Il centenario della WW1, il conflitto siriano: the weekly dispatch

Europa

In questa settimana si sono celebrate, a Parigi, le commemorazioni per il centenario della fine della Prima Guerra Mondiale, a cui hanno partecipato i leader di oltre 70 Paesi del mondo. 100 anni fa fu firmato infatti l’armistizio di Compiegne, da Germania, Francia e Gran Bretagna: le prime due hanno posto, nel luogo dove avvenne l’armistizio, una targa commemorativa che celebra la collaborazione tra i due Paesi.
Durante l’evento, Emmanuel Macron ha espresso il suo desiderio di formare un esercito europeo (si può leggere l’articolo completo di POLITICO qui), che sia in grado di creare un’Unione Europea “più sovrana, unita e democratica”, provocando le critiche di Donald Trump, stizzito dalla contraddizione che genererebbe dopo che i Paesi europei stanno stabilmente sotto il livello di PIL richiesto dalla NATO annualmente, e preoccupato dall’influenza che avrebbe rispetto all’esercito americano, già in competizione con quello russo e cinese (secondo il presidente).

Il Financial Times ha rilasciato un report speciale sulla Spagna disponibile qui, nel quale si discutono le sfide politiche ed economiche del governo di Pedro Sanchez: si tratta di un governo di minoranza, debole all’interno del Parlamento, con tanti nemici politici e con grandi progetti da realizzare. In particolare, a Settembre il governo ha già visto i primi concreti problemi, con le dimissioni di due ministri e uno scandalo scoppiato attorno riguardo al premier; i suoi ambiziosi piani di riforma del lavoro, con una maggiore liberalizzazione dell’economia privata e un innalzamento delle tasse, dovranno riuscire a resistere al tentativo di tornare ad elezioni anticipate del 2020 proposto dai rivali politici.

Infine, in Polonia, durante le celebrazioni per il centenario dell’indipendenza, il presidente polacco Andrzej Duda e altri politici hanno marciato fianco a fianco con i movimenti di estrema destra – accompagnati anche da militanti stranieri, come la sezione italiana di Forza Nuova – in un evento che ha rischiato di oscurare le vere celebrazioni, ed è stato condannato dalla comunità internazionale.

(Marcello Gradassi)

Syria

Pro-Assad forces continue shelling the south of rebel territory under Idlib province. ISIS controlled territory on the south of Deir-ez-Zor is shared between Assad forces and YPG and ISıS territory is rapidly shrinking. Soon, ISIS presence in that area will be erased.
Problem between Assad forces and YPG does not seem to stop in the Deir-ez-Zor province considering YPG forces under the US guidance took over the most crucial oil fields in the region. However it seems like they are waiting to get rid of the ISIS problem in the first place. On the other hand, ISIS cells are still causing trouble with surprise attacks to both Kurdish and Assad forces. Few days ago tensions rose between Turkey and YPG and once again US forces had to patrol with the Kurdish forces to avoid further clashes.

Iraq

Turkish forces further expand their operations in Northern Iraq, continue heavy bombardment. We can say that Turkey’s new military policy is to have permanent presence in Northern Iraq to weaken PKK. Other than that, normalization between Iraqi Kurdistan and central government is continuing.

(Guney Kaya)

Asia 

North Korea: Kicking off this week’s segment on Asia is none other than the US-North Korean relations. Last year, Trump seemingly heralded a new era in the two countries in history fraught with mistrust, tensions and never far from ready to pull the trigger on each other. While trump hailed the agreement with North Korean leader, Kim Jong-Un as a great victory and the star to a new path, many experts said the agreement was empty. Talks have been going on and off over the last year and now it seems that the experts may have been correct. A recent meeting between the US and North Korea, that was meant to take place in New York has been cancelled, after North Korean officials failed the board the plane. Official statements say that talks are progressing, but sanctions on North Korea continue to be held firmly in place and both sides seem to be staring each other down, without much significant progress.

Hong Kong: Concerns are growing of a crackdown on freedom of speech in Hong Kong. Recently, Financial Times editor Victor Mallet was not given a working visa, which has prompted concern from the UK government who are seeking clarification over the matter. The visa issue has now further escalated, as the same journalist has been denied even a tourist visa into the country. The visa debacle is widely seen as a Chinese government reaction to Mallet talking with a Hong Kong pro-independence activist. This is all happening in the same week as Chinese exiled dissent has had her talk in Hong Kong cancelled. The Chinese government is increasingly trying to wield more influence over the city and bring completely under its control, which includes it’s strict censors that regulate the rest of mainland China.

Philippines:  Concerns about freedom of speech and freedom of the press are not just confined to Hong Kong. The government in the Philippines has charged the CEO of a major news company, who has been critical of the administration, of tax fraud. Maria Ressa, CEO has come out against the charges, strongly denying them and claiming it is an attempt to silence and harass the media. Rappler, the online news site, is one of the few news organisations that is openly critical of the government in the Philippines. President Duterte has already banned them from covering official events but this is the first criminal charge levelled against the company and the CEO.

Sri Lanka:  The political crisis in the small island nation continues. President Sirisena has now moved to dissolve government and trigger a general election for the start of the new year. The President actions could be challenged in the Supreme court, by the deposed PM who refuses to leave his post, because he believes that the President’s actions are and continue to be illegal. The political stand off that we reported on last week’s dispatch will seemingly continue for some time.

