Il summit Kim-Trump, il conflitto indopakistano: le notizie della settimana

Europa

Questa settimana, il focus europeo è sull’Ungheria: il presidente Viktor Orban ha infatti lanciato una nuova campagna mediatica, in vista delle elezioni europee, centrata sui problemi migratori dell’Europa – suo cavallo di battaglia – e, in particolare, sul ruolo decisivo che avrebbero avuto il finanziere George Soros, solito bersaglio delle critiche del governo, e il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker.
La campagna è stata basata su un massiccio investimento pubblicitario nel quale vengono ritratti i volti dei due personaggi, accompagnati da frasi quali “Hai il diritto di sapere cosa sta pianificando Bruxelles”, scatenando le ire della Commissione Europea, che l’ha definita una “assurda teoria cospirazionista”, e ha pubblicato successivamente un report ufficiale nel quale si confutano le tesi di Orban.
Un’altra grande spaccatura è stata creata quando il presidente ungherese ha chiamato i suoi colleghi dell’European People’s Party (EPP) “utili idioti” durante un’intervista a Welt am Sonntag, un settimanale tedesco: il partito rappresenta il gruppo di centrodestra del Parlamento Europeo, e Orban e il suo Fidesz rischiano di venire espulsi. Come riporta questo articolo di POLITICO, i partiti europei a richiedere la sua esplusione sarebbero parecchi, con il CDU di Angela Merkel che potrebbe fungere da ago della bilancia per l’occasione.
A quanto pare, c’è confusione al momento all’interno di Fidesz, con il segretario di Stato ungherese Zoltán Kovács che ha affermato che la campagna terminerà il 15 marzo, mentre Orban ha affermato che la campagna continuerà, senza fermarsi di fronte alle critiche.

Mentre il conflitto tra India e Pakistan continua, l’Unione Europea non si è schierata – trattandosi di una forte rivalità territoriale – richiedendo tuttavia “massima moderazione” tra i due Paesi, in seguito alle tensioni generatesi dallo scontro aereo militare avvenuto la settimana scorsa. La Francia, invece, ha appoggiato l’India per la sua “legittimità ad assicurare la propria sicurezza”, chiedendo al Pakistan di “cessare le attività dei gruppi terroristici del proprio territorio”.
Il ministero degli Esteri russo ha inoltre invitato i due Paesi alla moderazione, definendoli “Stati amici”; la Russia si è inoltre offerta come moderatore per un incontro chiarificatore, ottenendo l’approvazione del Pakistan – il Ministero degli Esteri ha dichiarato come “il Pakistan sia aperto al dialogo”.

A fine marzo (il 31) si svolgeranno inoltre le elezioni presidenziali ucraine, che vedono come principali candidati Petro Poroshenko, attuale presidente, Yulia Tymoshenko, un ex primo ministro imprigionato dal predecessore filorusso di Poroshenko, e Volodymyr Zelensky, comico e attore che si è attratto le simpatie dei votanti disillusi dalla classe politica imperante.
Come scrive il Financial Times, le elezioni ucraine, sin dalla caduta dell’Unione Sovietica, sono state indipendenti, e sono così imprevedibili che sembra che si andrà probabilmente al ballottaggio il 21 aprile.

(Marcello Gradassi)

USA

L’atteso summit tra il leader nordcoreano Kim Jong-un e il presidente USA Donald Trump è terminato con l’abbandono del meeting di Hanoi, Vietnam da parte di Trump. Dopo la cena di mercoledì sera quando sembrava andare tutto per il meglio tra i due leader, Trump ha lasciato tutti di stucco giovedì mattina togliendo il disturbo. Pare che Kim abbia opposto resistenza all’offerta di Trump di ridurre le sanzioni economica sulla Corea del Nord in cambio di un completo smantellamento delle armi e delle strutture nucleari; un accordo che da anni numerosi presidenti americani avevano cercato di far passare. Kim ha rifiutato la proposta, che avrebbe lasciato la Corea in mano agli americani, scatenando l’ira del Presidente americano. Il leader nordcoreano ha cercato dunque di forzare la mano, probabilmente per ottenere un accordo migliore dalla sua parte e sperando che Trump si piegasse alle richieste di un’intesa più moderata, con uno smantellamento solo parziale delle capacità nucleari nordcoreane, ma ha perso la scommessa.

Durante il weekend si è tenuto l’annuale Conservative Political Action Conference, o CPAC: il convegno del partito repubblicano e in generale il maggior evento conservatore. Trump ha tenuto un discorso di più di due ore in cui ha spaziato tutte le tematiche calde della sua presidenza, dalla riforma fiscale tanto cara ai conservatori, fino al muro con il Messico e all’investigazione sulla collusione con la Russia, dopo le recenti dichiarazioni di Michael Cohen. Sul palco è salita anche Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia e unica italiana partecipante alla convention.

Michael Cohen, ex avvocato di Trump durante la campagna elettorale del 2016, ha rilasciato nuove dichiarazioni al procuratore speciale Mueller nella lunga indagine sulla Russia. La testimonianza dell’avvocato, che ha nuovamente accusato il presidente di averlo costretto a mentire nelle prime dichiarazioni al processo, non ha fornito però delle prove chiare sulla presunta collusione del team di Trump con emissari di Putin e non ha quindi dato al processo la svolta che molti Democratici speravano. Infatti, Cohen non ha ammesso con certezza gli incontri con i Russi, ma ha espresso solo la possibilità che questi siano avvenuti.

