La fabbrica di troll, la visita di Trudeau, l’accordo curdo con Assad: le notizie della settimana

Ancora scontro tra Olanda e Turchia. Il parlamento dei Paesi Bassi ha approvato una mozione che definisce “genocidio” il massacro degli armeni avvenuto in Turchia nel 1915. É già lunga la lista di Paesi che hanno approvato mozioni simili; tuttavia, l’evento sembra solo essere l’ennesima provocazione avvenuta tra i due Paesi nell’ultimo periodo, dopo che il presidente turco Erdogan aveva definito “fascisti e nazisti” il governo olandese, che aveva risposto non permettendo al ministro degli Esteri turco di visitare il Paese. La Turchia ha condannato il più recente accaduto, ritirando ancora una volta il proprio ambasciatore dall’Olanda.

La controversa visita di Trudeau in India. Il Primo Ministro canadese Trudeau ha visitato l’India la scorsa settimana, suscitando controversie per differenti motivi. Le premesse non erano delle migliori: è già stato accusato infatti di supportare il movimento Sikh presente in Canada (1,4% della popolazione), separazionisti che negli anni ’80 si sono resi protagonisti di atti terroristici. Inoltre è stato criticato per la lunghezza della sua visita: il Financial Times lo ha definito “tour”, mentre il Washington Post ha definito Trudeau una “rockstar“, in viaggio in India per circa una settimana senza apparenti motivi, se non quello di incontrare l’ambasciatore canadese (la prima serata) – oltretutto causando scandalo per aver invitato un ex-terrorista Sikh, poi allontanato – e il premier indiano Modi, il quale lo ha ricevuto solo 6 giorni dal suo arrivo nel Paese, alimentando le voci che Trudeau sia stato snobbato volontariamente, data l’inconsueta freddezza del governo indiano verso la delegazione canadese.

La fabbrica di troll russi. La scorsa settimana l’FBI ha accusato 13 persone che avrebbero lavorato nella Internet Research Agency a Mosca, la famosa “fabbrica di troll” russi che avrebbe interferito durante le presidenziali americane del 2016; diversi ex-dipendenti hanno rilasciato dichiarazioni al New York Times, o alla emittente russa TV Rain.
Secondo i racconti dei dipendenti, veniva richiesto loro di passare una giornata lavorativa di circa 12 ore, ricevendo una paga sopra la media, a pubblicare articoli e immagini false riguardanti diversi argomenti che arrivavano loro per email – tra cui Putin, Obama, il leader dell’opposizione russa Navalny – da diffondere sui social network in Russia o in America; non era richiesto nessun tipo di certificazione o preparazione per svolgere il compito, come racconta il dipendente intervistato dal New York Times, che non aveva nessuna conoscenza politica appena assunto. Sempre a questo dipendente al momento dell’assunzione, venne richiesto di scrivere un tema su una teoria del complotto diffusa in Russia chiamata “Dulles Doctrine” – secondo la quale la CIA negli anni ’60 avrebbe tentato di distruggere la USSR manipolando i suoi valori morali e il suo patrimonio culturale – la quale poi, come riporta il Telegraph, è stata la base dell’azione compiuta dalla Internet Research Agency, la quale, sempre secondo il Telegraph, sembra ancora essere in funzione.

L’attentato silenzioso in Giappone. Come riporta il JapanTimes, due persone sono state arrestate a Tokyo dopo aver sparato in direzione della sede dei Chongryong – rappresentanti di una vasta comunità coreana presente in Giappone, e pro-Corea del Nord – durante la notte del 23 Febbraio. Nessun morto, nessun ferito: la cosa che colpisce di più tuttavia è che l’evento sia collegato proprio al Giappone, considerato tra i Paesi più sicuri al mondo, che presenta leggi molto severe e restrittive riguardo all’utilizzo delle armi. I media locali (come riportato da Osservatorio Corea del Nord) avrebbero confermato che i due attentatori sono legati a movimenti di estrema destra.

