Austria, sanzioni europee, isolamento statunitense: le notizie della settimana

Austria. Ha fatto discutere il nuovo governo di coalizione guidato dal giovane conservatore Sebastian Kurz, che ha deciso di assegnare agli alleati di estrema destra ministeri chiave come Interno e Difesa. Israele non ha accolto con favore questa scelta viste le posizioni notoriamente antisemite degli esponenti di tale partito e il Premier Netanyahu ha chiesto ai suoi ministri di rivedere le relazioni bilaterali con l’Austria.

Invece, la proposta di dare la cittadinanza agli abitanti dell’Alto Adige ha creato tensioni con l’Italia, preoccupata anche della possibilità di chiusura del Brennero in ottica anti immigrazione.

Anche da parte degli alleati europei e NATO, la svolta a destra austriaca desta preoccupazione. Dal punto di vista europeo si prospetta un avvicinamento alle posizioni del gruppo Visegrad, mentre in seno all’Alleanza Atlantica emerge il timore che l’Austria possa diventare l’ennesimo cavallo di Troia russo per indebolire i governi occidentali.

Ristrutturazioni. Secondo Foreign Policy, gli Emirati Arabi stanno ristrutturando il proprio apparato d’intelligence, cercando nuova linfa vitale tra le professionalità statunitensi. Emerge un quadro in cui gli Emirati Arabi stanno tentando di assumere ex-agenti CIA ed ex-esponenti delle agenzie di sicurezza degli Stati Uniti capaci di incidere sulle scelte strategiche del Paese.

Sanzioni. La Commissione europea ha mostrato l’intenzione di muoversi contro la Polonia con un’azione disciplinare e sanzionatoria che potrebbe portare a limitare il diritto di voto del Paese a Bruxelles. Nonostante sia necessaria l’unanimità dei Paesi membri per procedere e vista la contrarietà già espressa dall’Ungheria di Orban, la Commissione pare decisa ad iniziare il processo, denunciando in particolare la deriva anti-europea ed illiberale delle ultime riforme approntate dal governo polacco, come quella della giustizia.

Al punto di partenza. Il voto catalano non sembra aver chiarito i rapporti di forza tra Madrid e Barcellona. Se a livello di partito a prevalere sono stati gli unionisti e centristi di Ciudadanos, l’insieme dei partiti indipendentisti ha ottenuto 70 dei 135 seggi nonostante il 47% delle preferenze. Il tracollo del Partito Popolare del Premir Rajoy mostra ancora una volta la confusione del governo centrale nella gestione di questa delicata questione politica.

Isolamento. Nonostante la minaccia statunitense di tagliare i fondi per la cooperazione per i paesi che si fossero espressi in modo contrario, l’Assemblea Generale dell’ONU ha rigettato la decisione USA su Gerusalemme capitale. Una risoluzione non vincolante, ma che ha mostrato come mai prima d’ora lo stato d’isolamento dell’amministrazione Trump su un dossier così delicato per gli equilibri mediorientali.

Missili. Un nuovo missile lanciato dai gruppi ribelli yemeniti degli Houthi è stato intercettato sui cieli di Riad dalle batterie saudite. L’ennesimo attacco che rilancia le accuse già mosse dagli Stati Uniti circa il coinvolgimento diretto dell’Iran nella fornitura dei missili agli Houthi.

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