(Pietro Bologna)

Venezuela

Continuano in Venezuela gli scontri tra il regime socialista di Maduro e i supporter del leader dell’opposizione Guaidò. Il presidente del Parlamento, che conta dalla sua la maggior parte dei Paesi occidentali, si era rifugiato in Colombia nei momenti più caldi degli scontri, quando al confine l’esercito aveva bloccato gli aiuti umanitari statunitensi, scontrandosi violentemente con alcuni civili. Negli ultimi giorni però, Guaidò ha rivelato di voler far ritorno nel Paese, aumentando così le tensioni in Venezuela.

(Pietro Bologna)

Canada

Il CFO di Huawei Meng Wanzhou, nonché figlia del fondatore, detenuta in Canada da dicembre con l’accusa di spionaggio, ha denunciato il governo canadese di averla arrestata illegalmente, sotto la pressione degli Stati Uniti, da tempo esplicitamente avversi a Huawei. Gli Stati Uniti hanno infatti richiesto l’estradizione dal Canada di Meng per i reati di frode bancaria ed elusione di sanzioni.

(Pietro Bologna)

India/Pakistan

Una delle più importanti storie per questa settimana è stata la disputa tra India e Pakistan, riguardante l’area del Kashmir. Martedì scorso, l’India ha attaccato la parte del Kashmir pakistana tramite aerei militari, sopra quello che hanno commentato essere il campo di un gruppo di terroristi islamici ideatori di un attacco che aveva ucciso, il 14 febbraio scorso, 40 paramilitari indiani nella zona del Kashmir indiano.
Il Pakistan, che si è distanziato dall’attacco, si è sentita non avere scelta che rispondere all’attacco, causando quindi un breve conflitto tra le flotte aeree dei due Paesi, con risultato la cattura e detenzione di un pilota indiano da parte del Pakistan. Dopo diversi giorni di forti tensioni, il primo ministro Khan ha riportato il pilota in India, come gesto di buona volontà. Le tensioni tra i due Paesi non sono nuove, ma data la disponibilità nei rispettivi arsenali di armi nucleari, ci sono paure costanti di una escalation del conflitto.
È vero in particolare durante questo conflitto, dato che il governo indiano si affaccia a delle difficili elezioni a maggio, e non vuole sembrare debole, mentre per Imran Khan si è trattato del primo vero test da presidente. Le tensioni tra i due Paesi sono diminuite per ora, ma probabilmente non si tratterà dell’ultimo conflitto tra i due Paesi sopra al territorio conteso del Kashmir.

(Andreas Candido)

Corea del Nord

Il summit tra USA e Corea del Nord ha preso luogo la scorsa settimana tra i leader dei due Paesi, deludendo entrambe le fazioni. I due leader si sono incontrati ad Hanoi, Vietnam, con troppe aspettative dopo lo scorso summit di più di un anno fa. Il summit ha avuto diverse sorprese, con Kim Jong-Un che ha risposto a domande da parte della stampa occidentale per la prima volta, esprimendo confidenza nel riuscire ad ottenere un accordo. Tuttavia, Trump, per paura del suo staff di concedere troppo, si è discostato da ogni tipo di accordo; entrambe le parti sono rimaste deluse, ma la politica del dialogo e delle negoziazioni tra le due parti continuerà.

(Andreas Candido)

Corea del Sud

Gli USA e la Corea del Sud hanno accettato per terminare le esercitazioni in ottica di un conflitto per ridurre la minaccia di una guerra, focalizzandosi sulla diplomazia nella penisola coreana. Dopo il primo summit, gli Stati Uniti si erano già tirati fuori in parte da queste esercitazioni, e dopo il secondo summit, ulteriori sforzi americani sono stati compiuti. I coreani hanno lamentato a lungo le esercitazioni, considerandole dei piani di invasione; le ultime hanno coinvolto circa 250 000 persone. Recentemente, i legami diplomatici tra le due Coree hanno mostrato dei miglioramenti, per sanare la ferita che si è creata tra i Paesi dopo anni di silenzio. Attualmente, gli USA non hanno alcun piano di ritirare le truppe dalla penisola.

(Andreas Candido)

Bangladesh

La crisi dei migranti nell’Asia Centrale, che ha coinvolto la popolazione Rohingya in fuga dalla Birmania, sta peggiorando ulteriormente. Il Bangladesh infatti conta per il momento oltre 750 000 Rohingya che vivono in accampamenti, dopo essere fuggiti dalla stretta imposta dal governo militare tra il 2016 e il 2017. Le Nazioni Unite hanno chiamato la loro persecuzione “pulizia etnica”, mentre la Birmania ha negato qualsiasi azione punitiva nei loro confronti. Nonostante un accordo che era stato formulato tra i due Paesi a gennaio 2018, che ha visto 1500 migranti tornare in Birmania, le due nazioni non sanno ora cosa fare, dopo che numerosi migranti hanno rifiutato di tornare nel Paese d’origine per paura delle persecuzioni.
La Birmania è nota per non aderire ai diritti umani delineati dalla comunità internazionale, e per avere un forte regime autoritario che elimina qualsiasi forma di dissenso.

(Andreas Candido)

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