Crisi di Azov, attentato in Pakistan, elezioni turche: the weekly dispatch

Europa

In primo piano nel nostro weekly dispatch, il rinnovato conflitto russo-ucraino che sembra stia uscendo dalla sua fase di stallo dopo quanto avvenuto la scorsa notte, ora italiana.

Difatti, Russia e Ucraina si sono scontrate nel mare di Azov, una zona del mar Nero “chiusa” dalla Crimea e che consiste in un’area marittima condivisa dai due Paesi. Nonostante ciò, la Russia sembra aver sparato e confiscato tre navi ucraine (un video mostra lo speronamento di una nave ucraina) ferendo 6 marinai sempre ucraini, con l’accusa di aver oltrepassato le proprie acque territoriali ripetutamente – una tattica già usata dal governo di Putin come alibi per azioni di aggressione, come nel caso della guerra cecena nel 2008. La reazione in Ucraina, sia del governo che dei cittadini è stata fortissima: il primo, infatti, ha riunito un gabinetto di guerra di emergenza, toccando (?) la possibilità di un’entrata in vigore della legge marziale; la popolazione invece ha reagito con forti proteste di fronte all’ambasciata russa a Kiev subito nelle ore seguenti all’evento, dando fuoco a un’auto appartenente al consolato.

Il governo ucraino ha voluto ribadire che non si tratta di una dichiarazione di guerra, e che c’è la possibilità che le future elezioni, previste per il 2019, non si tengano fino al cessare degli eventi.

Intanto l’Europa si prepara per la Brexit: il Parlamento Europeo ha approvato all’accordo prodotto e firmato da Theresa May, accusata dai suoi colleghi conservatori di aver firmato un documento ben lontano dalle reali intenzioni che la Gran Bretagna voleva ottenere all’alba della vittoria sul referendum. Tuttavia, come ha affermato Jean-Claude Juncker, l’accordo è l’unico che si è potuto raggiungere e l’unica alternativa ad esso è la coiddetta hard Brexit, un’uscita senza accordi che potrebbe causare grossi problemi all’economia britannica.

Tuttavia, l’accordo dovrà passare ancora un ultimo, importante test: la ratifica delle decisioni del Parlamento Europeo da parte del Parlamento britannico, nel quale, almeno per il momento, non è presente la maggioranza a favore della May necessaria. Nel caso esso non venga ratificato, l’accordo sarà annullato, e bisognerà produrne uno nuovo. Ricordiamo che l’uscita ufficiale del Regno Unito dall’Europa è prevista per il 23 marzo 2019: saranno quattro, ultimi mesi di fuoco.

Un evento che invece ha fatto tirare un sospiro di sollievo al Premier britannico è il raggiunto accordo tra Spagna e Gibilterra sulla Brexit: Gibilterra – territorio d’oltremare britannico – secondo gli accordi decisi tra i due Paesi non sarà soggetto ai trattati in corso di ratifica nel Regno Unito. L’isola costituisce infatti costituisce un importante luogo di scambi commerciali per l’Europa meridionale, e una sua adesione ai principi dei trattati in corso di ratifica in Gran Bretagna avrebbe causato grandi danni all’economia spagnola.

Sabato scorso, il premier italiano Conte ha incontrato il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker, per discutere dei recenti problemi legati alla legge di bilancio promossa dal governo gialloverde ma rigettata dalla Commissione Europea. Il premier Conte ha espresso “confidenza” nella possibilità di trovare un accordo sul budget senza che l’Italia debba riformulare le sue prospettive finanziarie, promettendo di “rivoluzionare” il Paese.

Infine, in Francia questo weekend oltre 106 000 persone hanno marciato a Parigi e in altre località per protestare contro le eccessive tassazioni imposte dal governo francese. Questi manifestanti – i “giubbotti gialli”, i quali indossano tutti per l’appunto giacche catarifrangenti – hanno marciato per gli Champs Elysees causando in parte scontri con la polizia e danni nelle zone della città per cui sono passati. Il governo francese ha criticato la manifestazione, e il presidente Macron ha affermato che “non c’è spazio per la violenza nella Repubblica”.

(Marcello Gradassi)

Turchia

La Turchia si sta preparando per le elezioni regionali, e il MHP (Partito del Movimento Nazionalista) sta facendo un immenso favore al partito di Erdogan non presentandosi nelle elezioni delle città più grandi per supportare l’AKP (Partito di Giustizia e Sviluppo).

Sembra un continuo dll’alleanza che avevano avuto nelle elezioni presidenziali,  come se AKP fosse l’unica a beneficiare dell’alleanza, nonostante noi non sappiamo che cosa abbiamo offerto al MHP a porte chiuse.

I partiti di opposizione sembrano senza speranze per le elezioni, nonostante stiano provando a sollevare il morale dei propri sostenitori. Ormai tutti hanno già abbandonato la lotta dopo aver perso Muharrem Ince, un politico di opposizione, nelle elezioni presidenziali contro Erdogan.

