I problemi di Erdogan e la crisi tra Italia e Francia: le notizie della settimana

Europa

La prima pagina di questa settimana è dedicata all’incidente diplomatico in corso tra Italia e Francia, che ha portato il presidente francese Macron a ritirare l’ambasciatore da Roma, prima volta dopo la fine della seconda guerra mondiale. Lo scontro è nato a seguito della visita di alcuni membri del Movimento 5 Stelle – tra cui Luigi di Maio e Alessandro Di Battista, leaders del partito – ad un’ala estremista del movimento dei gilet gialli, criticata per le affermazioni del suo leader Christophe Chalencon – “la guerra civile è inevitabile” – che ha fatto parte di una delegazione partecipe a un incontro con il primo ministro Philippe, a inizio dicembre. Ma l’orientamento politico dell’ala in questione è irrilevante: l’incontro è stato etichettato come un grave insulto al governo francese, che ora manca dell’appoggio istituzionale dell’Italia. La vicenda è solo il culmine di uno scontro portato avanti negli scorsi mesi a causa di altre accuse, tra cui spicca quella di neocolonialismo risalente allo scorso mese, relative all’influenza francese su una delle monete più comuni presenti in Africa, il franco CFA.

Intanto, la Gran Bretagna si avvicina alla Brexit: dopo che l’accordo proposto da Theresa May non ha ottenuto l’approvazione del Parlamento britannico, si tratta di una corsa contro il tempo per il governo inglese per evitare il rischio della hard Brexit, e giungere a un nuovo accordo con il Presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker. Le negoziazioni, che hanno avuto diversi punti di stallo negli ultimi giorni, continuano, e i due leader si incontreranno nuovamente a fine febbraio per discutere del principale problema del backstop irlandese.

Infine, nei prossimi giorni il segretario di Stato americano Mike Pompeo passerà per l’Est Europa per una serie di incontri, che lo vedranno impegnato in Ungheria, Slovacchia e Polonia. La prima necessità di Pompeo è di salvaguardare l’Europa da una pericolosa partnership con Huawei, la quale ha una influenza crescente nella regione. Il governo americano è stato al centro di dure polemiche con Huawei per via del ruolo a livello di intelligence e spionaggio che essa ricoprirebbe per la Cina, tramite i dati raccolti dai suoi prodotti, e la Polonia si è mossa recentemente per esprimere la propria vicinanza al governo americano, arrestando un ufficiale di Huawei per il sospetto di spionaggio.

(Marcello Gradassi)

Turchia

Mentre la Turchia si avvicina alle elezioni regionali, e le politiche del governo stanno cominciando a diventare “straordinarie”, il paese sta lottando con l’inflazione sin dalla crisi della Lira turca, ed Erdogan ha trovato una soluzione socialista all’innalzamento dei prezzi: ha infatti ordinato di aprire nuovi negozi dello Stato in cui vendere beni alimentari come frutta e verdura, che vengono venduti a prezzi base per abbassare l’inflazione e aiutare i cittadini con un reddito basso. Nonostante sia ottimo per i cittadini, è un intervento diretto del governo sul mercato, necessario in quanto esso è disperato, mentre altri Paesi a rischio bancarotta stanno adottando le stesse scelte economiche, come il Venezuela.
L’opposizione non ha ancora speranze di vittoria, nonostante diversi partiti si siano uniti per le vicine elezioni. Secondo i sondaggi sembra che AKP, il partito del presidente Erdogan, sia chiaramente in testa per una generale vittoria su tutto il Paese. Le uniche differenze significative nella scelta degli elettori si possono riscontrare nella capitale Ankara, dove sembra che i partiti di opposizione abbiano più chance di vittoria.

(Guney Kaya)

Siria

Sembra che la maggior parte delle truppe americane stiano per lasciare il Paese nei prossimi mesi. La più grande preoccupazione per gli USA è la possibile operazione della Turchia in Siria contro i turchi; Erdogan ha parlato molto dell’operazione negli ultimi giorni, e la maggior parte dell’opinione pubblica crede che Erdogan stia aspettando le elezioni per lanciare un’offensiva che possa far salire il suo partito AKP nei sondaggi. L’operazione turca sembra molto plausibile, mentre guardiamo all’intensa situazione presente al confine: il presidente Trump ha accusato la Turchia di violenze verso i curdi, ma allo stesso tempo ha lasciato la porta aperta al Paese per la formazione di una safe zone di circa 20 km al confine tramite un tweet: possiamo immaginare che l’operazione stessa possa avvenire con questo scopo lungo il confine. Lo stesso Erdogan ha parlato della safe zone e del suo piano di rimandare i rifugiati alle loro case, con lo scopo di ricostruire la zona. Oggi il capo del Partito Democratico del Kurdistan Mas’ud Barzani ha affermato di essere preoccupato riguardo a questo piano, con la paura che esso possa creare nuove violenze tra turchi e curdi nella regione. Tuttavia, non mi aspetto che le forze armate curde difendano le proprie posizioni, dato che l’area è principalmente piana e sarà difficile contrastare un esercito su un territorio simile seguendo strategie di guerrilla. Se l’operazione inizierà con l’approvazione statunitense, essi probabilmente ritratteranno a favore di un accordo, in una situazione simile a ciò che avvenne con l’operazione Afrin.

