Hard Brexit, il dibattito su Kavanaugh: le notizie della settimana

Europa 

La headline di questa settimana riguarda senza dubbio la bocciatura del Consiglio europeo del cosiddetto piano Chequers, ovvero la proposta di Theresa May per risolvere l’enigma Brexit.

Il presidente del Consiglio Donald Tusk già prima delle votazioni era stato a colloquio con il Primo ministro britannico, che ha affermato come secondo lui e gli altri leader europei “il piano Chequers non funzionerà, se non altro perchè minerebbe il mercato unico dell’UE”; nonostante ciò, il voto contrario è stato inaspettato. Il tempo stringe, dato che la l’uscita ufficiale della Gran Bretagna è fissata per il 29 marzo 2019, ma è necessario che – per ragioni tecniche –  si trovi un accordo entro novembre. Il punto più caldo all’interno delle contrattazioni è sempre la gestione del confine irlandese, che viene attraversato continuamente e che, con una Brexit senza accordi, si trasformerebbe in un hard border, con dogana e controlli. Per maggiori approfondimenti, consultare questo articolo del Post.

Il Sole 24 Ore tratta di come ci potrebbe essere, nel prossimo semestre, un drastico cambiamento ai vertici della Germania, e dell’Unione Europea. Il quotidiano riporta una fonte vicina al governo tedesco, che affermerebbe come Angela Merkel sia vicina a candidarsi come presidente della Commissione europea, sostituendosi al candidato Manfred Weber, e lasciando il governo dopo 10 anni. Il suo partito, CDU, è alle strette, a causa della deriva populista tedesca che sta stravolgendo le tradizionali gerarchie politiche del Paese, che vede il partito di estrema destra, AfD, quasi pareggiare come consensi i socialdemocratici, all’opposizione per tutto il mandato Merkel, al loro minimo storico. La Cancelliera potrebbe voler abbandonare la scena politica dopo un ultimo anno infernale, lasciando CDU privo della sua figura di riferimento, nonostante il tradizionale baricentro politico tedesco abbia già perso la sua stabilità.

(Marcello Gradassi)

Syria

It seems like Idlib crises will take longer to solve, there are small problems in the borders but it seems like overall silent after the Turkey-Russia negotiations. During the week there were plenty of protests against the Assad government in many locations usually in the Turkish controlled areas and Idlib. One of the rebel groups in Idlib announced that they will not obey the ceasefire.

However many of the rebel groups are under the power of Turkey so it seems like It will not start a war.

Turkey

After the Pastor crises with the USA relations are still not good. There will be the court of the Pastor in 3 weeks. Today in the morning we have heard rumours about the release of the Pastor on the court day from unknown sources. It is probably just rumours, however it seems like Erdogan will meet with Trump in the next weeks and this meeting will shape the fate of the Pastor.

(Guney Kaya)

Stati Uniti

Corte Suprema – La procedura di conferma del Giudice Brett Kavanaugh, nominato alla Corte Suprema dal Presidente Trump per sostituire il ritirato Giudice Kennedy, monopolizza il dibattito politico statunitense. Infatti, nella loro opposizione alla nomina, i Senatori Democratici membri del Comitato Giudiziario – che deve esprimersi sulla viabilità della nomina, prima di proporla, in caso di esito positivo, al Senato stesso – hanno ricevuto una inattesa ciambella di salvataggio: Christine Blasey Ford, Professoressa della Palo Alto University, ha rilasciato una dichiarazione al Washington Post accusando di molestie il Giudice nominato, risalenti all’estate del 1982. Nel momento in cui ciò è avvenuto, il tortuoso processo di conferma, che sembrava avviarsi ad una positiva conclusione, è stato rimesso in discussione dal clamore suscitato dalle indagini del WP.

L’episodio ha assunto sempre maggior rilevanza con il passare dei giorni, anche grazie all’abile gestione comunicativa di attivisti ed esponenti di primo piano del Partito Democratico. Inoltre, diversi giorni dopo questa prima accusa, una seconda accusatrice, Deborah Ramirez, si è fatta avanti, lamentando un caso simile avvenuto questa volta nell’anno accademico 1983-1984 alla Yale University.

Esulando da ogni giudizio sulla veridicità di tali accuse, è importante soffermarsi sui risvolti politici della vicenda. Il successo della nomina è di vitale importanza per il Presidente Trump, che ne ha disperato bisogno per mobilitare l’elettorato conservatore, in vista delle già difficile elezioni di medio termine del prossimo Novembre. Tuttavia, la conferma potrebbe non essere sufficiente: i Democratici hanno sfruttato con grande scaltrezza ed abilità queste accuse, mettendo i loro colleghi Repubblicani in una difficile condizione. Infatti, il tentativo di difendere il proprio candidato potrebbe alienare ulteriormente l’elettorato femminile, cui l’Amministrazione Trump  già particolarmente invisa. D’altra parte, la pressione dei Democratici è già molto alta e ciò potrebbe convincere i Senatori Repubblicani moderati a non votare la conferma, o quantomeno ad accondiscendere alla richiesta di estese indagini, che finirebbero inevitabilmente per posticipare il voto decisivo dopo le elezioni di Novembre. Anche per questi motivi, fonti privilegiate riportano che i collaboratori del Presidente erano riusciti a convincerlo ad astenersi dall’attaccare pubblicamente l’accusatrice, cosa che poi è puntualmente avvenuta nel weekend. È ragionevole attendersi quindi che i Repubblicani cercheranno di confermare il loro candidato solo in assenza di chiari elementi a supporto delle accuse.

In definitiva, i prossimi giorni saranno fondamentali per stabilire le modalità della testimonianza della Ford davanti al Comitato Giudiziario; a questo proposito sono in corso negoziazioni tra il Presidente del Comitato Chuck Grassley ed il team di avvocati dell’accusatrice. Al momento, i tre testimoni chiamati in causa dalla Ford hanno tutti negato di avere informazioni, negando per il momento la loro disponibilità a partecipare all’audizione. Un’inchiesta dell’ FBI sembra al momento improbabile.

Elezioni Presidenziali 2020 – Con un occhio al futuro, The Atlantic traccia un interessante profilo di quello che potrebbe essere uno dei numerosi candidati Democratici alle primarie per la nomination presidenziale, che già adesso si prevede saranno particolarmente affollate e competitive.

(Edoardo Gasparoni)

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