire all’interno dell’Unione: un rafforzamento del potere dei singoli Stati membri e delle loro responsabilità, mostrando un lato conservatore anche dal punto di vista dell’immigrazione, coerente con l’agenda politica da lei proposta. Non tutte le proposte sono state rigettate, come quella di un approccio maggiormente a favore del sostegno ambientale delle industrie europee, e in ogni caso il botta e risposta non è stato nemmeno ribattuto da Parigi – ma è stato oggetto di critiche da parte della sinistra tedesca.
Infine, un breve sguardo sulle imminenti elezioni europee: a maggio le elezioni produrranno il nuovo Presidente della Commissione Europea, che sostituirà Jean-Claude Juncker. Il processo coinvolge tutti i gruppi parlamentari europei, che nominano ognuno un candidato alla presidenza da cui poi verrà nominato il nuovo Presidente: esso dovrà successivamente convincere i vari leader dei singoli Stati europei a essere nominato, per poi formare una coalizione tra i vari partiti per ottenere la maggioranza del Parlamento.
Il Financial Times (https://www.ft.com/content/0e2bde36-2943-11e9-a5ab-ff8ef2b976c7) delinea i diversi papabili candidati alla presidenza.

(Marcello Gradassi)

Asia

Corea del Nord
Nuove immagini satellitari mostrano che la Corea del Nord si sta preparando per lanciare un nuovo razzo.
Questo evento segue inaspettatamente la scia formatasi dopo il summit fallito del Vietnam tra Corea e USA, che il presidente Trump ha deciso di lasciare senza che alcun accordo fosse raggiunto.
Nella stessa settimana, è stato riportato che i nordcoreani hanno cominciato a lavorare per la ricostruzione di uno dei principali siti di lancio dei razzi, la cui demolizione era cominciata lo scorso anno, in seguito al precedente summit avvenuto a Singapore.
Non si sa che cosa il Paese sta preparando, ma gli analisti credono che a questo punto si tratti più di un satellite che di un razzo.
Il presidente Trump ha reagito alla notizia dicendo che “Non sarei sorpreso in un modo negativo se (Kim) facesse qualcosa che non era stato pianificato. Ma vedremo che cosa succederà. Sarei molto deluso se vedessi dei nuovi test.
Intanto, la donna accusata di aver ucciso il fratellastro di Kim, Kim Jong-Nam, è stata rilasciata senza cauzione. Siti Aisyah era stata accusata di aver usato un gas nervino su Jong-Nam all’aeroporto di Kuala Lampur nel 2017. Lei, insieme Doan Thi Huong, un vietnamita, era stata accusata dell’omicidio di quello che una volta era l’erede della Corea del Nord. Il rilascio è stato garantito dal giudice, nonostante non coincida con un’assoluzione: le sue accuse di cospirazione avvenute in Vietnam rimangono tali, e potrebbero vederla affrontare la pena di porte. Sia Aisyah che Huong hanno negato le accuse, dichiarando che pensavano di essere su uno show televisivo e di essere stati raggirati. La Corea del Nord ha negato qualsiasi coinvolgimento nell’omicidio, nonostante ci siano sospetti condivisi internazionalmente, e quattro uomini nordcoreani che sono rimasti liberi sono stati accusati di essere complici dell’omicidio.

Cina
L’economia cinese continua a mostrare preoccupanti segnali di rallentamento. La seconda più grande economia mondiale ha visto un crollo nelle esportazioni del 20,7% rispetto allo scorso anno, la più grande diminuzione negli ultimi 30 anni.
Gli importi, inoltre, sono scesi del 5,2%, e i mercati mondiali hanno risposto molto negativamente alla notizia: infatti, la notizia di un rallentamento in una delle economie mondiali con le crescite più veloci ha preoccupato gli analisti, mentre a livello mondiale l’economia continua ad essere agitata, e mostra segni di problemi futuri non troppo lontani da ciò che potrebbe causare un ulteriore ricaduta in una recessione mondiale simile a quella avvenuta nel 2008.
Parte del problema ricade nella guerra commerciale tra USA e Cina, che ha influenzato entrambe le economie. Recentemente, si sta cercando di guardare a potenziali svolte, nonostante nulla di ufficiale sia stato ancora annunciato e entrambe le nazioni continuano a piazzare centinaia di miliardi di tariffe.

