Bombe fabbricate in Italia, sanzioni verso la Corea del Nord, proteste in Iran: le notizie della settimana

Le sanzioni verso la Corea del Nord… Lo scorso 24 dicembre le Nazioni Unite hanno approvato nuove sanzioni verso la Corea del Nord, promosse in particolare dall’azione degli Stati Uniti. La “Resolution 2397” prevede grossi tagli alle esportazioni di materiale necessario all’industria come veicoli, equipaggiamenti e impianti, oltre a quelle di petrolio per circa l’89%; inoltre verranno espulsi nei prossimi 24 mesi tutti i lavoratori nordcoreani che operano all’estero (circa 100 000 secondo le stime del governo americano).
La Corea del Nord ha dichiarato che le nuove sanzioni rappresentano “un atto di guerra”, da parte delle Nazioni Unite, mentre sorgono dubbi riguardo alla loro efficacia da parte di diversi analisti americani, per cui non rappresentano un cambiamento significativo rispetto alle precedenti sanzioni, e potrebbero richiedere anni per avere effetto sull’economia nordcoreana (Reuters).

… E la risposta cinese. Il quotidiano sudcoreano Chosun ha pubblicato un articolo in cui si mostrano scambi tra presunte navi cinesi e nordcoreane, violando le regole stabilite dalle nuove sanzioni internazionali, che vietano scambi da nave a nave con la Corea del Nord, tramite delle fotografie satellitari scattate al largo del Mar Cinese Orientale.
L’apparente unanimità delle decisioni prese dalle Nazioni Unite al momento della stesura delle sanzioni è stata invece frutto di un compromesso tra Cina e Stati Uniti; il quotidiano sudcoreano The Hankyoreh specifica che inizialmente c’era un grosso dissenso tra le due parti. Lo scontro è stato causato dalla discrepanza tra il piano di isolamento proposto dal governo americano, estremo (si prevedeva uno stop totale alle importazioni ed esportazioni verso la Corea del Nord), e la posizione più diplomatica della Cina, la quale avrebbe subito maggiormente gli effetti delle decisioni prese.
La reazione del presidente Trump non si è fatta attendere, dove in un tweet ha attaccato il governo cinese, accusandolo di essere stato scoperto “con le mani nel sacco”; CNN riporta che diversi ufficiali di governo hanno evitato di rispondere a domande riguardanti il tweet. Il governo cinese ha intanto smentito le accuse.

Gli accordi segreti tra Italia e Arabia Saudita. Un servizio del New York Times mostra come in Sardegna vengano prodotte bombe successivamente vendute dal governo italiano all’Arabia Saudita, che le usa nella sua guerra in Yemen.
La compagnia che gestisce la produzione delle bombe è tuttavia tedesca: RWM, che ha una sussidiaria italiana presso la zona di Cagliari, guadagna da queste operazioni di vendita circa il 50% dei suoi ricavi, ma riceve critiche da parte della comunità locale riguardo le sue attività. Il governo italiano ha fornito le licenze necessarie all’azienda per operare, e il premier Paolo Gentiloni ha definito le esportazioni processi legali e svolti “alla luce del sole”. Tuttavia, sembra che queste azioni violino sia la legge italiana che quella internazionale, andando contro l’ “Arms Trade Treaty” firmato dal governo nel 2013.

L’evoluzione della politica estera indiana. In questo articolo, The Diplomat racconta dei cambiamenti in politica estera del governo indiano, in particolare del suo nuovo pragmatismo che ha portato il Paese, da una posizione decisamente sbilanciata, a cercare di trovare un suo equilibrio all’interno dei rapporti tra Isreaele e Palestina.
Come già detto, l’India è stato un fervido sostenitore della causa palestinese, e ha intensi rapporti commerciali con i Paesi del Medio Oriente. Nonostante ciò, il governo indiano si è cautamente portato in una posizione più vicina ad entrambe le Nazioni, sfruttando diverse occasioni (come l’incontro tra il Presidente indiano Modi e il Presidente palestinese Abbas) che hanno permesso di dimostrare una nascente neutralità del Paese verso la questione palestinese. Questo risultato è stato raggiunto anche grazie a un continuo corteggiamento da parte di Israele, che ha accordi, oltre che commerciali, relativi a difesa e sicurezza con l’India.

Le proteste in Iran. In Iran sono iniziati dei movimenti di protesta, partiti dalla città di Mashhad fino a diffondersi in 7 diverse città iraniane, tra cui la capitale Teheran. Le proteste vengono considerate le più importanti dal 2009, quando vennero contestate le elezioni presidenziali che videro la vittoria di Ahmadinejad: in questo caso, sono state contestate le azioni del governo iraniano, colpevole di un aumento dell’inflazione e della povertà; “La Rivoluzione Islamica è stata un errore” è stato un coro condiviso dalla folla, che ha inneggiato, oltre che alla morte del Presidente iraniano Rohani (definito anche dittatore) e dell’Ayatollah Khamenei, alla fine degli sforzi iraniani verso le guerre in Siria e Iraq, per concentrarsi maggiormente sulla situazione interna del Paese. Le proteste di giovedì scorso hanno visto scontri con la polizia che hanno causato circa 50 arresti, mentre complessivamente ci sono state 3 vittime; il governo iraniano ha provveduto bloccare i segnali televisivi in Iran di diversi network internazionali come BBC e RT, mentre la televisione di Stato rilasciava messaggi di critica verso i “gruppi controrivoluzionari e i media stranieri che generano caos”. I primi commenti internazionali sulla vicenda sono arrivati da Donald Trump, che su Twitter ha detto di “osservare attentamente le violazioni dei diritti umani in Iran”, mentre il Ministro degli Esteri israeliano Erdan si è concentrato sulle ingenti spese del governo iraniano per la propaganda religiosa, accusandolo di concentrarsi poco sulla popolazione.

WP Facebook Auto Publish Powered By : XYZScripts.com