Monaco, Saakhaslivi e Nethanyahu: le notize della settimana

Deportato. Le disavvenutre dell’ex presidente georgiano continuano. Al conflitto con il presidente ucraino Poroshenko, ex compagno di studi e amico, si aggiunge una nuova escalation. Dopo essere reintrato illegalmente nel paese, lunedì Saakhasvili è stato deportato in Polonia dalla polizia ucraina. La lotta fra il presidente e l’ex collega hanno attirato molta attenzione nonostante il trascurabile seguito di Saakhaslivi sopratutto perché interpretato come un segno di autoritarismo e arbitrarietà da parte di Poroshenko.

Inizia la conferenza di Monaco. Considerata la versione più pragmatica di Davos, si tratta di un incontro annuale a cui partecipano i principali responsabili della sicurezza mondiale. Quest’anno si lamenta particolarmente l’assenza di una forte rappresentanza americana, con il segretario di stato Mattis presente solamente nel pubblico e non fra i panelists. Oltre a una serie di seminari molto interessanti la conferenza produce un rapporto annuale che potete trovare qui.

Bibi l’attore. Che a Netanyhau piaccia fare scalpore a eventi internazionali lo avevamo capito quando portò un grafico a forma di bomba all’assemblea ONU, spiegano il pericolo iraniano con semplicità e poca calma. Questa volta Benjamin ha deciso di fare il bis, mostrando un frammento di drone abbattuto dall’aviazione isrealiana al rappresentante iraniano, chiedendogli se lo riconoscesse. Israele ha aspramente criticato il supporto di Teheran a milizie ostili allo stato ebraico, minacciando una ritorsione in caso di attacco.

Decine o centinaia? Un attacco aereo della coalizione anti-ISIS avrebbe provocato numerose vittime di cittadinanza russa in Siria. Il problema: quante sono le vittime? Per evitare ulteriori tensioni con l’occidente la Russia è stata piuttosto reticente nel rivelare quanti soldati abbia perso nell’attacco, quasi sicuramente frutto di un errore. Eastwest spiega come Mosca utilizzi la società di mercenari “Wagner” per negare ogni responsabilità.

Caos socialdemcoratico. La confusione regna in Germania, dove Martin Schulz ha rinunciato alla carica di ministro degli esteri e si è ritirato da ogni carica all’interno del partito. Questo ultimo atto contro l’oramai ex-segretario è una delle tante rese dei conti in corso nel partito, in particolare attorno al suo predecessore Sigmar Gabriel. L’attuale ministro degli esteri si  è infatti vendicato della decisione di Schulz di sostituirlo come capo della diplomazia tedesca nonostante l’apparente tregua siglata fra i due leader. Intanto a partire da martedi il partito deciderà se sostenere la grande coalizione con la CDU di Merkel.

WP Facebook Auto Publish Powered By : XYZScripts.com