L’accordo sulla Brexit, i problemi della Cina: le notizie della settimana

Europa

La notizia in primo piano questa settimana è sicuramente l’accordo finalmente raggiunto da Theresa May con l’Unione Europea riguardo alla Brexit.

Il tempo stringeva, e il Primo Ministro, per evitare di catapultare la Gran Bretagna in una no-deal Brexit – con scenari economici apocalittici  – ha preferito accettare un nuovo piano molto vicino a un “vassallaggio” verso la UE, scatenando l’ira dei colleghi Conservatori che hanno abbandonato in massa le proprie postazioni al governo, facendo vacillare la May. L’abbandono più pesante è quello del ministro della Brexit, Dominic Raab, ma anche quello della segretaria al lavoro e alle pensioni Esther McVey. Tuttavia, il Primo Ministro ha resistito agli attacchi dei colleghi, e sembra che il piano rappresenti quello che effettivamente avverà post-Brexit. Nonostante ciò, si sta tentando di ottenere ancora più tempo a disposizione della Gran Bretagna per produrre un nuovo accordo: Michael Barnier, il capo della UE per negoziazioni per la Brexit, ha chiesto una “massima estensione” fino al 2022.

In secondo piano, continuano le indagini americane riguardo a quello che si sta rivelando il più grande scandalo bancario della storia: uno schema di riciclaggio di denaro che coinvolge oltre 200 miliardi di dollari, ad opera della Danske Bank, la Banca di Danimarca. Le indagini sono iniziate grazie alle informazioni rilasciate da un manager della banca stessa, il quale ha trattato con le autorità statunitensi, descrivendo il piano di riciclaggio come uno strumento utilizzato dagli Stati dell’ex Unione Sovietica – principalmente la Russia – per nascondere prestiti più grandi di oltre 10 volte le economie degli Stati baltici. Essi venivano distribuiti tramite il ramo estone della Danske Bank. Una dettagliata storia degli avvenimenti è disponibile qui, in un articolo del Financial Times.

Infine, Angela Merkel ed Emmanuel Macron si incontreranno prossimamente per discutere di un possibile budget unico per le economie dell’eurozona, che contribuirebbe ad aumentare le convergenze tra i Paesi e sarebbe utilizzato come fondo di investimento internazionale.

(Marcello Gradassi)

Asia e Pacifico

Cina: una conferenza sul commercio durata due giorni, mirata a calmare le tensioni tra Stati Uniti e Cina, non è andata secondo i piani.

Seguita dal vicepresidente americano Mike Pence e il presidente cinese Xi Jinping, lo scopo dell’evento era di riavvicinare i due Paesi, dopo la recente guerra tariffaria che ha coinvolto beni per miliardi di dollari. Sfortunatamente, la conferenza sembra solo aver ulteriormente rafforzato le rispettive posizioni dei due Paesi, dove ognuno dei due leader ha provato a spiegare le proprie posizioni senza concedere nulla all’altro. Il gruppo delle 21 nazioni, incontratesi in Papua Nuova Guinea, non sono stati nemmeno capaci di sottoscrivere una dichiarazione di gruppo sugli obiettivi raggiunti durante l’evento. I cinesi continuano a provare a promuovere il libero scambio, mentre gli Stati Uniti continuano a spingersi verso il protezionismo. Gli USA hanno attaccato l’aggressività cinese, e il confronto si aspetta che continui con un altro incontro, fissato in Argentina alla fine di questo mese al G20.

Hong Kong: la Cina sta affrontando problemi sia all’estero che in casa. Un nuovo processo è cominciato a Honh Kong, il quale è stato visto come una misura di quanto Pechino ha sconfinato in quella che dovrebbe essere una regione a statuto speciale. Nove leader del “movimento degli ombrelli”, un movmento di protesta di Hong Kong che ha lottato contro lo sconfinamento cinese entro i diritti dei cittadini di Hong Kong, si è dichiarata non colpevole dopo essere stata accusata per disobbedienza civile. Il gruppo è un misto di avvocati, studenti e attivisti che potrebbero essere imprigionati fino a 7 anni se dichiarati colpevoli dai Tribunali cinesi. I gruppi internazionali stanno mantenendo gli occhi puntati sul processo, reclamando che ci sia un attacco alla libertà di parola e di assemblea. Il verdetto è fissato tra tre settimane.

Corea del Nord: la Corea del Nord continua a testare nuove armi, nonostante dalla conferenza di pace tra americani e coreani sia passato un anno. Durante la scorsa settimana i nordcoreani hanno dichiarato di aver testato con successo una nuova arma high-tech, ultramoderna. Non molte informazioni sono conosciute a riguardo, sia sull’arma che sul testo, ma è un segnale di come le trattative tra le due parti stanno tendendo a tornare al punto di partenza. Il leader nordcoreano Kim Jong-Un sta continuando a indirizzare la rabbia popolare verso gli Stati Uniti, aumentando il pericolo che costituiscono. Tutto ciò sta continuando mentre le trattative tra i due Pesi sembrano continuare, nonostante sembri che si stia facendo quasi nessun progresso.

Sri Lanka: dopop la decisione della Corte Suprema di rigettare lo scioglimento delle Camere, un voto di sfiducia è stato dichiarato verso il nuovo Primo Ministro, che è stato illegalmente eletto dal presidente Sirisena. Ora il parlamento ha votato la sfiducia verso il Primo Ministro Rajapaksa, dopo la deposizione illegale di Wickremesinghe come Primo Ministro qualche settimana fa. Il nodo politico che ha stretto il Paese sembra essersi allentato solo la scorsa settimana verso una vittoria della democrazia.

