Trump e Putin, l’accordo UE-Giappone, i Caschi Bianchi: le notizie della settimana

Europa

Nell’ultima settimana, il fronte immigrazione per l’Italia è stato particolarmente caldo: non tanto per numerosi arrivi, quanto per la diatriba che vede l’ONG Open Arms Proactiva accusare e voler denunciare l’Italia per omissione di soccorso, in seguito al salvataggio di una donna africana nel Mediterraneo. Sebbene manchi una ricostruzione ufficiale, sembra che la donna sia stata abbandonata, dopo essersi rifiutata di tornare in Libia, da una motovedetta della Guardia costiera libica, che ha distrutto il gommone e lasciato lei e altre due persone – una donna e un bambino, morti – in aperto mare, dove ha atteso per due giorni l’arrivo dei soccorritori. Dopo il salvataggio, la nave ha preso la direzione della Spagna.

Sempre in Spagna, Mariano Rajoy ha perso anche la leadership del conservatore Pardido Popular dopo 16 anni, lasciando la direzione al giovane Pablo Casado. 37enne, Casado ha già mostrato posizioni notevolmente più conservatrici del suo predecessore: è contrario alle unioni civili, all’eutanasia e all’aborto, sostenitore di una linea dura contro i movimenti indipendentisti, in particolare quello catalano.

Intanto, mentre la “trade war” tra Cina e Stati Uniti imperversa, l’Unione Europea ha firmato un importante accordo commerciale con il Giappone, azzerando i dazi fino al 99% degli scambi commerciali. L’accordo è stato firmato tra Donald Tusk, presidente del Consiglio Europeo, e Shinzo Abe, premier giapponese, e vedrà rimuovere circa 1 miliardo di dazi pagati ogni anno dalle imprese Ue per esportare verso il Giappone. L’intesa eliminerà anche una serie di barriere regolamentari in diversi settori, tra cui quello delle automobili.

Infine, sul fronte Brexit la questione più calda in questi giorni riguarda il futuro rapporto tra Regno Unito e Irlanda, serio problema che sta mettendo in difficoltà l’Unione Europea. La soluzione più osteggiata è infatti la creazione di un cosiddetto “hard border”, una vera e propria zona di confine che circonderebbe, post-Brexit, il Regno Unito, ma che allo stesso tempo taglierebbe fuori anche la Repubblica d’Irlanda dai rapporti con i Paesi della UE.

(Marcello Gradassi)

MENA & Africa

Questa settimana Israele ha effettuato una nuova operazione in Siria, aggiudicandosi, come ormai da parecchi mesi a questa parte, le prime pagine di quasi tutte le testate giornalistiche internazionali.

Questa volta però non si tratta del solito scambio di missili con le milizie sciite al sud della Siria, né di bombardamenti a basi militari iraniane, ma al contrario, è stata condotta e portata a termine con grande successo una delicatissima operazione volta ad evacuare 800 Caschi Bianchi siriani e le loro famiglie.

I Caschi Bianchi sono dei volontari che soccorrono i feriti durante attacchi aerei, bombardamenti o esplosioni in territorio ribelle. Candidati al il Premio Nobel per la Pace nel 2016, sono usciti dall’anonimato pubblicando sui social network video che li mostrano in zone bombardate per estrarre i sopravvissuti sepolti tra le macerie degli edifici distrutti dai bombardamenti del regime.                  

Nonostante operino solo in zone controllate dai ribelli antigovernativi, sostengono di non essere coinvolti con nessuna delle parti in conflitto. Il regime di Bashar al-Assad e Mosca però, li accusano di essere dei burattini nelle mani di governi stranieri a sostegno dei ribelli e di avere connessioni con i gruppi jihadisti che operano nella regione.

A richiedere l’intervento dello Stato Ebraico nell’operazione sono stati infatti proprio gli Stati Uniti, che insieme a Gran Bretagna, Paesi Bassi, Germania e Giappone risultano essere i maggiori finanziatori dell’organizzazione umanitaria.

