Bibi e THAAD: Le notizie della settimana

Si rinnovano le tensioni nel Mar Cinese Meridionale e Nethanyau rilancia l’offensive mediatica contro l’Iran.

Asia & Pacific

Nelle ultime settimane abbiamo assistito al notevole miglioramento delle relazioni fra Corea del Nord e del Sud, tuttavia sembra ancora presto per cantare vittoria. Infatti, insieme ai gesti simbolici come lo spegnimento degli altoparlanti propagandistici che animavano il confine Nord-Sud su entrambi i lati e l’abolizione del fuso orario inventato da Pyongyang dopo la guerra, alcune dichiarazione invitano alla prudenza: Da un lato il Sud contrario alla proposta del Presidente Trump di iniziare a diminuire il contingente americano in Corea del Sud, dall’altra il Nord che ritiene le rivendicazioni americane sull’efficacia delle sanzioni economiche controproducenti per il processo di pace. Intanto si avvicina la data del presunto incontro Kim-Trump, è plausibile pensare che le dichiarazioni del Nord siano un tentativo di accrescere il proprio potere diplomatico in vista di eventuali negoziati, sminuendo l’operato americano

Nell’ambito della descalation coreana è innegabile che la Cina abbia giocato un ruolo importante, vedendo coinvolti molti suoi interessi, per questo motivo saranno cruciali le condizioni che Pechino porrà, affinché il dialogo nella regione continui. Una richiesta esplicita è già arrivata e riguarda la rimozione del sistema di difesa missilistico THAAD (Terminal High Altitude Area Defence) americano presente in Corea del Sud. Tale sistema, difensivo e dispiegato ufficialmente in funzione anti-nordcoreana, viene visto come una minaccia da Pechino che vedrebbe la sua capacità missilistica (ergo, deterrenza nucleare) “minacciata”. Un discorso analogo è stato fatto più volte dai russi in Est Europa.

La Cina prosegue la sua opera di infrastrutture militari nelle contese isole del Mar Cinese Meridionale. In particolare nell’arcipelago delle isole Spratly (contese in parte con Vietnam e Taiwan) nei giorni scorsi sono stati installati, per la prima volta, sistemi d’arma fra cui missili cruise anti nave YJ-12B (portata 295 miglia nautiche) e missili terra-aria HQ-9B (portata 160 miglia nautiche). Il Pentagono non commenta ma appare evidente la volontà cinese di espandere la sua influenza con la minaccia dell’uso della forza. Indice dell’aggressività di Pechino è la chiusura unilaterale dei rapporti diplomati fra la Repubblica Domenicana e Taiwan, annunciata dal Ministro degli Esteri domenicano durante dal visita del suo omologo cinese.

Lorenzo Gardini

Europe

A poca distanza di tempo dall’incontro del ministro dell’Interno Minniti con il Presidente libico Fayez al Serraj – definito da Formiche di ruolo doppiamente importante “per riaffermare la predominanza dell’Italia nell’ovest del Paese, ma anche un avvertimento in termini di sicurezza in un momento molto difficile per la capitale” – è avvenuto un attentato rivolto proprio all’Alta Commissione elettorale libica, causando 16 morti e 19 feriti nella capitale Tripoli.

Intanto, un’investigazione di EUobserver  sta cercando di fare luce sulla questione della “Preparatory Action on Defence Research”, un’iniziativa europea che doveva fungere da test (per questo chiamato “Preparatory”) nell’ottica di un futuro progetto, l’European Defense Fund. Tuttavia – nonostante nel 2017 fosse stato varato un programma europeo da 25 milioni di euro per attività di ricerca e sviluppo di nuove armi – non risulta che sia stata nominato alcun membro della commissione di esperti europei sul tema militare che doveva essere a capo del progetto stesso; commissione che doveva risultare attiva da giugno 2017.

Altre notizie settimanali riguardano lo scioglimento della nota organizzazione terroristica basca ETA; già lo scorso 21 aprile era stato rilasciato un comunicato, in cui chiedevano perdono per “l’enorme dolore” causato durante i decenni di attività, che ha causato oltre 850 morti.

Infine, proteste a Mosca contro il presidente Putin hanno portato all’arresto del noto leader de facto dell’opposizione russa Alexei Navalny (successivamente rilasciato) e di altri 1300 manifestanti, in un’azione condannata dall’Unione Europea.

Marcello Gradassi

MENA & Africa

La complessa e delicata partita a scacchi tra Israele e Iran continua con grandi colpi di scena: dopo il violento attacco militare alla base iraniana in Siria di domenica scorsa, lunedì 30 aprile Israele ha sferrato un attacco diplomatico contro Teheran con il “discorso alla nazione” di Netanyahu: con una semplice ed efficace presentazione PowerPoint arricchita da fotografie, video e mappe, il premier israeliano ha svelato quelle che a suo parere sono le prove schiaccianti del fatto che l’Iran abbia continuato a lavorare al proprio programma nucleare, violando “sfacciatamente” l’accordo stipulato nel 2015 che lui stesso ha definito “un accordo basato sulla menzogna”.

