Elezioni in Svezia, le proteste in Germania, la mano USA in Venezuela: le notizie della settimana

Europa

L’ultima settimana, in Europa, è stata piena di eventi: la prima pagina è sicuramente dedicata alle elezioni in Svezia, che vedono il dominio socialdemocratico contrastato, per la prima volta in decenni, dagli “Svedesi Democratici”, di estrema destra. L’establishment svedese ha per anni spinto verso l’accoglienza degli immigrati, ma solo negli ultimi la società svedese ha cominciato ad evolversi in un contesto che poco ha da condividere con quello passato: le tensioni tra cittadini svedesi e immigrati sono cresciute, mentre si stanno creando nelle principali città veri e propri quartieri unicamente musulmani, ed culturalmente chiusi verso la Svezia. Tutto ciò ha solo contribuito a far crollare i consensi verso uno dei governi già meno popolari degli ultimi decenni, spingendo il partito di estrema destra che secondo i primi exit poll raggiungerà tra il primo e il terzo posto nelle elezioni.

Un problema analogo a quello svedese ha toccato la Germania, dove in seguito all’uccisione di un cittadino tedesco da parte di due immigrati nella città di Chemnitz, si è svolta un grande corteo anti-immgrazione che ha riguardato AfD, il partito di estrema destra tedesco (e tra i primi 3 tedeschi nei sondaggi). La manifestazione è stata una delle più grandi riguardanti l’estrema destra negli ultimi decenni, mentre il capo dei servizi segreti domestici tedeschi Maassen ha difeso la protesta insieme al Ministro dell’Interno Seehofer, creando ulteriori attriti all’interno del governo Merkel, la quale ha condannato la manifestazione.

In Francia invece il governo Macron cade sempre più a pezzi: nell’ultima settimana il ministro per l’ambiente e quello dello sport, uno dei più popolari del governo, hanno rassegnato entrambi le dimissioni. A luglio scorso, nuovi sondaggi hanno visto Macron perdere il 10% del consenso popolare in Francia in un solo mese, toccando il 54%.

L’idea di Serbia e Kosovo di realizzare uno scambio territoriale – di una piccola valle al confine anche con l’Albania – per motivi etnici ha creato grosse preoccupazioni all’interno dell’Unione Europea, incontrando il forte rifiuto della cancelliera Merkel, che vede riflesso nello scambio gli orrori generati dalle divisioni etniche dei Balcani, che portarono alla guerra jugoslava degli anni ’90. In particolare, si teme che lo scambio possa creare un “effetto domino”, per provocare nuovi conflitti nei territori dei Balcani. Il Kosovo è ancora riconosciuto dalla Serbia come una “provincia rinnegata”: un incontro programmato tra i due presidenti serbi e kosovari è stato annullato per volontà delle parti sabato, nonostante i negoziati continuino.

Infine, il presidente Junker ha annunciato l’instaurazione di una vera e propria polizia di frontiera – l’agenzia delle guardie di frontiera e guardacoste Frontex verrà quindi trasformata – con la formazione di un corpo di diecimila uomini.

(Marcello Gradassi)

Syria

After southern operations of Assad are finished it seems like Syria will march to Idlib, however taking Idlib is a lot more complicated as it has been the fortress of Rebels for years and most of the people escaping from warzones move there. Also Turkey is a problem in this picture. Turkey does not want an offensive both because an offensive so close to its borders would lead to a great wave of refugees and it has some ally rebel groups in the region.

In order to keep the peace Turkey agreed with Russia and Syria on building observation outposts on the Idlib borders and it was also beneficial for Syria as it made easier for them to focus on other regions but now it will be a problem for Syria.

All in all, Turkey is planning to find a way for peaceful solution and this week Russia to Turkey that Syria will not launch an offensive to Idlib in the talkings, however when we look at the military reinforcements and bombings it seems like we are moving another chapter of Syrian Civil War which will have the final chapter between the Kurds and Assad government.

