Posticipo Brexit, la sconfitta dell’ISIS: le notizie della settimana

Europa
In prima pagina per questa settimana la premier britannica Theresa May sta tentando di guadagnare ulteriore tempo per ridiscutere, ancora una volta, un accordo per la Brexit con l’Unione Europea. In primo luogo è stato rimandato l’ultimo voto del Parlamento britannico, che avrebbe dovuto tenersi questa settimana, posticipandolo al 21 marzo, solo 8 giorni di distanza dalla data ufficiale dell’uscita dall’Unione Europea (29 marzo). Il Post riporta che diversi analisti sostengono che si tratti di un tentativo per aumentare la pressione sui parlamentari riguardo al voto, in quanto, il 21 marzo, rifiutare il progetto della premier significherebbe ufficialmente accettare la hard Brexit, alternativa che viene osteggiata anche da parte dello stesso Partito conservatore; dopo la sfiducia al piano presentata a metà gennaio, quindi, la May si giocherebbe il tutto per tutto.

La decisione della May sembra avere spaventato anche la stessa UE, che, come riporta il The Guardian, starebbe valutando l’ipotesi di esercitare l’art. 50 del Trattato sull’Unione Europea, che garantirebbe il rinvio di Brexit al 2021.

Intanto, a Sharm-el-Sheik si stanno riunendo questa domenica più di 20 leader europei, per il primo summit tra EU e Lega Araba. È stata criticata la partecipazione dell’Egitto, dove in questo mese si sta discutendo una proposta parlamentare che vedrebbe il termine presidenziale di al-Sisi estendersi fino al 2034; di conseguenza, i Paesi europei sono stati criticati per la loro apertura nei confronti del Paese. Il Financial Times ha rilasciato un lungo articolo sull’evento che tratta di questa vicinanza a una Lega composta da numerosi Paesi accusati di repressione della libertà personale e con problemi di trasparenza.

In Sardegna, infine, l’elezione regionale sta vedendo, più che un vincitore inatteso, uno sconfitta di rilievo per il Movimento 5 Stelle. In attesa dello spoglio completo, il M5S è dato attualmente al 9%, un risultato disastroso ancora peggiore di quello registrato in Abruzzo poche settimane fa, superato sia dai colleghi di governo della Lega, sia da un centrosinistra che sembra quindi star risalendo nei consensi. A causa del risultato si alimentano voci e critiche riguardo alla gestione del partito da parte di Luigi Di Maio, il quale però è rimasto ottimista nonostante il risultato ottenuto: “Non vedo nessun problema”.

(Marcello Gradassi)

Siria
L’ISIS ha perso la sua ultima roccaforte dopo che Baghuqz è stata catturata dalle forze della YPG. Ora le operazioni dell’ISIS continueranno solo dalle sue cellule nascoste, che probabilmente si restringeranno ulteriormente e spariranno. Nel futuro potremmo aspettarci che gli attacchi terroristici continuino, o addirittura aumentino, in Siria e in Iraq.
Ora che l’ISIS è uscita dal gioco, potremmo aspettarci un attacco alla YPG da parte delle forze di Assad nel breve termine. La YPG ha superato di gran lunga il suo obiettivo naturale di conquista della maggioranza delle terre curde; a questo punto controllano un territorio molto maggiore, che potrebbe creare diversi conflitti.

Dei rumors riguardo a un’operazione turca continuano, mentre ci si aspetta che Erdogan voglia arrivare alle elezioni regionali con l’operazione già pronta; potremmo quindi aspettarci crescenti tensioni nelle prossime settimane.

(Guney Kaya)

Cina
Le nuove trattative commerciali tra gli USA e la Cina stanno facendo progressi, secondo il presidente Trump, abbastanza per gli States per decidere di ritardare l’aumento delle tariffe su oltre 200 miliardi di dollari di beni cinesi. Il mercato azionario cinese ha reagito ottimamente a questa notizia, aumentando del 5% al momento della dichiarazione; le tariffe erano state programmate per aumentare dal 10% al 25% se non ci fossero stati progressi. Trump ha inoltre dichiarato che se le trattative continueranno su questa strada, ci potrebbe essere un summit futuro con Xi Jinping in Florida, per rafforzare futuri accordi.

Altre notizie che arrivano dalla Cina riguardano il gigante Huawei, che continua a lottare con la coalizione capitanata dagli USA che si sta opponendo con sempre più forza ad essa, per i sospetti di spionaggio del governo cinese. L’azienda, che guida il passaggio a livello mondiale alla tecnologia 5G, si è confrontata con numerosi arresti di membri di alto profilo della società da parte di autorità occidentali, con gli Stati Uniti alla guida delle accuse e dei tentativi di fermare l’avanzata del colosso cinese. Huawei ha rifiutato le accuse e sta lottando contro esse, con il fondatore che, in un’intervista alla BBC, ha affermato come gli USA “non ci distruggeranno mai”. Molte nazioni stanno aumentando gli step per il passaggio al 5G, mitigando qualsiasi potenziale rischio ma senza escludere la compagnia dal proprio futuro. Questa serie di eventi centrati sulla Huawei costituiscono sempre più un blocco alle trattative tra Cina e USA, e ci si aspetta solo che continuino nel tempo.