(Andreas Candido)

Americas

Canada
Justin Trudeau è stato investito da uno scandalo che a detta di molti ha avuto delle conseguenze eccessive. Due ministre e il top-aide del primo ministro canadese hanno rassegnato le dimissioni in protesta per le presunte pressioni che Trudeau avrebbe esercitato sull’ormai ex ministro della giustizia Wilson-Raybould riguardo a un caso che coinvolgeva una grossa impresa edile canadese accusata di corruzione per alcuni affari in Libia. Trudeau ha spinto per ottenere un patteggiamento ed evitare una sentenza sfavorevole alla società SNC-Lavalin che avrebbe comportato il bando dell’azienda dagli appalti pubblici in Canada per 10 anni, per proteggere i 9000 posti di lavoro che l’impresa garantisce. Sia la ministra della giustizia che Mr. Butts, il consigliere dimissionario, sono stati interrogati dalle commissioni parlamentari preposte. La vicenda comincia a pesare sull’immagine del primo ministro, che ne sta risentendo in molti sondaggi che danno il suo partito liberale di molto in ritardo rispetto ai conservatori.
(Washington Times, CNN)

Venezuela
Il Venezuela continua a essere sotto la lente d’ingrandimento globale, dopo che per lunghi periodi questa settimana e il 70% del Paese è rimasto senza corrente elettrica. I generatori d’emergenza degli  ospedali sono sotto pressione ormai da tempo e già 17 persone sono morte a causa del disagio. Il leader dell’opposizione Guaidò è stato pronto nel colpevolizzare il governo Maduro, a sua detta incapace di gestire e garantire la sopravvivenza del popolo venezuelano. Maduro ha prontamente addossato tutte le colpe sugli Stati Uniti, colpevoli di aver sabotato gli impianti elettrici nazionali per costringerlo alle dimissioni. Nel frattempo Guaidò continua nel suo tentativo di formare una coalizione internazionale a suo supporto e ha annunciato che 1,5 miliardi di $ delle organizzazioni internazionali sono disponibili per risolvere i problemi del Venezuela. (CNN)

U.S.
I democratici hanno scelto Milwaukee come sede della national convention del 2020 dove si voterà (solo formalmente) il candidato presidente. La scelta è ricaduta sul Wisconsin, stato che da sempre rappresenta un campo di battaglia tra i due schieramenti politici americani. Nel frattempo appare sempre più probabile l’annuncio della candidatura alle primarie Dem di Beto O’Rourke, fresco sconfitto nella corsa alla sedia senatoriale del Texas (contro lo sfidante repubblicano di Trump nel 2016, Ted Cruz). Il giovane politico, parte della nuova generazione progressista dei democratici americani, ha le carte in regola per essere uno dei favoriti alle primarie. (New York Times)
Continuano le polemiche per i commenti della congresswoman del Minnesota di origini somale Ilhan Omar, da tempo sotto il fuoco mediatico per i suoi commenti considerati antisemiti. La politica, di fede musulmana, ha più volte criticato Israele per le sue politiche nel Medio Oriente, attirandosi le forti critiche dei repubblicani, da sempre grandi sostenitori del presidente israeliano Netanyahu, ma anche di alcuni Democratici, che considerano ancora importante l’amicizia tra gli Stati Uniti e Israele.
(The Guardian)

Paul Manafort, ex direttore della campagna elettorale di Trump, è stato condannato a 47 mesi di carcere per frode bancaria e fiscale in uno dei due processi in cui è implicato. La sentenza è stata molto più leggera del previsto, dato che le direttive federali suggeriscono una pena che va da 19 a 24 anni. Continua comunque la campagna del procuratore speciale Mueller per investigare la legittimità delle relazioni di Trump con emissari di paesi stranieri, che però finora ha solamente sfiorato il presidente americano, non riuscendo a trovare nessuna prova concreta ne testimonianza sotto giuramento di collusione con la Russia. Anche la condanna di Manafort, infatti, non ha nulla a che fare con il lavoro svolto per Trump durante la campagna elettorale. (Guardian)

Continua il lavoro tra le delegazioni statunitensi e cinesi per definire l’accordo commerciale che legherà le due superpotenze mondiali. La discussione prosegue con continue aperture e chiusure da parte di entrambi i Paesi, rendendo difficile una previsione sia sulle tempistiche che sull’effettivo accordo finale. Gli Stati Uniti partono chiaramente da una posizione di forza, vedendo anche le difficoltà cinesi sul piano economico che continuano a protrarsi nel 2019, ma la Cina non accetterà sicuramente un accordo troppo squilibrato. Trump continua a definirsi soddisfatto del lavoro e, qualora si riesca a definire un accordo, potrà senza dubbio ritenerlo una sua vittoria personale, oltre che una vittoria per gli Stati Uniti. (Bloomberg, CNBC)

(Pietro Bologna)

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