(Guney Kaya)

Stati Uniti

Obama: L’impegno in prima persona dell’ex Presidente Barack Obama, per aiutare il Partito Democratico nelle elezioni di medio termine, in programma per il prossimo novembre, ha fatto registrare un notevole salto di qualità. Lo scorso venerdì infatti l’ex inquilino della Casa Bianca ha rotto il tradizionale silenzio che caratterizza i primi anni dopo il termine della carica, attaccando duramente Trump ed il partito Repubblicano. Obama ha infatti utilizzato espressioni particolarmente aggressive, che riportano ben pochi precedenti tra gli ex Presidenti. I Democratici hanno accolto con entusiasmo il rinnovato sforzo pubblico del 44esimo Presidente, con la speranza che riesca a mobilitare la base che lo portò alla Casa Bianca nel 2008 e 2012, contribuendo così ad incrementare le possibilità del suo partito di riprendere il controllo della Camera dei Rappresentanti – nei cui sondaggi generici i Democratici sono avanti di circa 8 punti percentuali – e di riequilibrare alcune corse per il Senato, la cui situazione attuale vede ancora favoriti i candidati Repubblicani.

Corte Suprema: La settimana appena conclusa ha visto entrare nel vivo il processo di conferma congressuale del secondo Giudice della Corte Suprema nominato dal Presidente Trump, Brett Kavanaugh. Infatti, si sono svolte quattro lunghe giornate di audizioni in cui il Giudice nominato ha dovuto affrontare le incalzanti domande e richieste di spiegazioni provenienti dai Senatori Democratici. La strategia del partito di minoranza, che ha tentato di ritardare la procedura con richieste di estesa documentazione ed altri espedienti regolamentari, era essenzialmente volta a mettere in difficoltà Kavanaugh sulle sue passate posizioni conservatrici riguardanti aborto, regolamentazione ambientale e diritto di portare armi. È importante ricordare che le effettive speranze dei Democratici di bloccare il candidato sono labili e passano necessariamente da una (improbabile) defezione dei Senatori Repubblicani più moderati e vulnerabili. Tuttavia, in un’ottica di virtue signalling, in vista delle elezioni di Novembre, dette audizioni rappresentano una vetrina importante, estensivamente coperta dai media e che può permettere ai Democratici di mobilitare i militanti ed i gruppi di attivisti.  

Relazioni USA – India: Benché passato relativamente inosservato sulla stampa internazionale, la settimana scorsa si è tenuto un importante incontro bilaterale tra Stati Uniti e India, rappresentati rispettivamente dal Segretario di Stato Mike Pompeo e da quello alla Difesa James Mattis e dai loro omologhi Sushma Swaraj e Nirmala Sitharaman. Sono da registrare importanti passi in avanti su cooperazione navale, antiterrorismo e una dichiarazione congiunta sulla Corea del Nord, con quest’ultima in particolare a rappresentare una significativa novità nell’agenda bilaterale. Rimandate al prossimo futuro, invece, le questioni più spinose come la politica commerciale (peraltro fuori dall’ambito delle competenze dei rappresentanti intervenuti, e per il trattamento della quale è già previsto un ulteriore incontro bilaterale in Novembre) e le commesse militari dell’India con la Russia, nonché l’acquisto di petrolio iraniano.

Per approfondimenti e ampia contestualizzazione: https://www.cfr.org/blog/background-brief-meet-us-india-22

Venezuela – Questo venerdì, uno scoop del New York Times ha rivelato contatti, intercorsi almeno dall’inizio del 2018, tra membri dell’Amministrazione Trump e un gruppo di alti ufficiali dell’esercito venezuelano, volti ad esplorare la possibilità di un colpo di stato per rovesciare il governo Maduro. Finora, la complessa situazione che si protrae da diversi anni nel paese sudamericano era rimasta relativamente ai margini dell’agenda di politica estera dell’amministrazione statunitense, impegnata sui dossier Iran e Corea del Nord. L’effettiva rilevanza della questione diverrà probabilmente più chiara nelle prossime settimane, quando il dibattito scatenato dal report renderà necessarie delle prese di posizione ufficiali.

Per il report completo: https://www.nytimes.com/2018/09/08/world/americas/donald-trump-venezuela-military-coup.html

Elezioni Midterm 2018 – Per notizie sempre aggiornate su sondaggi e candidati:

https://www.wsj.com/livecoverage/campaign-wire-2018-midterms?mod=article_inline

(Edoardo Gasparoni)

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