(Andreas Candido)

Corea del Nord
Trump continua con il suo approccio aggressivo alla politica asiatica, con un secondo summit con il leader nordcoreano Kim Jong-Un in Vietnam in questa settimana. I due leader si erano già incontrati a Singapore lo scorso anno, in un incontro che era stato accolto ottimamente dal presidente americano come un grande successo, ma accolto internazionalmente con scetticismo, aumentato nei successivi mesi dopo che le promesse nordcoreane non erano state mantenute. Trump spesso cerca di mostrare come lui e Kim siano in ottimi rapporti, ma diversi dei suoi collaboratori alla Casa Bianca sono preoccupati per l’incontro. Credono infatti che il Presidente faccia grandi concessioni per avere piccoli risultati oltre ai gesti simbolici. Gli Stati Uniti continuano quindi a spingere per la fine dei test nucleari e per la denuclearizzazione del Paese. Il regime nordcoreano spera di dare fine alle sanzioni che stanno distruggendo la già debole economia del Paese.

(Andreas Candido)

Giappone
Il governo giapponese ha detto che rigetterà i risultati del referendum che aveva deciso negativamente riguardo alla riallocazione di una base americana sull’isola di Okinawa. Il 72% dei votanti aveva già affermato di essere contrario a una nuova base che sostituisca quella vecchia in un altro referendum consultivo. Fin dalla Seconda Guerra Mondiale, Giappone e USA hanno avuto una delle più strette relazioni in Asia: gli USA hanno stazionato diverse truppe e protezione sull’isola in cambio della promessa di tenere forze armate per scopi unicamente non aggressivi. Il Presidente giapponese Abe ha detto che nonostante il governo abbia preso seriamente il referendum, problemi di sicurezza per la vecchia base non hanno dato altra scelta che di rigettare la decisione presa nel referendum. Attualmente circa 50 000 truppe americane sono stazionate in Giappone, principalmente nella base in questione.

(Andreas Candido)

USA
Bernie Sanders ha ufficializzato la sua candidatura alla presidenza americana nel 2020 questa settimana, anche se le sue intenzioni erano da tempo conosciute e discusse dai media americani. Sanders cavalcherà l’onda progressista che ha travolto i Democratici dalle elezioni di Midterm dell’anno scorso e ci si attende che sia uno dei favoriti per la corsa presidenziale. Bernie è riuscito a raccogliere 6 milioni di dollari in donazioni in sole 24 ore dopo il suo annuncio. Gli argomenti principali della sua candidatura saranno la riforma del sistema sanitario e l’ambiente.
Il ventaglio di candidati democratici per le primarie del 2020 continua dunque ad espandersi e arriva a contare 12 candidature, con molte altre attese nei prossimi mesi. Inoltre, l’ex CEO e fondatore di Starbucks, Howard Schultz, correrà come indipendente, alimentando la possibilità di dividere i voti “anti-Trump” e così favorendo la rielezione dell’attuale Presidente repubblicano.
16 Stati americani, tra cui California, New York, Colorado e Hawaii (tutti controllati da parlamenti e governatori democratici), hanno denunciato Trump nel nono distretto di Oakland, CA, per l’uso dei poteri di emergenza del presidente per finanziare il famoso muro tra Stati Uniti e Messico.
Il Segretario di Stato Americano Mike Pompeo e il consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton hanno annunciato che tutte le opzioni sono percorribili quando si tratta di risolvere la questione venezuelana, compreso l’invio di truppe sul terreno. Trump ha twittato più volte in difesa del popolo venezuelano contro l’oppressione del governo socialista di Maduro. In modo inatteso, sono arrivati attacchi contro Maduro anche da parte del neo-candidato democratico socialista Sanders.

Venezuela
Il discusso dittatore venezuelano Nicolas Maduro ha ordinato la chiusura di tutti i confini del Paese con Brasile e Colombia, per evitare l’ingresso di camion carichi di aiuti umanitari statunitensi. Nel frattempo, la marina venezuelana ha minacciato di aprire il fuoco contro una nave merci che portava ugualmente cibo, medicine e altri beni di prima necessità dagli Stati Uniti.
Le proteste, guidate dall’autonominatosi presidente e leader dell’opposizione Guaidò, lungo il confine con Brasile e Colombia si sono infiammate dopo che il governo ha mandato l’esercito per sopprimerle. Almeno due persone sono rimaste uccise e numerose altre ferite per l’uso di gas lacrimogeni e proiettili di gomma.
Alcuni soldati delle truppe venezuelane hanno disertato, rispondendo all’appello di Guaidò che aveva chiesto all’esercito di abbandonare Maduro e di schierarsi a fianco del popolo venezuelano.
Milioni di rifugiati venezuelani stanno scappando dal Paese, temendo una svolta violenta del conflitto in corso. Brasile e Colombia stanno affrontando numerosi arrivi di persone che fuggono dal Venezuela a piedi in cerca di cibo, medicine e acqua.

(Pietro Bologna)

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