Il Canada di Trudeau cambia idea sull’accoglienza

“A tutti coloro che scappano dalle persecuzioni, dal terrore e dalla guerra, il Canada vi darà il benvenuto. La diversità è la nostra forza. #WelcomeToCanada” disse un anno fa il primo ministro canadese Justin Trudeau, criticando con forza il presidente degli Stati Uniti Donald Trump dopo la firma del “travel ban”, per limitare l’accesso negli Usa ai cittadini di sei paesi a maggioranza musulmana. Ma adesso Trudeau è stato costretto a ridimensionare il proprio messaggio.

Un cambio di rotta?
Quest’anno governo canadese sta cercando di fermare le persone che attraversano a piedi il confine con gli Stati Uniti per chiedere asilo. Le autorità infatti concedono sempre più raramente lo status di rifugiati ai migranti che attraversano illegalmente la frontiera. Da quanto Trump è diventato il presidente degli Stati Uniti, a novembre 2016, quasi 30.000 persone sono entrate in Canada (nei primi dieci mesi del 2016 invece erano state solo 2.000). Secondo la Reuters nel 2017 il governo canadese ha concesso lo status di rifugiato al 53% degli immigrati, ma la percentuale è scesa al 40% nei primi mesi di quest’anno. È possibile che Justin Trudeau, il ritratto di un premier simbolo dell’accoglienza, abbia cambiato opinione sulla politica d’asilo in Canada?

L’accoglienza
“Verifica se puoi fare domanda”. E’ la prima voce sul portale del governo canadese dedicato all’immigrazione. Seguono un modulo da compilare e la possibilità di registrarsi online per fare la richiesta di un permesso di soggiorno”. Con questo sistema il paese nord americano dal 2011 ha fatto entrare 260mila persone l’anno. Il Canada si è costituito una solida reputazione di stato accogliente per i profughi siriani, ma in realtà la maggior parte dei nuovi arrivati proviene da altri paesi. Inizialmente ad affrontare il viaggio erano soprattutto haitiani che si trovavano negli Stati Uniti.

Usa vs Canada
Secondo l’opinione pubblica questi flussi migratori sono stati alimentati dalla retorica trumpiana a causa della revoca della protezione temporanea concessa agli haitiani dopo il terremoto del 2010. Il governo di Trudeau ha discusso la situazione con l’amministrazione Trump, ma è stato attento a non incolpare pubblicamente le politiche del presidente degli Stati Uniti. “Noi saremo pronti” ha dichiarato in un’intervista Ahmed Hussen, ministro dell’immigrazione, dei rifugiati e della cittadinanza.

In viaggio
Molti ottengono un visto turistico per entrare negli Stati Uniti e poi si spostano in autobus o taxi nel nord dello stato di New York. Da lì camminano fino a superare la frontiera con il Québec, andando incontro agli agenti della polizia di frontiera che li aspettano per arrestarli. Il governo canadese è stato costretto a mettere da parte 173 milioni di dollari nel suo ultimo bilancio per pagare le pattuglie extra ai valichi di frontiera per far fronte all’afflusso, così come lo screening di sicurezza e il trattamento delle domande di rifugiati. Di solito i migranti vengono trattenuti  per alcune ore, trasferiti in un centro di accoglienza di Montréal dove preparano la loro richiesta d’asilo. Nel frattempo possono chiedere cure sanitarie, iscrivere i figli nelle scuole pubbliche gratuitamente come ogni cittadino canadese. Ma alcuni  non sono d’accordo.

La polemica e le critiche
“Molti sono convinti che i migranti siano solo persone che cercano di saltare la fila superando illegalmente i confini e accedere gratuitamente allo stato sociale canadese” ha dichiarato a Internazionale Wendy Ayotte di Bridge not borders, un’organizzazione di volontari del Québec nata per aiutare i profughi.

Una rappresentante dell’opposizione, la conservatrice Michelle Rempel, ministra ombra del Canada alle politiche per l’immigrazione, ha accusato Trudeau di “dare false speranze alle persone che attraversano il confine” tra Stati Uniti e Canada e di aver messo in crisi, attraverso i suoi messaggi espliciti, il sistema di accoglienza che non riesce più reggere.
Le organizzazioni di estrema destra, come Storm alliance e La Meute, sostengono che “il Canada è alle prese con un’invasione di clandestini e organizzano iniziative a Roxham road”, il punto in cui i migranti cercano di superare i confini bianco rossi. Alcuni politici hanno anche invitato le autorità a costruire un muro lungo questa strada.

Québec duro e “puro”
La situazione assume contorni particolari perché il Québec fa parte della regione denominata “Canada francese”. Molti cittadini sono preoccupati perché vogliono preservare la cultura francofona e la lingua francese (il Québec è l’unica provincia canadese in cui l’inglese non è lingua ufficiale). Alcuni haitiani arrivati qui parlano francese ma sono “rifiutati” perché non hanno discendenze franco-canadesi. Queste idee contrastano con quelle della maggioranza dei canadesi, da sempre uno dei simboli del multiculturalismo.

Ma sono evidenti le critiche verso il primo ministro, la destra lo accusa di aver accolto troppi migranti senza aver consultato i cittadini. La sinistra dice che ne ha accolti fin troppo pochi. Trudeau ha dunque deciso di ammorbidire le proprie posizioni, almeno per quanto riguarda gli arrivi irregolari. “La nostra è una società aperta e accogliente perché i canadesi hanno fiducia nel nostro sistema di immigrazione e nelle nostre leggi” – ha detto Trudeau – Non ci sarà alcun vantaggio nell’entrare in Canada in modo irregolare. Dovete seguire le regole, e ce ne sono molte”.

Mangiatori di Cervello
Mangiatori di Cervello è un magazine di approfondimento culturale, attualità, politica, diritti e innovazione che conta uno staff di circa 80 elementi sparsi in Europa. Nel 2017 si classifica 2° come “MIGLIOR SITO POLITICO – D’OPINIONE” ai #MIA17 (Macchianera Internet Awards del 2017).
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