Davos, la guerra in Kurdistan, le spie olandesi: le notizie della settimana

Operation Olive Branch. Inizia un nuovo capitolo della guerra in Siria, che in questo caso vede l’avanzata delle forze turche oltre i propri confini, per sfociare nella zona di Afrin, nella Siria del Nord, con l’obiettivo di liberare la zona dalle armate curde della YPG, un’estensione della principale forza armata del Kurdistan, il PKK. I nuovi scontri risultano importanti per come stiano causando un’evoluzione nelle alleanze tra le forze combattenti nella zona. La Turchia, attaccando apertamente forze appoggiate dal governo americano (SDF, che hanno contribuito alla riconquista dei territori siriani) nella lotta contro l’ISIS in Siria, conferma il proprio distaccamento dagli Stati Uniti, per avvicinarsi maggiormente alla Russia; Afrin è stata controllata sia dalla Turchia che dalle forze russe sin dagli inizi degli scontri in Siria, e per l’incursione, il presidente Erdogan ha dovuto fare affidamento sugli alleati russi, i quali spingono a un’alleanza più stretta con il governo turco per spingere a una pacificazione della Siria, in modo da fare accettare il governo di Assad anche alle forze rivoluzionarie curde. Maggiori approfondimenti su ECFR e Stratfor.

Macron il Conquistatore. Nonostante siano passati solo 8 mesi da quando Emmanuel Macron è salito al governo in Francia, ha già mostrato di avere le idee chiare in politica estera. Il suo approccio alla politica sociale è stato diverso rispetto a quello di altri grandi Paesi, come USA e UK con i rispettivi “America/UK First”, lasciando strada a una visione meno chiusa e più volta verso la protezione dell’Unione Europea e dei suoi mercati, con scetticismo rivolto alle merci importate dalla Cina. Inoltre, Macron ha mostrato anche buone doti da diplomatico, trattando argomenti delicati con la giusta grinta, ma nel rispetto dei Paesi a cui si rivolgeva, senza crearsi nemici o tensioni. Ne parla Foreign Policy.

Spie olandesi sulle spie russe. La Stampa riporta un’inchiesta di due media olandesi, il quotidiano de Volkskrant e il programma tv Nieuwsuur, per cui un corpo di cybersicurezza governativo dei Paesi Bassi, il JSCU (Joint Sigint Cyber Unit) sarebbe riuscito a individuare il gruppo di hacker russi operanti a Mosca ai quali erano stati attribuiti alcuni attacchi ai server del Comitato Nazionale Democratico (DNC) statunitense e a fornire importanti informazioni a riguardo al governo americano, ancora ai tempi della presidenza Obama; nonostante la completa sorveglianza delle azioni dei soprannominati gruppi Fancy Bear e Cozy Bear, non si è riusciti ad evitare un altro attacco agli stessi server del DNC nel 2016, anni dopo la condivisione delle informazioni al governo statunitense.

Il nuovo piano di difesa polacco. Dopo le vicende politiche che hanno creato tensione tra Unione Europea e Polonia, il governo polacco sembra essere venuto incontro alle richieste dell’EU riguardo alla cooperazione in ambito di Difesa tra gli Stati membri. Le stesse vicende politiche hanno causato un allontanamento tra le due parti, indebolendo il potenziale ruolo di importanza che la Polonia avrebbe potuto ricoprire sempre riguardo a questo tipo di cooperazione. In questo nuovo documento pubblicato da ECFR, viene mostrato come la Polonia, tramite un nuovo piano di potenziamento della Difesa, cerca di allontanare alcune delle percezioni negative che si sono create negli ultimi tempi verso di sé.

Davos 2018. Si è appena concluso l’annuale incontro del World Economic Forum a Davos, Svizzera, nel quale i principali leader europei – May, Macron, Gentiloni e Merkel – hanno parlato principalmente dell’importanza del libero mercato, e in particolare della necessità di proporre nuove azioni a difesa di esso; nonostante il processo di uscita dall’Unione Europea, anche il Regno Unito ha confermato il suo appoggio verso un mercato senza barriere. L’incontro è stato inoltre importante per il discorso del Presidente americano Trump, il quale ha sottoscritto le parole dei precedenti leader (“America First not America Alone”), nonostante le minacce passate di abbandonare il NAFTA (North-American Free Trade Agreement); ha proposto inoltre maggior contatto a livello di mercato con le nazioni facente parte del Partenariato Trans-Pacifico (maggiori approfondimenti su Politico).

La storia si ripete? Politico rilascia un interessante articolo in cui vengono confrontati tutti i principali scandali che hanno coinvolto i Presidenti americani negli ultimi decenni – Nixon, Clinton, Reagan – mostrando come sia stato sempre determinante l’intervento dell’FBI a dirigere i processi di impeachment, nei primi due casi, o a rendere pubbliche le azioni del governo, nell’ultimo. In questo caso, il confronto va applicato alla situazione di stallo tra l’attuale Presidente Trump e l’FBI, con la minaccia di licenziare lo Special Consuel Robert S. Mueller III, a capo dell’investigazione sul Russiagate, che avrebbe potuto causare uno scandalo tale da formare un pretesto di impeachment per un tentativo di “ostruire la giustizia”, la cui crisi costituzionale generatasi sarebbe potuta essere paragonabile solo a quella del Watergate.

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