Il mercato delle armi in Libia

Aleph sta lavorando a un rapporto sul traffico d’armi e sulle ripercussioni del collasso statale in Jugoslavia e in Libia. Quello che segue è un piccolo assaggio a beneficio dei nostri lettori.

Nel 2015 in Libia il commercio illegale di armi leggere e personali ha fruttato fra i 15 e i 30 milioni di dollari ai gruppi coinvolti, fra cui si contano anche organizzazioni terroristiche e politiche quali Boko Haram. La quasi totalità dell’offerta proviene dall’arsenale del vecchio esercito nazionale, che nel 2011 era dotato di almeno 250.000 armi da fuoco, inclusi 22.000 MANPADs (Man Portable Air Defense System) di cui quasi dell’80% si sono perse le tracce. Questi dati nazionali mascherano un mercato molto diviso e legato a realtà politiche diverse fra loro. Se il nord presenta un traffico intrinsecamente legato alle milizie in conflitto per la conquista del potere, il sud può essere considerato un vero e proprio mercato a cielo aperto in cui gli interessi economici dei diversi cartelli prevalgono sulle considerazioni politiche. Per avere un’idea complessiva del traffico libico è quindi necessario separare le due componenti.

A nord: Tripolitania e Cirenaica

In Libia, come è spesso il caso in zone di guerra, il potere delle fazioni coinvolte può essere considerata proporzionale alla dimensione del rispettivo arsenale. L’influenza su decisioni politiche e militari deriva effettivamente da quanti fucili le milizie possono offrire alla rispettiva causa e implica una capacità logistica non indifferente, data la necessità di poter trasferire risorse anche su lunghissime distanze.  In questo contesto infrastrutture quali porti e scali aerei assumono dimensioni strategiche, diventando obiettivi primari e dettando l’agenda operativa delle fazioni. L’importanza dell’accumulamento di armi è stato però riconosciuto ben prima che il paese precipitasse nella guerra civile: ciò è dimostrabile analizzando le infiltrazioni avvenute nei ministeri della difesa e dell’approvvigionamento a partire dalla caduta del regime. Il governo di Tripoli, unica entità esclusa dall’embargo internazionale, è stato fino al 2014 la principale fonte di rifornimento per i gruppi con abbastanza fondi da corrompere i pubblici ufficiali all’interno di queste strutture statali. L’ONU stima che nei tre anni in questione 60.000 pistole, 65.000 fucili d’assalto, 15.000 mitragliatrici leggere e 4.000 mitragliatrici pesanti destinati alle forze governative siano andate perdute. Oltre a ordini regolari dirottati all’arrivo si contano anche tecniche più raffinate: si passa dall’uso improprio di documenti ufficiali alla falsificazione degli End User Certificates (EUC). Esemplare è la consegna di 1.500 fucili e un milione di cartucce prodotte negli Emirati Arabi Uniti dalla società statale Caracall International LLC, avvenuto nel 2013 tramite l’americana Temax Corporation sulla base di un EUC emesso per un ordine completamente diverso. Anche se né gli Stati Uniti né la banca ungherese usata per le operazioni finanziarie non hanno risposto alle richieste di chiarimento dell’ONU, nel dicembre del 2016 il belga Sameh Sobhy è stato arrestato dalla procura federale belga per aver partecipato all’organizzazione dell’affare.

Dopo il deterioramento della crisi nel 2014 le Nazioni Unite hanno adottato un regime di controllo più severo, imponendo che il Comitato del consiglio di sicurezza sia informato di ogni ordine e introducendo una post-delivery note obbligatoria. Si sospetta che queste misure più stringenti siano la causa diretta dell’aumento esponenziale del commercio interno al paese negli ultimi due anni, con la crescita di un mercato digitale operato intermediari per conto di diverse fazioni. Nonostante le armi personali quali fucili e pistole rappresentino la maggioranza assoluta dei prodotti venduti, una rilevante fetta delle transazioni coinvolge anche sistemi d’arma più costosi quali mortai, armi antiaeree e soprattutto munizioni e RPG-7. Il sistema di smercio avviene tramite trattive su piattaforme di messagistica privata, con prezzi che si aggirano da una media di 570 dollari per un AK-47 fino a 5900 dollari per mitragliatrici pesanti e addirittura 62.000 per un sistema antiaereo ZPU-2. Non è raro incorrere in richieste di munizioni per sistemi MILAN risalenti a un contratto del 2007, anche se il 72% delle armi commerciate online sono di fabbricazione russa (seguita da un 8% belga e un 6% cinese).

