Nuovi volti alla Casa Bianca, la visita di Kim, la guerra delle espulsioni: le notizie della settimana

Un incontro inaspettato. Kim Jong Un è stato in visita a Pechino dal presidente Xi Jinping per tre giorni, dal 25 al 28 marzo, in un incontro che è stato giudicato “molto positivo” dal governo cinese. È inoltre la prima volta che il dittatore si è recato al di fuori della Corea del Nord sin dalla sua salita al potere nel 2011, con il probabile obiettivo di confrontarsi insieme al suo principale, storico alleato – la Cina – sui grandi incontri in programma in questa primavera, quello con il presidente sudcoreano Moon Jae-In, e, probabilmente, con il presidente americano Donald Trump. Brookings offre alcuni spunti sulla nuova mossa di Kim nella partita nordcoreana.

Una vittoria aspettata. Era ovvio il dominio alle urne egiziane di Abdel el-Sisi, che, secondo i primi risultati, ha ottenuto circa il 92% dei voti totali, confermandosi alla presidenza in Egitto. La predivibilità del risultato elettorale è legata all’assenza di alternative, dato il ritiro dei principali candidati, ritiratisi dopo che il principale concorrente era stato arrestato a Dicembre scorso; l’affluenza al voto è stata scarsa, nonostante le forze governative si siano adoperate per aumentarla il più possibile, tramite l’offerta di ricompense e la minaccia di multe, tattica già sperimentata (e fallita) alla scorsa tornata elettorale, come riporta la BBC.
L’avvenimento più incredibile delle elezioni, tuttavia, è il 5% (1 000 000 di voti) ottenuto dal calciatore Mohamed Salah, non candidatosi, che ha superato di conseguenza il politico Mostafa Moussa (750 000 voti).

Il buco nero dell’Europa. L’ex primo ministro slovacco Dzurinda scrive su POLITICO, per i lettori meno ferrati sulla situazione politica della Slovacchia, di una continua guerra per la democrazia in un Paese da decenni sull’orlo del baratro. Riprendendo l’espressione usata dall’ex Segretario di Stato americano Albright negli oscuri anni ’90, in cui l’abuso di potere da parte del governo fu combattuta fortemente dalla società slovacca, la Slovacchia sembra aver vissuto un decennio di prosperità prima dello scandalo Fico, l’ormai ex primo ministro dimessosi dopo l’omicidio del giornalista Kuciak, che stava svolgendo una inchiesta sui presunti legami Stato-mafia nel Paese, con nuove, grandi proteste nella capitale Bratislava.

Fuori, ma non troppo. Il Primo Ministro britannico Theresa May ha espresso grosse critiche per l’esclusione della Gran Bretagna all’interno del progetto Galileo, un programma satellitare su cui lavora l’Unione Europea, a seguito della Brexit, nonostante gli imponenti investimenti delle compagnie britanniche che costituiscono il 13% circa del totale.
Se il Regno Unito rimanesse tagliato fuori dal programma, anche le forze armate britanniche rimarrebbero senza la possibilità di usufruire dei vantaggi del sistema, rivale del GPS americano. Ne parla il Financial Times.

Nuovi licenziamenti alla Casa Bianca. Come previsto da POLITICO circa una settimana prima, il Consigliere per la sicurezza nazionale H.R. McMaster è stato licenziato e sostituito da John Bolton, ex rappresentante USA alle Nazioni Unite sotto la Presidenza Bush Jr..
Bolton è molto conosciuto nell’ambiente politico statunitense come un convinto interventista, le cui posizioni sono state importanti nello sviluppo della guerra in Iraq (eastwest.eu ci dà un recap sulla sua vita politica). Tuttavia, non è l’unico cambiamento avvenuto in settimana all’interno della Casa Bianca: sicuramente di impatto minore, il Segretario degli Affari dei Veterani David Shulkin è stato sostituito da Ronny Jackson, ex direttore dell’Unità Medica della Casa Bianca.

Guccifer 2.0. Secondo l’esclusiva del Daily Beast, l’hacker Guccifer, famoso per aver ottenuto e girato informazioni top secret del DNC a WikiLeaks nel 2016, sarebbe un ufficiale dei servizi segreti militari russi, il GRU.
Le prove riportate – e subito acquisite dal procuratore speciale dell’FBI Robert Mueller – riportano come si sia riusciti a rintracciare la connessione dell’hacker, il quale ha agito principalmente da network privati, ma non sempre: in almeno un’occasione Guccifer si sarebbe connesso senza VPN, lasciando una traccia che riporta a una delle sedi ufficiali del GRU, a Mosca. Maggiori approfondimenti, oltre che sul Daily Beast, su La Stampa.

La guerra delle espulsioni. In seguito al tentato omicidio dell’ex agente dei servizi segreti russi Sergei Skripal avvenuto in Gran Bretagna due settimane fa, non solo il Regno Unito, condannando la Russia quale responsabile dell’avvenimento, ha espulso numerosi diplomatici dal Paese, ma anche molti dei Paesi della NATO o dell’Unione Europea si sono uniti in una espulsione di massa di diplomatici russi – i quali ora sono nell’insieme accusati di essere agenti dell’intelligence russa sotto copertura – con un totale di 140 diplomatici espulsi da oltre 24 Paesi diversi, oltre alla chiusura dell’ambasciata russa a Seattle da parte del governo americano.
La Russia, come ci si aspettava, non è rimasta a guardare, espellendo un numero non specificato di diplomatici stranieri oltre a 60 diplomatici americani, e chiudendo l’ambasciata americana di San Pietroburgo. Come riporta il New York Times, il governo russo si è dimostrato furioso in particolare con gli Stati Uniti, definendoli i veri architetti della risposta della NATO, mentre ha evitato di accusare Paesi dell’Unione Europea, come la Germania, fino ad ora neutrale a conflitti diplomatici del genere; l’azione punitiva verso la Russia sembra essere più opera di un’amministrazione americana ostile a Putin che direttamente di Donald Trump, maggiormente interessato a creare rapporti solidali.

Il nuovo governo italiano, in fase embrionale. La sempre più vicina alleanza tra Movimento 5 Stelle e Lega Nord ha portato a una spartizione del Parlamento, con l’elezione rispettivamente di Roberto Fico e Elisabetta Casellati alla presidenza della Camera e del Senato.
Le due figure sono state al centro di critiche nell’ultimo periodo per il loro passato: mentre Fico ha un passato lontano dalla politica, privo di esperienze professionali giudicate non all’altezza del ruolo e una laurea in Scienze della Comunicazione ottenuta a Trieste, Casellati è stata oggetto di critiche per le sue posizioni relative alle unioni civili e al suo ruolo all’interno di Forza Italia, oltre che per uno scandalo di raccomandazione riguardante la figlia.

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