La missione in Niger, la net neutrality, la non-risposta araba: le notizie della settimana

I tagli alla difesa. “Con i recenti attacchi terroristici in corso in America e nel mondo, l’antiterrorismo non dovrebbe subire tagli”. La posizione di Foreign Policy è chiara nell’articolo in cui si parla del taglio effettuato dal governo americano di 568 milioni di dollari verso l’antiterrorismo, che segue un altro taglio di 11 milioni al dipartimento di controllo nucleare che gestisce le possibili minacce nucleari; inoltre, il taglio all’antiterrorismo comprende anche l’eliminazione dei “VIPR teams”, un programma iniziato da Bush nel 2006 che viene sfruttato per prevenire o rispondere ad attacchi terroristici alle fermate di mezzi pubblici come treni, bus, fermate della metropolitana.

Reinventare i rapporti con l’Est. L’EAP (European Eastern Partnership), è un framework utilizzato per aiutare alcune nazioni dell’Est Europa – Armenia, Azerbaijan, Bielorussia, Georgia, Moldavia – che condividono problemi economici e strutturali post-Unione Sovietica. Di fatto il ruolo dell’EAP quale anticamera prima di una possibile entrata nell’Unione Europea è stato perso, a causa dei nuovi conflitti in Ucraina, della mancanza di progresso nel corso degli anni e di un complessivo disinteressamento da parte dell’Unione Europea verso la loro situazione; quale potrebbe essere un’idea per promuovere un intervento europeo in questi Paesi? Michelangelo Freyrie tratta su Aleph di possibili soluzioni a questo problema, e delle conseguenze che avrebbero nello scenario est-europeo.

Goodbye, net neutrality. La Commissione Federale per le Comunicazioni americana (FCC) ha revocato le leggi sulla cosiddetta “net neutrality”, che imponevano un trattamento equo da parte delle organizzazioni che gestiscono la rete Internet verso tutti i suoi utilizzatori.
La reazione a questo cambiamento è stata mista; le critiche principali, come si può leggere su articoli come quello di The Verge o su The Independent sono state relative alla percezione di questo evento come una prima privatizzazione della rete, la fine di un accesso libero e gratuito ai servizi del web a favore di grossi arricchimenti da parte delle grandi compagnie  di distribuzione dei servizi di Internet. Al contrario, i sostenitori di questo provvedimento (come Robert McDowell, ex-commissario della FCC, che esplica la sua posizione in questo articolo) hanno identificato il repeal come un evento che potrebbe promuovere degli investimenti, e migliorare la situazione in termini di vantaggi di costo per tutti gli utenti che sfruttano i vari servizi.

Gerusalemme capitale – e l’Arabia? Nonostante le accese, prevedibili reazioni da parte del mondo musulmano al riconoscimento di Gerusalemme come capitale d’Israele da parte degli Stati Uniti, paradossalmente non è arrivata la condanna del governo arabo riguardo a questa azione (tranne il commento negativo del re d’Arabia Re Salman). Come mai il Paese che più rappresenta la cultura islamica si è astenuto dal commentare questo evento?
Il de facto leader del governo saudita, il principe Mohammed Bin Salman, ha saputo sfruttare l’occasione per lanciare un appello di pace e diplomazia verso gli Stati Uniti, invece che soffermarsi su commenti diretti all’evento, raccogliendo indirettamente l’approvazione del governo israeliano. Ne parla Foreign Policy.

Truppe italiane in Niger. È arrivato nella giornata di ieri l’annuncio ufficiale del presidente Paolo Gentiloni riguardo al futuro stanziamento di un contingente di truppe italiane in Niger. La missione sarà autorizzata da un decreto legge che diverrà ufficiale nei prossimi giorni; il premier parla già di inviare i primi 150 uomini alla fine dell’anno. Il ruolo principale dei soldati italiani sarà quello di presidiare un forte posto sul confine tra Libia e Niger per controllare il flusso dei migranti. Inoltre, avranno anche il compito di addestrare il personale dell’aviazione nigerina. Una missione problematica a causa della difficoltà di approvvigionamento, della minaccia delle truppe jihadiste locali e delle critiche al corrotto governo del Niger che i Paesi europei partecipanti all’operazione hanno deciso di supportare. Ne parla il Post.

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