La crisi valutaria in Turchia

Le parole del tweet del Presidente Donald Trump hanno scatenato il crollo del valore della lira turca nelle ultime settimane. Wilbur Ross, segretario del Commercio americano, ha spiegato che l’aumento dei dazi dal 25 al 50 per cento è stato deciso perché non erano abbastanza alti da ridurre sufficientemente le esportazioni di acciaio e alluminio dalla Turchia, pari a 1,5 milioni di tonnellate nel 2017. La lira turca ha perso oltre il 20 per cento del suo valore rispetto al dollaro dopo l’annuncio di Trump, perdita che sale al 40% del suo valore rispetto ad inizio 2018.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha parlato di “guerra economica” contro gli Stati Uniti e ha fatto appello alla retorica religiosa e nazionalista che lo ha fatto rieleggere lo scorso giugno, incolpando gli speculatori e i nemici internazionali della Turchia e sostenendo che «se loro hanno i dollari, noi abbiamo dalla nostra la gente, la giustizia e Dio». Successivamente Erdoğan ha detto durante un comizio ad Ankara che “We will boycott the electronics products of the US, If they have the iPhone, there is Samsung”. Infine ha aggiunto che “Every product that we buy in foreign currency from outside, we will produce them here and sell abroad”. Ma sembra molto difficile almeno nell’immediato futuro per Suat Durnah, proprietario di un negozio di elettronica, visto che ad Istanbul ha spiegato come ogni cosa venduta nel suo negozio provenga dalla Cina ma sia pagata con dollari americani. Durnah ha aggiunto che “As the lira has depreciated, the Turkish prices have doubled this year, and tripled since last year. Last year, that telephone was selling for 28, lira. Now it is 85” .  Secondo Atilla Yesilada, analista presso la società di consulenza Global Source Partners, l’inflazione crescerà ancora nei prossimi mesi e che ogni deprezzamento del 10% della lira turca comporta un aumento dell’inflazione pari al 2%, inoltre “In three months, inflation will be 20 percent. That is the equivalent of losing one-third of your salary — it is a tremendous cost.” ha aggiunto. Analisti politici locali fanno notare che il popolo turco potrebbe non perdonare al Presidente Erdoğan la continua crescita dell’inflazione. Secondo i sondaggi però, la maggior parte delle persone ritiene l’Occidente responsabile per l’attuale periodo di crisi, teoria che lo stesso Presidente incoraggia quotidianamente nei suoi comizi.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdoğanì. (Presidential Press Service via AP, Pool)

La risposta del Presidente Erdoğan

Nonostante l’inflazione avesse raggiunto già a luglio un tasso annuale di quasi il 16%, Erdoğan si era sempre rifiutato di decidere un rialzo dei tassi di interesse e aveva invitato i cittadini turchi a difendere la valuta locale: «Se c’è qualcuno che ha dollari, euro o oro sotto il cuscino dovrebbe uscire e farseli cambiare in banca». Sembra però che molti cittadini turchi stiamo già da tempo convertendo i propri risparmi in valute straniere per evitare gli effetti di una crisi valutaria. I dubbi ora riguardano proprio la strategia che applicherà il governo. Il presidente, di recente, aveva aumentato il controllo sull’economica turca nominando personalmente come capo della banca centrale e ministro dell’Economia il suo genero, Berat Albayrak. Secondo gli esperti, la banca centrale dovrebbe alzare immediatamente i tassi di interesse e il governo turco dovrebbe accettare la recessione che questo provocherebbe, riducendo gli stimoli fiscali che rischiano di rendere inefficace il rialzo dei tassi di interesse. Erdoğan dovrebbe ricucire i rapporti con gli Stati Uniti e inserire nel governo nuovi nomi che possano ridare fiducia agli investitori.

L’andamento del cambio lira turca/dollaro nella giornata di venerdì 10 agosto. (Bloomberg)

Problema per le banche europee

Secondo il Financial Times, le banche turche hanno adottato tecniche molto aggressive negli anni sui mercati indebitandosi in valute estere per sostenere l’economia nazionale e il mercato immobiliare. Ora gli investitori sono preoccupati perché il 40% del patrimonio del settore bancario è costituito da tali debiti, rispetto ai quali la lira turca vale sempre meno. Secondo il Sole 24 Ore, le banche italiane sono esposte per 16,9 miliardi di dollari con la Turchia, le banche spagnole per 84 miliardi e quelle francesi per 37 miliardi. UniCredit, però, possiede il 40,9 per cento di Yapi Kredi, quarta banca privata del paese. Nell’ultima settimana gli analisti hanno chiesto alla banca italiana se fosse intenzionata ad aggiustare il valore contabile della propria quota in Yapi Kredi, pari a 2,5 miliardi di €, visto che dopo il deprezzamento della lira ora tale investimento a valore di mercato risulta pari a solo 1,1 miliardi di €. La stessa BCE si è mostrata preoccupata per le esposizioni delle banche verso la Turchia, la quale potrebbe non essere in grado di ripagare a breve i propri debiti, in particolare se il deprezzamento della lira arrivasse fino a 7,1 contro il dollaro, erodendo così completamente le riserve delle maggiori banche turche. Preoccupazioni smentite dallo stesso ministro Albayrak “Contrary to the speculative statements being made in the market about our banks and our companies, our regulatory institutions do not see a problem posed by the exchange rate or liquidity risks”. Negli ultimi giorni Moody’s ha evidenziato in un suo report che nonostante il livello attuale degli NPL sia solo al 3%, si aspetta che tale percentuale salga velocemente qualora ci fosse un rallentamento dell’economia nazionale, ma che “tale rallentamento impatterebbe in modo limitato, solo per lo 0,1%, l’economia dell’UE” secondo Carsten Hesse, economista della Berenberg Bank.

Relazioni Qatar-Turchia

L’emiro del Qatar, Sheikh Tamim bin Hamad Al Thani, ha deciso di sostenere il governo turco con prestito di 15 miliardi di dollari. I due paesi sono legati da profondi legami a livello politico ma anche economico e militare (entrambi ospitano una base militare americana, Incirlik in Turchia e Al-Udeid in Qatar). Tale investimento non è il primo esempio di aiuto tra i due paesi visto che quando l’Arabia saudita impose l’embargo al Qatar, la Turchia stabilì immediatamente delle linee di rifornimento aeree per i principali generi alimentari (aumentando l’export del 90% rispetto all’anno precedente).

L’amicizia tra i due paesi rappresenta una win-win situation visto che il Qatar trova un alleato sviluppato sia economicamente che militarmente mentre la Turchia può espandere la sua influenza nella penisola arabica, dove la situazione tra Qatar e Arabia Saudita è molto tesa. Ma la Turchia non è disposta a rovinare i propri rapporti con quest’ultima, specie dopo lo special agreement firmato ad aprile per sviluppare un accordo commerciale bilaterale. Inoltre, data l’intenzione di Erdoğan di incrementare l’export di armi, l’Arabia Saudita risulta un mercato indispensabile vista la guerra con il vicino Yemen.

Bibliografia

https://www.reuters.com/article/us-turkey-currency-erdogan-reaction/turkey-is-not-in-a-crisis-will-fight-economic-war-erdogan-says-idUSKBN1KW0DG

https://www.aljazeera.com/news/2018/08/qatari-emir-vows-15bn-investment-turkey-erdogan-meeting-180815152545652.html

https://www.theguardian.com/business/live/2018/aug/13/turkey-financial-crisis-contagion-fears-hit-markets-as-central-bank-takes-action-business-live

https://www.ft.com/content/51311230-9be7-11e8-9702-5946bae86e6d

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