Erdogan in Italia, traditi dal jogging, scenari post Olimpiadi: le notizie della settimana

Erdogan in Italia. In un’intervista a La Stampa, alla vigilia del suo viaggio in Italia dove incontrerà Papa Francesco, il Presidente Mattarella e il Premier Gentiloni, Erdogan rivendica con forza le proprie scelte militari interventiste nei confronti dei curdi e attacca i vertici europei sul processo di adesione della Turchia all’UE. Nel frattempo, i curdi che sono sotto attacco turco nell’enclave di Afrin sembrano voler chiedere l’aiuto di Damasco nel proteggere i confini settentrionali dall’offensiva di Erdogan.

Chi ha detto che troppo fitness fa bene? Strava è un’applicazione dedicata al tracking dei progressi per jogger. Una grande idea che però ha causato una clamorosa falla nella sicurezza dei contingenti americani all’estero. Grazie alle mappe interattive dell’applicazione, infatti, è possibile osservare i percorsi più usati dagli utenti del servizio, rivelando così l’esatta posizione di basi segrete in punti caldi del mondo, rendendole facili bersagli per droni, mortai e missili. Addirittura sarebbe possibile ricostruire i percorsi delle pattuglie grazie a soldati sbadati che avevano lasciato il GPS acceso.

Difesa continentale. Il segretario di stato Tillerson ha annunciato l’intenzione di rilanciare la cosiddetta “Dottrina Monroe”, la quale pone la sicurezza di ogni stato del continente americano negli interessi degli Stati Uniti. Studiata per impedire l’ingerenza di paesi europei negli affari americani, il ritorno della dottrina è sopratutto visto come deterrente nei confronti delle “ambizioni imperiali” cinesi.

Fallimento francese. In occasione dell’uscita di “Chemins de Damas”, un libro sulle relazioni franco-siriane dal 1980 fino alla guerra civile, Il Foglio ripercorre gli eventi chiave nel difficile rapporto fra l’Eliseo e il suo vecchio protettorato mediorientale. Le prospettive per Macron non sono le migliori.

Aden è caduta. Il più importante porto yemenita sull’omonimo golfo è caduto in mano ai separatisti Houthi nonostante gli sforzi delle truppe leali al governo del presidente Hadi. La sconfitta delle truppe lealiste è un duro colpo per le ambizioni della coalizione a guida saudita di contenere ciò che ritiene un movimento fantoccio manovrato dall’Iran.

Scenari post OlimpiadiCiò che accadrà dopo le Olimpiadi invernali in Corea del Sud preoccupa la comunità internazionale. Il Presidente Trump sembra impaziente di dare un segnale forte a Pyongyang e diverse soluzioni militari sono già sul tavolo, da strikes mirati all’intervento dei Navy Seals per decapitare i vertici politico-militari della Corea del Nord. Nonostante ciò, nell’amministrazione USA personalità come il Segretario alla Difesa Mattis e il Capo dello Staff McMaster spingono ancora per la soluzione diplomatica.

Spie nordcoreane, edizione Berlino. I lettori accaniti della nostra rubrica ormai sapranno che i servizi segreti nordcoreani hanno la straordinaria capacità di essere attivi in numerose parti del mondo, spesso con il compito di gestire traffici volti a superare le sanzioni della comunità internazionale. Dall’Ambasciata a Berlino passano anche alcune attività che vogliono rafforzare il programma nucleare di Kim.

Le “cyber priorità”. Nella relazione annuale del Copasir, emerge un quadro in cui a preoccupare maggiormente i vertici dell’intelligence italiana non è il “terrorismo cibernetico”, ma lo “spionaggio cibernetico” con particolare riferimento all’attivismo russo.

La spia dell’Artico. Un autentico mistero coinvolge un cittadino norvegese, arrestato a Mosca con l’accusa di spionaggio. Poche certezze, molti dubbi e il timore di una provocazione russa verso la Norvegia, uno dei Paesi più impegnati e convintamente atlantisti all’interno della NATO.

Droni sul Super Bowl. In un report di Foreign Policy, si evidenzia come l’uso di nuove tecnologie, ed in particolare dei droni, possa rappresentare una concreta minaccia verso eventi pubblici come il Super Bowl.

La guerra di Israele. Da un estratto adattato del libro di Ronen Bergman, “Rise and Kill First: The Secret History of Israel’s Targeted Assassinations”, emerge come la strategia di Israele nella lotta al terrorismo caratterizzata dall’uso di omicidi mirati da parte dello Shin Bet e del Mossad si sia rilevata efficace. Tuttavia, Israele sembra aver pagato un alto prezzo in termini etici e di reputazione internazionale. Nello stesso tempo, un tacito accordo con l’Egitto permette alle forze aeree israeliane di bombardare gruppi jihadisti riconducibili allo Stato Islamico nella penisola del Sinai.

 

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