Il bizzarro accordo tra Assad e i curdi. Nel tentativo di limitare l’avanzata turca nel territorio siriano, che ha lo scopo di creare una zona di separazione tra i Curdi e la Turchia – dove il PKK, il partito curdo, è considerato terrorista – le forze alleate di Assad hanno raggiunto un incredibile patto con l’esercito curdo per evitare che l’esercito turco e la coalizione ribelle siriana riescano a conquistare la città di Afrin. Il ruolo della Russia è controverso in questa nuova diatriba, cominciata circa un mese fa (maggiori approfondimenti sul Post e su ECFR), in cui avrebbe dato il proprio sostegno ad Assad, ma raggiungendo comunque un accordo con il presidente Erdogan e permettendogli di penetrare lo spazio aereo della zona, sotto il controllo russo.

La riforma sull’immigrazione francese. Il Presidente francese Macron ha approvato una riforma (che verrà successivamente votata a giugno al Parlamento) che sembra rinforzare una politica più dura nei confronti dei migranti in arrivo in Francia, nonostante la promessa di accogliere i rifugiati fatta lo scorso agosto. Il dietrofront riflette i sondaggi di BBVA sull’immigrazione in Francia, secondo i quali circa il 63% della popolazione francese crede che siano presenti troppi migranti nel Paese; il cambiamento nella linea di pensiero di Macron non è nuovo, ed è già stato criticato in passato. La riforma, secondo il ministro dell’Interno Collomb, ha lo scopo di riuscire a fronteggiare una sempre crescente domanda di migranti nel Paese: prevede, in particolare, un aumento del periodo di detenzione dei migranti richiedenti asilo nel Paese, la cui richiesta avrà un tempo massimo di attesa entro 6 mesi (contro i 12 attualmente in vigore).

Il drammatico report sulle forze armate tedesche. Come riporta il Financial Times, il commissario per l’esercito del Bundestag ha parlato nel suo report della pessima condizione in cui si trovano gli armamenti tedeschi; sull’argomento sempre il Financial Times aveva dedicato un articolo la settimana scorsa. In particolare, le critiche si sono incentrate sul disimpegno verso l’obiettivo della NATO di dedicare il 2% del PIL agli armamenti (si attesta per ora sull’1,2%), e sui problemi in particolare aerei e navali (solo una frazione degli armamenti sembrava ancora disponibile all’uso durante il controllo del commissario).
I problemi dell’esercito tedesco coincidono con la maggiore necessità dei suoi armamenti per l’Europa, dalla riunificazione del 1990; avendo dato la disponibilità per formare una base NATO a Bonn che funga da “controllore” per una possibile avanzata russa nell’Est Europa, la Germania ha bisogno che le proprie forze armate vengano rimesse in sesto.

I finanziamenti del Pakistan per il terrorismo: le accuse americane. Il Pakistan sarà riportato al primo posto nella Terror Financing List, una lista internazionale che classifica i Paesi che contribuiscono maggiormente a finanziare i gruppi terroristici. La posizione è dovuta alle accuse del presidente Trump verso il governo pakistano, il quale sarebbe stato inattivo nel contrastare le azioni terroristiche che partono dal Paese; la classificazione del Pakistan potrebbe spaventare gli investitori stranieri, e influenzare negativamente l’economia. Il provvedimento, promosso appunto dagli Stati Uniti, era stato osteggiato inizialmente da Turchia, Cina e Arabia Saudita (rappresentante dei Paesi del Golfo): tuttavia gli ultimi due Paesi hanno successivamente tolto il proprio supporto verso il Pakistan – nonostante un investimento da 55 milioni della Cina nel Paese – mentre il viceministro delle Finanze pakistano ha accusato l’India di aver sponsorizzato l’inserimento del Paese in cima alla lista. Il provvedimento è stato appoggiato, tra gli altri Paesi, da Regno Unito, Germania e Francia. Maggiori informazioni su Bloomberg e il Wall Street Journal.

WP Facebook Auto Publish Powered By : XYZScripts.com