Sembra che ci siano molte persone che supportano i partiti di opposizione quando interpellate, ma che si preparano a protestare non votando alle elezioni dato che non sono contenti dell’operato dei propri leader. Ciò si vede spesso nel partito di opposizione più forte, il CHP (il Partito dei Repubblicani), con i loro leader Kilicdaroglu, il quale ha perso 9 elezioni di fila contro Erdogan, da quando ha preso le redini del partito. Nonostante ciò, egli argomenta che ha avuto successo nell’aumentare le votazioni per il partito. Quando le persone hanno protestato fuori dalla sede del partito dopo le ultime elezioni, ha risposto “Dimissioni? Ho reso questo partito di successo.”. Sembra che il CHP non cambierà leader, almeno prima delle elezioni regionali.

Quando guardiamo al quadro della situazione, sembra che il governo di Erdogan otterrà un’altra vittoria nelle elezioni regionali, nonostante non abbiano nemmeno annunciato la maggioranza dei candidati nelle città più grandi.

(Guney Kaya)

Asia e Pacifico

Cina: questa settimana ci sono stati diversi eventi avvenuti in Cina. Per primo, uomini armati hanno tentato di entrare nel consolato cinese in Pakistan; l’attacco è avvenuto venerdì 23 nella città di Karachi, e l’uomo ha ucciso 4 persone. I gruppi militanti che si oppongono all’investimento cinese in Pakistan hanno rivendicato l’attacco. Dei tre uomini armati, due sono stati uccisi nel fuoco che ha seguito l’attacco, dove la polizia ha agito tempestivamente per evitare che avvenisse una tragedia ancora più grande.

Le relazioni sino-americane continuano a subire battute d’arresto, mentre i due Presidenti si preparano per l’incontro che avverrà al G20 questa settimana. Il presidente Trump ha detto di voler proseguire con le tariffe, innalzandole dal 10% al 20% su 200 miliardi di dollari di beni. Il presidente ha inoltre minacciato ulteriori aumenti se il G20 non migliorerà i rapporti tra i due Paesi.

Taiwan: nelle elezioni locali avvenute nel weekend, il partito al governo in Taiwan, il DPP, ha perso contro il partito filo-cinese e precedentemente al governo, il KMT (Kuomitang). Il DPP, un partito indipendentista, ha avuto una vittoria schiacciante nel 2016, ma adesso è stato lasciato con poche città e regioni da governare. Tutto ciò favorisce la posizione della Cina, mentre continuano a “mostrare i muscoli” nella regione, con l’obiettivo di ottenere un’egemonia regionale. Il DPP ha rappresentato le elezioni come un’indipendenza dalla Cina, cosa che non ha fatto breccia tra gli elettori. Il Taiwan continua a vedersi come una nazione indipendente, ma è reclamato dalla Cina come parte di essa. Inoltre al ballottaggio era anche un referendum per il cambio della definizione di matrimonio, per includere anche il matrimonio gay, ma è stato rifiutato dall’elettorato. In ogni caso, il governo ha promesso di continuare a spingere per nuovi cambi a livello legislativo.

India: l’ultima settimana è emerso che un missionario cristiano, John Allen Chau, è stato ucciso in un tentativo di contattare una delle ultime tribù distaccate dal mondo moderno. I Sentinelesi vivono su un’isola nell’Oceano Indiano, e sono protetti dalla legge indiana. Tentativi precedenti di provare a contattarli sono finiti in attacchi simili, che hanno visto Chau ucciso da frecce. La tribù è a rischio di avere infezioni, dato che sono privi di un sistema immunitario abituato ai germi e le malattie a cui sono generalmente esposti gli umani. Questo ha portato la missione per il recupero del cadavere a un parziale stop, dato che le autorità indiane non vogliono rischiare di poter contaminare i sentinelesi.

Corea del Nord: un ufficiale francese è stato arrestato con il sospetto di spionaggio verso la Corea del Nord. Benoît Quennedey è satto arrestato domenica sera, ed è attualmente investigato dall’agenzia dei servizi di sicurezza francesi, la DGSI. Quennedey lavora come impiegato pubblico nel dipartimento di Architettura, Patrimonio e Giardini al Senato. La sua casa e la sua famiglia sono stati ispezionati, come parte dell’investigazione. L’ufficiale ha stretti legami con la Corea, sia per la sua posizione di Presidente dell’associazione di Amicizia Franco-Coreana, che promuove legami più stretti tra i due Paesi, sia per la sua capacità come impiegato pubblico di aver effettuato diversi viaggi a Pyongyang, incontrandosi con ufficiali e scrivendo diversi libri. Al momento, non sono state rilasciate nuove informazioni al pubblico, mentre l’investigazione, iniziata a marzo, sta continuando.