(Andreas Candido)

America

Elezioni di midterm – Una settimana dopo le elezioni di midterm, restano ancora sospesi alcuni importanti verdetti. Fino ad adesso, il Partito Democratico ha guadagnato 33 seggi alla Camera – vincendo in 36 distretti precedentemente controllati dai Repubblicani, che sono invece riusciti a sottrarre soltanto 3 seggi agli avversari – raggiungendo così la soglia di 228 e assicurandosi la maggioranza (che alla Camera dei Rappresentanti si ha con 218 seggi). I Repubblicani si sono fermati a 199 seggi, con 8 seggi ancora da assegnare ufficialmente. I risultati della Camera sono in linea con le attese degli analisti ed i sondaggi: infatti, scongiurata la Blue Wave che sembrava molto probabile fino ad un paio di mesi fa, l’avanzata dei Democratici si è rivelata consistente ma non straripante, andando quindi a collocarsi nel solco della tradizione che vede il partito del Presidente raramente ottenere la maggioranza dopo le prime elezioni di medio termine.

Per quanto riguarda il Senato, il GOP ha mantenuto la maggioranza, assicurandosi 51 seggi contro i 46 del Partito Democratico. L’attenzione adesso è tutta concentrata sui tre seggi ancora da assegnare, che possono fare una grande differenza sugli equilibri del Senato nei prossimi due anni.

In Florida, che ha visto una delle campagne più competitive e costose, l’ex Governatore Repubblicano Rick Scott è in vantaggio sul Senatore Democratico uscente Bill Nelson con un margine risicato, inferiore allo 0,2%, al di sotto della soglia per cui la legge statale prevede il riconteggio. Si attendono i risultati definitivi in circa tre settimane.

In Arizona, nella corsa per sostituire il Senatore uscente, il Repubblicano Jeff Flake, la candidata democratica Kyrsten Sinema è avanti per quasi 1,5 punti percentuali sull’avversaria repubblicana Martha McSally: non tutte le schede sono state contate, ma il margine appare consistente e le probabilità di una rimonta sembrano esigue. Inizialmente, la candidata repubblicana sembrava in vantaggio, ma il lungo processo di conteggio ha ribaltato i pronostici iniziali.

Infine, nello Stato del Mississippi, oltre alla corsa che ha consegnato una larga vittoria al Repubblicano Roger Wicker, si è tenuta un’elezione speciale, per rimpiazzare il Senatore Repubblicano Thad Cochran, il cui mandato scade nel 2020 ma che ha dovuto ritirarsi per problemi di salute. Tale elezione si è svolta in forma aperta, con due Repubblicani e due Democratici in campo: secondo il sistema statale, visto che nessuno dei candidati è riuscito ad aggiudicarsi la maggioranza nel primo turno, i primi due sfidanti per numero di voti, in questo caso la Repubblicana Cindy Hyde-Smith con il 41,5% ed il Democratico Mike Espy con il 40,6%, si sfideranno nuovamente nel secondo turno, previsto per il prossimo 27 Novembre. La distanza tra i due candidati risulta esigua, tuttavia è necessario registrare che i voti restanti sono in gran parte finiti al Repubblicano Chris McDaniel, che ha raggiunto oltre il 16% ed ha immediatamente dichiarato il suo sostegno per la collega di Partito. Per il secondo turno resta quindi favorita la candidata Repubblicana.

In definitiva, benché i risultati ancora da definire possano cambiare in maniera rilevante le proporzioni della vittoria Repubblicana, si può dire che anche al Senato le attese dei commentatori siano state rispettate: i Repubblicani hanno guadagnato tre seggi in Stati tradizionalmente a loro favorevoli, come Nord Dakota, Missouri e Indiana – dove i Democratici avevano vinto in concomitanza con la rielezione di Barack Obama, 6 anni fa – perdendo, al momento, un solo seggio, in Nevada, annoverato un tempo tra gli swing states  ma sempre più frequentemente terreno di conquista per i Dem.

Il dato più interessante e, probabilmente, più inatteso, riguarda le elezioni statali per la carica di Governatore: il Partito Democratico ha infatti sottratto ai Repubblicani ben 7 Stati, che ne hanno invece guadagnato uno solo, l’Alaska, precedentemente governato da un indipendente. Tale risultato deve far riflettere perché sottolinea un consistente cambiamento di tendenza: negli ultimi anni, i Democratici hanno faticato molto nel proporre valide esperienze amministrative a livello statale, arrivando a queste elezioni con soltanto 16 governatori contro i 33 Repubblicani. Tra gli Stati che i Democratici hanno guadagnato, vi sono i popolosi Illinois e Michigan nonché il Wisconsin, politicamente il risultato più rilevante. Infatti, il Repubblicano in carica, Scott Walker, rappresentava probabilmente il Governatore più conservatore eletto in Stati popolosi, autentico beniamino del Tea Party. Il Partito Democratico era alla caccia del suo scalpo da tempo e Bernie Sanders ed altri esponenti progressisti ne hanno fatto, dopo il Presidente, il loro bersaglio d’elezione, come esempio di politiche a loro dire eccessivamente pro-business. A salvare Walker, per breve tempo candidato alle primarie del 2016, non sono bastati risultati economici assai robusti, ben sopra la media nazionale, sia in termini di occupazione che di crescita, messaggio questo che dovrebbe lasciare poco tranquillo l’inquilino della Casa Bianca.

In aggiunta, due Stati molto popolosi, Georgia e Florida, non hanno ancora ufficializzato un vincitore: esiste quindi, in teoria, la possibilità di un risultato ancora più positivo per i Democratici, benché i loro candidati seguano il rispettivo rivale Repubblicano in entrambi i conteggi.

(Edoardo Gasparoni)

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