Giappone: in quello che sembra un momento al contempo comico e preoccupante in egual misura, il nuovo ministro per la cybersicurezza giapponese, Yoshitaka Sakurada, 68 anni, ha affermato di non avere mai usato un computer prima. Il ministro è diventato parte del governo solo un mese fa, e dato che la dichiarazione è stata fatta in diretta TV, verrà probabilmente rimpiazzato.

(Andreas Candido)

Siria

È stata una normale settimana senza nulla di particolare di successo in Siria. Nella regione di Efrin controllata dalle forze turche ci sono stati diversi scontri violenti scontri tra le forze di sicurezza e i ribelli. L’esercito sembra sotto controllo delle forze di sicurezza per il momento, mentre, dall’altro lato, la Turchia ha sparato normale fuoco di artiglieria nei territori delle SDF, e bombardamenti ordinati da Assad nei territori controllati dai ribelli stanno continuando.

Iraq

I bombardamenti turchi nel nord dell’Iraq stanno continuando: il petrolio di Kirkuk ha cominciato ad arrivare nei centri di distribuzione turchi. Le tubature sono state chiuse quando l’Iraq del nord ha dichiarato l’indipendenza, e gli Stati Uniti stavano spingendo da entrambe le direzioni per continuare il commercio di petrolio, date le nuove sanzioni verso l’Iran e quindi il volere essere sicuri che non ci siano problemi per il mercato mondiale.

Turchia

L’incidente riguardante Jamal Khashoggi sta diventando ancora più popolare attorno al mondo, mentre nuove nazioni hanno cominciato a bandire i sauditi che sono stati coinvolti.
Molte altre nazioni hanno chiarito che ci saranno conseguenze di questo violento massacro, e ci sono nuove negoziazioni: presto sapremo che cosa accadrà.

(Guney Kaya)

Americas 

Camera dei Rappresentanti – Dopo aver riguadagnato la maggioranza alla Camera, il Partito Democratico si trova a scegliere chi sarà il prossimo Speaker della Camera, la terza carica dello Stato dopo Presidente e Vice Presidente. Quasi sicuramente, questa posizione sarà di nuovo occupata da Nancy Pelosi, dalla California, che dal 2002 è il Democratico più alto in grado della Camera, come leader della minoranza o Speaker a seconda del ciclo elettorale.

Tuttavia, è importante notare che esiste qualche dissenso tra i rappresentanti Democratici: anche se i “ribelli” probabilmente non riusciranno a vincere la sfida per la posizione di Speaker, questa situazione potrebbe generare qualche tensione, che potrebbe portare non immediatamente, ma nel prossimo futuro, ad un cambio nella posizione di Speaker.

Infatti, Marcia Fudge dell’Ohio, ex Presidente del Congressional Black Caucus, starebbe considerando una candidatura. Ad oggi, i Democratici hanno 233 seggi alla Camera, 15 al di sopra della soglia di maggioranza, ma 17 legislatori Dem (o 20, secondo un’altra fonte) hanno dichiarato che non appoggeranno la candidatura di Pelosi per la Speakership, rendendo potenzialmente impossibile per lei raggiungere i voti di cui ha bisogno. Tuttavia, è importante specificare che non esiste ancora un candidato alternativo vero e proprio: Fudge lo è solo potenzialmente.

Il candidato democratico per la nomina sarà deciso attraverso un voto all’interno della maggioranza; sebbene Pelosi abbia sicuramente la maggioranza all’interno del Caucus, è altamente improbabile che la leadership democratica ignorerà i “ribelli”, rischiando una successiva, imbarazzante sconfitta al voto definitivo della Camera.

In conclusione, le prossime settimane vedranno un intenso dibattito interno: secondo alcuni addetti ai lavori e commentatori, uno scenario probabile è un accordo che vedrà Pelosi ottenere la Speakership, mentre sarà organizzata una transizione per il prossimo futuro. Sarebbe, più o meno, una versione pacifica di quanto successo nella maggioranza Repubblicana nel 2015, quando Paul Ryan è succeduto a John Boehner. Nell’ambito di questa prospettiva di transizione, un membro del Congressional Black Caucus (forse Fudge stessa) potrebbe ottenere una posizione importante nel Leadership Team, forse il ruolo di Leader della Maggioranza.

Risultati elezioni – Aggiornamento – La maggioranza Democratica alla Camera dei Rappresentanti è aumentata durante questa settimana, grazie alle nuove corse i cui risultati sono stati ufficializzati. I seggi guadagnati al netto di quelli persi sono adesso 38; i Democratici hanno ora 233 seggi, mentre i Repubblicani rimangono a quota 199, con 3 corse ancora indecise.

Al Senato, come previsto, il candidato Democratico Kyrsten Sinema ha vinto il seggio dell’Arizona contro la Repubblicana Martha McSally, con un margine di quasi 40.000 voti.

In un’altra corsa molto combattuta, in Florida, il candidato Democratico, Bill Nelson, ha rinunciato a ulteriori riconteggi, dopo i due effettuati, concedendo la vittoria al Governatore Repubblicano Rick Scott.

Il conteggio del Senato è ora 52-47 in favore dei Repubblicani, con l’unico seggio non ancora assegnato, quello del Mississippi, che sarà deciso nel ballottaggio della Special Election, il prossimo 27 Novembre.

(Edoardo Gasparoni)

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