I servizi segreti israeliani sarebbero riusciti ad ottenere 183 dischetti contenenti 55 mila file relativi al progetto nucleare iraniano, chiamato anche “Piano Amad”, che prevederebbe la costruzione di cinque ordigni nucleari della stessa potenza di quelli di Hiroshima, trasportabili da missili balistici.

Se l’intenzione alla base delle rivelazioni del premier israeliano fosse stata, oltre a quella di incoraggiare l’uscita degli Stati Uniti dall’accordo, quella di indurre l’Europa a rivedere la propria posizione, si può dire che il risultato non sia stato quello sperato: Angela Merkel, Theresa May ed Emmanuel Macron hanno infatti confermato l’intenzione di rinnovare l’accordo, mentre il rappresentante UE per la politica estera Federica Mogherini ha addirittura negato l’attendibilità delle prove fornite da Netanyahu. Non sono ovviamente mancate anche le critiche del ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif che ha definito il leader israeliano “un ragazzo che grida al lupo al lupo.”

La decisione di Netanyahu di denunciare pubblicamente l’Iran non è per nulla casuale, come non lo è stata neanche la sua tempistica: lunedì mattina la Knesset ha infatti votato a favore della richiesta del primo ministro di accordargli l’autorità di dichiarare guerra soltanto con l’approvazione del ministro della Difesa in situazioni estreme, che non permettono la riunione del Gabinetto di sicurezza ristretto. In poche parole Benjamin Netanyahu, se vorrà, potrà dichiarare guerra da solo.

Inoltre il 12 maggio il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump dovrà decidere se ritirarsi o meno dall’accordo sul nucleare e se fare quindi i conti con uno “storico pentimento”, come ha affermato il Presidente iraniano Hassan Rouhani. Gran Bretagna, Francia e Germania si sono dette pronte a rivedere i dettagli sul programma per i missili balistici iraniani pur di tenere dentro Washington, ma con la performance di lunedì Netanyahu ha dato a Trump un motivo in più per consolidare la propria decisione riguardo all’uscita dall’accordo, nonostante lo stesso Presidente abbia ripetutamente detto di non averla ancora comunicata ufficialmente.

In settimana il premier israeliano volerà a Mosca per incontrare Vladimir Putin durante la parata annuale che celebra la vittoria dell’Armata Rossa contro i nazisti. Netanyahu ha definito tale incontro fondamentale per la sicurezza di Israele e per il coordinamento delle attività dei rispettivi eserciti in Siria, soprattutto in vista della crescente presenza militare iraniana nella regione e della possibile apertura di Mosca a cedere l’avanzatissimo sistema per la difesa aerea S-300 a Damasco.   Tale sistema, che è in grado di scoprire ed identificare a grande distanza bersagli in volo ed abbatterli in un raggio di 100 km, rappresenterebbe un grandissimo ostacolo e minaccia per l’aeronautica israeliana, che oltre a diventare un obiettivo sensibile, non potrebbe più condurre raid aerei in Siria contro l’infiltrazione iraniana.

Alessandra Morocutti

Operations of the Assad government to clear major cities are ongoing, Damascus is nearly completely cleared.

There is going to be early elections in Turkey in june and it leads to some rumours that Erdogan may take Tel Rifaat before the elections to enter the elections with a victory. In order to avoid casualties there can not be a major operation by Turkey before the elections.

YPG was going very slow in its operations against ISIS lately mainly because of Afrin, they started offensive once again against ISIS. (Still the main reason that they go slow is to give USA a reason to stay in the region.)

Guney Kaya

Mercoledì l’Independent ha pubblicato un’approfondita analisi della situazione sull’isola di Socotra. L’isola, patrimonio dell’UNESCO, è al centro delle mire espansionistiche degli Emirati Arabi Uniti, che approfittando della guerra in Yemen e della debolezza delle autorità yemenite stanno trasformando l’isola in mix tra base militare e resort extralusso.
Giovedì (dopo la gufata dell’Independent) gli Emirati hanno schierato quattro velivoli militari e oltre 100 militari, secondo fonti locali i mezzi sarebbero arrivati durante una delle rare visite da parte di ufficiali del governo riconosciuto internazionalmente, con il chiaro intendo di intimidirli. Nei giorni successivi il conto delle truppe schierate è salito a 300 con l’aggiunta di artiglieria e carri armati; intanto l’intervento è stato definito un aggressione da parte del governo yemenita, che sta considerato la possibilità di chiedere alle Nazioni Unite di escludere gli Emirati dall’intervento nello Yemen.
L’Arabia Saudita si è impegnata a inviare una delegazione per cercare di far da tramite tra le parti, ma il primo incontro con i rappresentati del governo presenti sull’isola non è andato a buon fine.

Simone Acunzo

Americas

President Trump is expected to rescind JCPOA Iran Deal, introduce new sanctions on May 12. Related to Israel’s new publications of Iran’s alleged secret nuclear program.

Pompeo visits Middle East, nabs Iran. Says Iran is the biggest problem to the Middle East. It should be noted he visited without agents from other offices, a sign that the State Department will be the dominant US department regarding middle east policy.

Bern Nard
WP Facebook Auto Publish Powered By : XYZScripts.com