Israele, già impegnato dall’agosto 2016 nell’operazione “Buoni Vicini”, che prevede il trasporto in territorio israeliano di bambini siriani per offrire loro aiuti e cure, ha questa volta condotto una complicata operazione logistica per sottrarre i Caschi Bianchi residenti zone di combattimento nella Siria meridionale alla minaccia di morte imminente, facendoli passare dal valico di Kuneitra fino alle alture del Golan, dove l’esercito israeliano li ha accompagnati fino al confine con la Giordania.

Il governo giordano, che secondo l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati ospita 650.000 rifugiati siriani, ha accettato di prendere parte all’operazione solo dopo aver ricevuto da Gran Bretagna, Germania e Canada la garanzia di reinsediamento entro un determinato periodo di tempo dei Caschi Bianchi e delle loro famiglie.

Se quindi ieri pomeriggio Israele ha visto tragicamente spegnersi la vita di un giovane soldato ucciso da un cecchino palestinese, questa notte si è impegnato in una storica operazione per salvare ben ottocento vite.

(Alessandra Morocutti)

Americas 

Relazioni Usa-Iran – Come riferisce Politico, questa domenica il Segretario di Stato Mike Pompeo è stato protagonista di un incontro alla Ronald Reagan Presidential Library a Simi Valley, California, cui sono stati invitati molteplici ed influenti esponenti della numerosa – specialmente in California – colonia di cittadini americani di origini iraniane. L’ evento manifesta l’ intenzione dell’ Amministrazione Trump di cercare l’ appoggio degli iraniani d’ America per la dura politica verso l’ Iran forgiata dai più influenti consiglieri del Presidente. La strada si preannuncia – ovviamente – in salita, specialmente a causa delle complicazioni sofferte dalla comunità Iraniana negli Usa a causa del controverso “Travel Ban” e delle sanzioni economiche di cui la Repubblica Islamica è oggetto.

Incontro Trump – Putin – L’ attesissimo incontro tenutosi ad Helsinki tra il Presidente americano e quello russo non ha mancato di suscitare le polemiche che da esso si immaginava potessero scaturire. Infatti, nonostante i numerosi allarmi lanciati nelle settimane passate da influenti personalità del mondo dell’ intelligence statunitense a riguardo della gravità delle minacce cibernetiche e delle ingerenze russe, il Presidente Trump ha dichiarato di credere al suo omologo Putin, che ha ripetutamente negato ci sia mai stato alcun tentativo di intromissione nelle vicende elettorali statunitensi.

Contrariamente alla consueta, bipartisan, usanza di non criticare il Presidente durante i viaggi diplomatici, innumerevoli membri del Congresso, tanto Democratici quanto Repubblicani, hanno veementemente attaccato le dichiarazioni rilasciate da Trump, arrivando in alcuni casi ad avanzare l’ ipotesi di tradimento.

L’ ampiezza del fronte contro di lui sollevatosi ha questa volta convinto Trump a fare marcia indietro, che in una nota ha ritrattato quanto affermato durante la conferenza stampa di Helsinki. La smentita, che ha ovviamente solo in parte smorzato le critiche, è comunque controbilanciata dall’ intenzione di organizzare un business forum russo-americano nei prossimi mesi e dall’ invito rivolto a Putin da Trump per una futura visita alla Casa Bianca.

Alla fine della travagliata settimana, il bilancio non può far altro che sorridere il Presidente russo: la conferenza stampa congiunta ha lasciato molti osservatori con l’ impressione che Putin eserciti un vero e proprio fascino sul Presidente Trump. Tuttavia, al di là dei pur significativi aspetti simbolici, come eredità dell’ incontro emergono dal clima politico americano nuove fratture, al pari dell’ esacerbarsi di quelle preesistenti. Ed in fondo, questo, più di ogni altro, è il risultato sperato dal Cremlino nel suo sofisticato piano di destabilizzazione delle democrazie occidentali.

(Edoardo Gasparoni)

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