(Guney Kaya)

Cina

Ci sono diversi eventi da coprire che arrivano dalla Cina questa settimana. Come sempre, il blocco delle relazioni sino-americane continua a coprire un ruolo importante tra le relazioni internazionali. Questa settimana i media cinesi hanno riportato nuovi progressi tra i due Paesi, ed erano ottimistici che un accordo potesse essere raggiunto per il 1° Marzo, per evitare una ulteriore escalation nella guerra tariffaria, da entrambe le parti. Se un accordo non verrà raggiunto, gli USA hanno promesso di alzare tariffe per il 15% su 200 miliardi di dollari di beni cinesi. La minaccia che costituiscono le tariffe per entrambe le economie ha spinto i presidenti Trump e Jinping a lavorare per evitare ulteriori danni: entrambi i lati hanno tuttavia segnalato che si è ancora molto lontani dal raggiungimento di un accordo a lungo termine.

Le relazioni internazionali della Cina hanno inoltre avuto uno scossone a causa della Turchia: il trattamento cinese della minoranza etnica musulmana degli Uiguri ha causato controversie nel mondo. Essi hanno stretti legami con i musulmani e parlano una lingua strettamente correlata al turco; è stato riportato che circa un minione di uiguri è rinchiuso in simil campi di concentramento. Recentemente, la presunta morte del musicista Abdurehim Heyit in uno di essi ha causato forti proteste in Turchia, e il presidente Erdogan ha lanciato un attacco alla Cina, criticando il trattamento degli Uiguri, definito come un imbarazzo per l’umanità. Le autorità cinesi hanno da quel momento rilasciato un video che mostrano Heyit, domandando scuse formali dalle autorità turche. Ci si aspetta che questo distacco tra i due Paesi continuerà, dato l’obiettivo del presidente Erdogan di mostrarsi come campione dell’Islam al mondo islamico.

(Andreas Candido)

Thailandia

La famiglia reale tailandese è stata al centro di un urugano politico, quando la principessa Mahidol si è proposta come candidata come Primo Ministro. Le consuetudini Thai stabiliscono che i regali non possano concorrere a uffici politici, con la famiglia reale che resta distaccata volutamente dalla politica pubblica. La principessa, sorella di re Vajiralongkorn, ha rinunciato ai propri titoli e doveri reali per permettersi di partecipare alla vita politica del Paese: tuttavia, il fratello ha dichiarato la richiesta della principessa come inappropriata, e il partito supportante la principessa ha accettato la decisione del re; la principessa Mahidol non continuerà a prendere parte alle elezioni. Le elezioni stanno avvenendo sotto un attento scrutinio, in quanto riscuoteranno grande attenzione internazionale e costituiscono l’occasione per il Paese per tornare alla democrazia, dopo quasi 50 anni di governo militare in una nazione conosciuta per i suoi colpi di Stato.

(Andreas Candido)

India

Le elezioni in India potranno essere distanti diversi mesi, ma i politici del Paese si stanno già preparando per quella che sembra essere una dura lotta. Il Primo Ministro indiano Modi ha rilasciato il budget, che sembra essere mirato a soddisfare più gruppi sociali possibili, offrendo incentivi, denaro e speranza. Una delle proposte più importanti è stato un supporto al reddito per i contadini, offrendo fino a 6000 rupie all’anno: secondo le stime, dovrebbe aiutare oltre 600 milioni di persone. Il tentativo di Modi di soddisfare la fetta più grande possibile dell’elettorato arriva mentre i dati mostrano che il tasso di disoccupazione è ai più alti livelli sin dal 1970. Il partito dell’opposizione intanto – il Partito del Congresso – ha promesso di offrire un reddito minimo per la parte più povera della popolazione. I principali leader Rahul e Priyanka Gandhi sono stati accolti da folle di decine di migliaia di persone supportanti la propria campagna: ci si aspettano ulteriori sviluppi per queste elezioni, che avverranno verso fine aprile.

(Andreas Candido)

Marcello Gradassi is a second-year undergraduate student of Economics and Management from Bocconi University. He closely follows European policy, but has recently developed interest in Chinese foreign policy. He’s passionate with contemporary history and American basketball, too.

Marcello Gradassi

Marcello Gradassi is a second-year undergraduate student of Economics and Management from Bocconi University. He closely follows European policy, but has recently developed interest in Chinese foreign policy. He's passionate with contemporary history and American basketball, too.

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