Pakistan: il leader di un movimento di estrema destra, insieme a dozzine di sostenitori, sono stati detenuti in Pakistan. L’arresto ha avuto luogo venerdì sera, seguendo gli ordini del Primo ministro Imran Khan. Gruppi estremisti hanno protestato per la recente sentenza di assoluzione della donna cristiana Asia Bibi, che era stata precedentemente stata detenuta con una condanna a morte sulla sua testa negli ultimi 8 anni, per accuse di blasfemia. L’arresto costituisce un tentativo di controllo da parte degli estremisti, che tentano di manovrare la decisione per ottenere potere un’altra volta in Pakistan, il quale è diventato sempre più moderato negli ultimi anni. Il governo ha negato che gli arresti fossero legati alla protesta che riguarda Bibi, affermando invece di salvaguardarla per evitare qualche episodio di violenza.

(Andreas Candido)

Americas

Camera dei Rappresentanti – Dopo un’altra intensa settimana di negoziati, il dibattito all’interno del Partito Democratico sul prossimo Speaker della Camera non può ancora dirsi concluso. Nancy Pelosi è ancora fortemente favorita per la posizione, anche se non sembra avere ancora raccolto i voti necessari per blindare la sua candidatura. Tuttavia, coloro che si oppongono alla Pelosi non hanno ancora presentato alcuna candidatura alternativa: Marcia Fudge, Rappresentante dell’Ohio che nelle scorse settimane  aveva preso in considerazione di candidarsi, ha ritirato il suo nome, dopo un incontro con la leadership del partito. Fudge ha ottenuto la costituzione di una nuova sottocommissione sui diritti di voto, di cui sarà responsabile.

Qui puoi trovare un riassunto degli avversari di Pelosi (https://www.nytimes.com/2018/11/21/us/politics/democrats-oppose-pelosi.html).

In conclusione, i “ribelli” all’interno del Partito Democratico sembrano essere molto divisi, mostrando posizioni assai distanti: alcuni sembrano pronti a trattare con l’attuale leadership, altri negano di poter supportare nuovamente la Pelosi, a qualunque costo, cercando invece un altro candidato. Queste divisioni rendono il gruppo molto vulnerabile, come dimostra il rapido ritiro di Fudge; molti avversari probabilmente daranno il loro sostegno alla Pelosi, in cambio di qualche concessione su temi cari al loro elettorato.

Alcuni commentatori democratici hanno mostrato preoccupazione, ipotizzando che la nuova composizione del Caucus non sia affatto riflessa dalla vecchia dirigenza, fatto questo che potrebbe potenzialmente alienare la parte dell’elettorato Dem più progressista e radicale. Tuttavia, il supporto per Pelosi e il suo team è ancora ampio; in molti considerano la loro esperienza un fattore chiave per agire efficacemente come contrappeso dell’amministrazione di Trump.

Immigrazione – Durante il fine settimana, l’atmosfera è stata molto tesa al confine tra Stati Uniti e Messico, vicino a Tijuana. Dopo che centinaia di migranti hanno marciato dal centro città, il confine è stato temporaneamente chiuso, con le guardie hanno sparato gas lacrimogeni contro coloro che hanno tentato di oltrepassare il recinto.

Sarà interessante vedere come le autorità messicane, in particolare il presidente eletto, Andrés Manuel Lòpez Obrador, affronteranno la questione. Come riportato dal Financial Times (https://www.ft.com/content/814e6fc6-f178-11e8-9623-d7f9881e729f) più di 10.000 immigrati sono stati espulsi da ottobre dalle autorità messicane.

Elezioni speciali del Mississippi – Il ballottaggio delle elezioni speciali per il seggio del Mississippi al Senato si terrà martedì 27. Il democratico Mike Espy ha guadagnato slancio nelle ultime settimane, riducendo il divario con la repubblicana Cindy Hyde-Smith, a causa dei controversi commenti di quest’ultima sul partecipare ad una pubblica impiccagione. La candidata Repubblicana è ancora fortemente favorita per la vittoria finale; tuttavia, il presidente Donald Trump lunedì ha visitato lo stato, dove è estremamente popolare, per alleviare le preoccupazioni dei Repubblicani al Congresso. Infatti, il GOP vuole ad ogni costo evitare un altro caso Alabama, con riferimento alle elezioni speciali del 2017, quando i Repubblicani persero un seggio al Senato in uno stato profondamente conservatore, a causa di uno scandalo che coinvolse il loro candidato (in quel caso, a seguito di accuse di cattiva condotta sessuale contro Roy Moore). I democratici consideravano la corsa fuori portata solo poche settimane fa, ma i goffi commenti di Hyde-Smith li hanno convinti a investire in una elezione che potrebbe rendere l’avanzata dei Democratici dopo le elezioni di metà mandato ancora più consistente. Il Senato è ora 52-47 a favore dei Repubblicani.

(Edoardo Gasparoni)

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