Germania e leadership, guerra privata, Egitto: le notizie della settimana

Aspettando Berlino. Dopo il fallimento delle trattative per la formazione della coalizione di governo con i Liberali e i Verdi, la preoccupazione tra i paesi europei verso l’instabilità politica in Germania cresce ogni giorno. Evidenti ripercussioni potrebbero toccare le riforme annunciate per l’Eurozona ed i negoziati per la Brexit.

Questione di leadership. Il nostro Presidente Enrico Ellero è uno dei vincitori del Financial Times’ Future of Europe Project. Nel suo articolo pubblicato ieri sul quotidiano inglese ci spiega perché la Germania non può continuare ad essere una guida in Europa: i buoni risultati in campo economico e commerciale non sono sufficienti per esercitare una leadership sull’intero continente europeo se contemporaneamente si mostrano rilevanti mancanze in altri campi, soprattutto in termini di hard e soft power.

Il ritorno degli omini verdi. È caos nel Donbass. Una lotta di potere tra il Presidente dell’autoproclamata repubblica popolare e il suo Ministro dell’Interno sembra essere sfociata in un tentativo di colpo di stato, con soldati senza distintivi che presidiano da giorni le strade di Luhansk.

Guerra privata. Erik Prince è il fondatore dell’agenzia di contractor Blackwater che ha operato dal 1997 al 2010 in Iraq, Afghanistan e altre zone di conflitto per conto delle amministrazioni USA. Oggi alla guida di un’altra agenzia, Frontier, propone che siano i contractor ad operare in Libia nella lotta al traffico di essere umani.

Dottrina nucleare. In un report dell’European Council on Foreign Relations si cerca di analizzare la dottrina militare e nucleare nordcoreana. Il termine utilizzato per sintetizzarla è quello di “Preempting Decapitation” e i programmi balistici e nucleari sviluppati finora sembrano tutto tranne che il frutto di una politica suicida e sconsiderata.

Interferenze. Il racconto di un giornalista russo che durante il 2016 si è occupato della campagna presidenziale degli Stati Uniti: come il Cremlino avrebbe dettato la linea sulle modalità di copertura mediatica dei due candidati alla presidenza.

Iraq. Dopo la sconfitta militare di ISIS, riemergono i decennali problemi strutturali dello Stato iracheno che impediscono una piena ricostituzione delle istituzioni del Paese.

Egitto. Il tragico attacco alla moschea nel Sinai ha segnato fortemente l’opinione pubblica egiziana. Un cambio di passo nella campagna antiterrorismo è atteso da tempo da parte di Al-Sisi e all’indomani del massacro potrebbe esserci un’accelerazione importante. Nel frattempo sono sempre più frequenti contatti con l’intelligence israeliana nell’ambito delle attività di coordinamento necessarie per l’organizzazione delle risposte militari contro i gruppi jihadisti presenti nel Sinai.

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