Nucleare a bassa voce. Programmi e idee dei partiti minori

I temi geopolitici più toccati durante la campagna elettorale sono stati indubbiamente immigrazione e relazioni con gli enti sovranazionali. Tuttavia in secondo piano si è accennato ad altro, in particolare si è parlato di armi atomiche. I partiti ad averle citate sono 3 e li possiamo considerare minoranze (anche se uno è più grande, ed il più piccolo dei tre deve combattere per la soglia del 3%), stiamo parlando di Liberi e Uguali, +Europa e Casapound.

LeU

Per il partito di Pietro Grasso gli arsenali nucleari rappresentano una minaccia alla pace internazionale e la linea da seguire è fondamentalmente una: il disarmo nucleare (totale). L’Italia dovrebbe promuovere nuovi accordi e trattati in materia, accompagnando questa policy con un maggiore controllo sull’export delle industrie belliche italiane nel massimo rispetto delle norme internazionali, insieme ad una riduzione della spesa pubblica per la Difesa. A fondamento di tutto ciò vi è l’articolo 11 della Costituzione Italiana:

“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”

+E

Il partito di Emma Bonino, seppur pronunciandosi sempre a favore del bando sulle armi atomiche, adotta una linea diversa. In questo caso la proposta è meno ideologica e più concreta, richiedendo un ritiro degli asset tattici atomici americani (bombe B61, utilizzabili dai cacciabombardieri Tornado) presenti in Italia e in altri stati europei. Bisogna notare che nel programma il termine “tattico” viene propriamente riconosciuto implicando la consapevolezza che esistono anche armi strategiche (questione assolutamente non scontanta nel panorama politico attuale) e proponendo la Francia (che dispone di un proprio arsenale) come responsabile dell’ombrello nucleare europeo. Questa proposta ideolista ma anche pragmatica che non declassa frettolosamente le armi nucleari come mostri orribili ma ne individua la loro, cinica, utilità, si sposa molto bene con i progetti di difesa comune europea ed il supporto da parte dei leader del partito alla PESCO

CPI

Ora passiamo dall’altro lato della barricata, allontanandoci di molto e superando il Centrodestra, parliamo di Casapound Italia. Il partito di estrema destra, che ha sempre spinto molto sulla questione migratoria ha parlato anche di altro. Insieme agli aiuti per paesi africani, la leva militare e l’ipotetico intervento “boots on the ground” in Libia, il segretario del partito, Simone Di Stefano ha parlato anche di armi atomiche. La proposta è molto ampia seppur egli l’abbia abbozzata durante brevi interviste: in pratica si propone l’avvio di un programma atomico italiano con l’obbiettivo di conseguire la creazione di un arsenale nucleare nazionale. Questo comporterebbe, come ha detto Di Stefano, anche la creazione di reattori nucleari (indispensabili per lo sviluppo di un programma atomico militare) riportando difatti l’energia dell’atomo in Italia. Si tratta ovviamente di un progetto faraonico e probabilmente anacronistico (con immenso dispiacere di colui che scrive) ma che si concilia con il resto del programma del partito (fuori da EU e NATO). Senza neanche toccare la fattibilità politica (poiché si tratterebbe di fantapolitica) e finanziaria, possiamo spendere qualche parola sul lato più tecnico della proposta. L’Italia ed il nucleare hanno avuto nel corso del Ventesimo Secolo un rapporto diretto, oltre ai reattori per la produzione di energia e agli arsenali USA stoccati nella penisola, l’Italia ha avuto centri di ricerca, ha valutato la costruzioni di ordigni, ha progettato ed iniziato (ma non finito) un sottomarino a propulsione nucleare (il “Guglielmo Marconi”) ed ha persino prodotto il prototipo di un missile balistico sublanciato; in poche parole un know-how teorico è presente nel paese, ma sarà sufficiente a creare un solido precedente? Probabilmente no.

Da un lato la corsa agli armamenti, dall’altro il disarmo, due visioni antitetiche che però appaiono più o meno ugualmente impercorribili per via del ruolo attuale dell’Italia nel panorama internazionale. Se il programma di CPI tende ad un’utopia anacronistica il programma di +E e LeU risente dell’effettiva marginalità italiana in questo particolare argomento: è impossibile dare il buon esempio smettendo di fare qualcosa se non la si stava già facendo prima.

Lorenzo Gardini

Nato a Ravenna nel 1998, diplomato al Liceo Scientifico, è appassionato di storia, tecnologie militari e politica. Durante il liceo ha trascorso un anno in Texas ed è stato eletto rappresentate d’istituto. Ora studia Economia Aziendale e Management all’Università Commerciale Luigi Bocconi.

Lorenzo Gardini

Lorenzo Gardini

Nato a Ravenna nel 1998, diplomato al Liceo Scientifico, è appassionato di storia, tecnologie militari e politica. Durante il liceo ha trascorso un anno in Texas ed è stato eletto rappresentate d’istituto. Ora studia Economia Aziendale e Management all’Università Commerciale Luigi Bocconi.

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