A sud: il Fezzan

Come già accennato il mercato d’armi nel sud del paese assume un carattere molto diverso da quello della costa mediterranea. Ciò è anche evidente per i gruppi coinvolti negli scontri e dal pesante coinvolgimento di gruppi terroristici e milizie transnazionali provenienti da tutto il Sahel. L’amministrazione dell’area è oggetto di disputa fra diversi gruppi armati che finanziano le proprie attività con traffici di ogni tipo, dalle sigarette alla droga, dal trasporto di migranti alla tassazione di attività legali e illegali. La maggior parte dei gruppi è di dichiarata ispirazione jihadista (quali il Mujao e Ansar Dine), e annovera tra i propri membri veterani della sharia, quali ad esempio il pluriricercato Mokhtar Belmokhtar, ex mujaheddin algerino con una lunga carriera nel traffico di armi e leader di Jama’at Nusrat al-Islam wal Muslimeen, una nuova formazione che unisce i maggiori gruppi terroristici della regione. Il Fezzan può essere considerato la base logistica da cui questi gruppi lanciano i propri attacchi: grazie alle peculiarità della regione, particolarmente impervia e con temperature abbastanza alte da “acciecare” parzialmente i droni con telecamere a infrarossi, i gruppi hanno sviluppato un sistema economico basato sulla protezione delle tratte e il pagamento dei pedaggi nelle cittadine di Ghat e Sabha. Questo enorme mercato a cielo aperto è il punto di partenza delle principali rotte continentali: nonostante il commercio interno rappresenti il mercato di riferimento di questi gruppi almeno 17-20.000 armi da fuoco sono state segnalate in altri paesi quali Mali, Niger, Ciad e Sudan. L’area è anche una delle principali basi logistiche di Boko Haram, ma anche una fonte di reddito del movimento di Liberazione dell’Azawad. Quest’ultima formazione in particolare gode di un vantaggio strategico rispetto alle proprie controparti di matrice islamiche grazie alle trattative di pace in corso sotto l’egida dell’ONU con Algeria e Mali. In questi colloqui l’aspetto puramente criminale del gruppo è stato totalmente ignorato, nonostante lo status speciale di cui i membri godono in virtù della trattativa in corso. Anche per questo Sabha è considerata un hub logistico di importanza primaria nel conflitto a tre fra i Tuareg, i Tebu e Awlad Suleiman. Il trattato di pace firmato a Roma il 31 Marzo ANNO? è considerato un passo fondamentale per ostacolare il traffico sanzionato dalle tribù, le uniche realtà “istituzionali” ancora presenti in Fezzan. Il controllo di questa regione e dei flussi di armi è significa avere un vantaggio sia per quanto riguarda l’approvvigionamento di tutto il Sahel, sia la stabilizzazione del resto del paese.

Infine, la complicata situazione politica, territoriale ed economica in Libia prospetta la difficoltà di sviluppare e, ancor di più, implementare strategie efficaci nel breve termine.

La principale criticità è la moltitudine di fazioni che detengono il potere: fino a che le maggiori forze in causa non troveranno un accordo. Ottenere la collaborazione delle milizie locali, essenziale per un efficace controllo delle aree periferiche della Libia, rimane una possibilità remota data l’importanza del contrabbando di armi come fonte di potere economico e militare. Un possibile incentivo potrebbe essere includerle nel processo politico libico e nell’esercito che si verrà a formare in caso di conclusione della crisi.  Chiaramente, concedere potere politico alle milizie può essere un’arma a doppia taglio e dar loro maggior controllo e leva sui traffici.

Nel contesto attuale le uniche misure attuabili sono il monitoraggio di porti ed altre vie di introduzione di quantitativi ingenti di armi, visto che riuscire a contrastare i commerci illeciti di piccola scala appare un obbiettivo difficile da raggiungere, date le moltissime armi in mano ai civili e la facilità con cui possono essere acquistate nei bazar o tramite i social network.

All the articles by Michelangelo Freyrie.

Michelangelo Freyrie

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