#Reading. La Rabbia: connessioni tra estrema destra e fondamentalismo islamista

Julia Ebner è una ricercatrice austriaca che vive a Londra dove si occupa di terrorismo ed estremismo. In questo libro cerca di addentrarsi in quello che definisce come “il tempo della rabbia”, dove due mondi solo apparentemente divisi, l’estremismo di destra e il fondamentalismo islamista, sono in realtà due alleati retorici che condividono una narrazione carica di paura, odio e violenza. È il fenomeno dei nostri anni, quello della “radicalizzazione reciproca”, per cui più si rafforza l’estremismo di destra più si consolida anche quello islamista, perché gli uni hanno bisogno degli altri in un circolo di radicalizzazione che continua ad auto-alimentarsi. Le conseguenze sono potenzialmente disastrose nel momento in cui “la democrazia, lo stato di diritto e la libertà di stampa possono collassare se le persone smettono di crederci. E poiché gli estremisti sono stati bravi a raccontare storie sulle istituzioni politiche corrotte, sui sistemi democratici truccati e sui ‘fake’ media, l’ordine attuale rischia di collassare.”

Dal Regno Unito post Brexit agli Stati Uniti di Trump, dal cuore del Medio Oriente all’Europa occidentale, il filo conduttore che lega questo racconto è rappresentato da come questi due focolai di estremismo utilizzano i social media per promuovere la propria propaganda d’odio. Perché il potere delle storie è enorme: tengono assieme eserciti e comunità, ispirando gli individui e cambiando i loro comportamenti in modo che ciò che era inimmaginabile fino a poco tempo prima diventi finalmente possibile. “Il modo in cui l’estrema destra e gli islamisti connettono gli eventi è differente. Raccontano storie da prospettive opposte creando narrazioni diametralmente opposte. La vittima e il carnefice sono ribaltati. Ma il prodotto finale è il medesimo: entrambe le narrazioni alla fine rafforzano la stessa grande narrazione di una guerra inevitabile tra musulmani e non musulmani.”

Julia Ebner porta avanti questa inchiesta sulle connessioni tra i due estremismi bevendo sidro al pub con militanti di estrema destra, chattando con sostenitori dell’ISIS, intervistando esperti, hacker e funzionari delle principali agenzie d’intelligence occidentali e analizzando manuali e materiali propagandistici. E si imbatte anche in quello che definisce come “un gap di percezione” che tende a sottovalutare la violenza politica di estrema destra in Europa e negli Stati Uniti: ”la combinazione di una base empirica insufficiente, poco interesse da parte degli studiosi e disinteresse politico hanno portata a un’ignoranza diffusa davanti alla minaccia di questo tipo di terrorismo” […] “Benchè ci siano sempre più prove del fatto che gli attacchi di estrema destra stanno aumentando e sono la maggioranza, il terrorismo di questo tipo non è definito come tale e riceve meno attenzioni dai media”.

In questo racconto online e offline c’è anche spazio per una riflessione finale su come cercare di aiutare l’Occidente a uscire da questa tempesta d’odio che sta rendendo le nostre democrazie sempre più fragili, dove “chi ha un esercito più forte vince la battaglia, ma chi ha una storia migliore vince la guerra. Questo perché la battaglia che decide la guerra non ha luogo a livello fisico, ma nelle nostre menti”.

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