Porto Rico: L’amministrazione Trump alla prova umanitaria

La risposta dell’amministazione Trump a Porto Rico indica cosa aspettarsi dagli Stati Uniti per quel che riguarda interventi umanitari.

Durante l’ultimo decennio Porto Rico ha subito una grave crisi economica, finanziaria e demografica. Il primo tassello della crisi è stato un taglio netto delle tasse, attuato negli anni 70, al fine di incoraggiare la creazione di business e posti di lavoro nell’isola. In particolare, l’industria farmaceutica ha costruito in pochi anni 89 fabbriche e creato decine di migliaia di posti di lavoro. Nel 2006 però, il Congresso ha deciso di eliminare gli sgravi fiscali e nel 2008, a causa della crisi economica mondiale, la produzione del settore manifatturiero nell’isola si è dimezzata e, come conseguenza, migliaia di persone sono state licenziate. Il governo, per risollevare l’economia dell’isola, ha deciso, di emettere obbligazioni governative e gli investitori hanno riversato miliardi di dollari nelle casse governative perché attratti dalla tripla esenzione fiscale dei titoli (federale, statale e locale). Attrarre capitali è divenuto fondamentale per Porto Rico, però questo ha portato l’isola a raggiungere un indebitamento insostenibile pari a circa 70 miliardi di dollari. Sembra impossibile che Porto Rico riesca a ripagare i propri debiti visto che il Congresso, nel 1984, ha privato il governo locale della possibilità di dichiarare bancarotta secondo il capitolo 9 del Codice Fallimentare statunitense. Infatti, nonostante l’isola sia considerata formalmente territorio americano, Porto Rico non possiede gli stessi diritti degli altri 50 stati e, secondo un sondaggio del New York Times, solo il 54% degli americani sa che i portoricani sono a tutti gli effetti cittadini americani e che possono viaggiare liberamente. Senza passaporto, negli Stati Uniti. L’isola, comunque, non può partecipare alle elezioni presidenziali e non possiede rappresentanti con diritto di voto al Congresso. Se fosse uno stato, con i suoi 3.4 milioni di cittadini sarebbe il 30esimo per abitanti, ma, dal 2010, la popolazione è calata del 8% visto che il costo della vita nell’isola è molto alto mentre il reddito medio è pari a soli 18 mila dollari, in questo simile a quello del Mississipi che risulta essere il più povero dei 50 stati americani.

La crisi finanziaria

Il governatore portoricano, nel luglio 2015, ha ammesso che la situazione finanziaria non era più sostenibile e che il governo non sarebbe riuscito a ripagare i debiti, pari a circa 70 miliardi di dollari. Per capire il livello pro capite del debito, quando l’Argentina, con una popolazione di 37 milioni, dichiarò bancarotta nel 2001 il suo debito era intorno agli 80 miliardi. Dopo tale annuncio il prezzo dei titoli di stato è crollato e nel solo mese di ottobre del 2015 sono stati svenduti titoli per un valore pari a 8.34 miliardi di dollari, principalmente a hedge funds al prezzo di 65 centesimi per ogni dollaro di valore nominale. La situazione ha portato ad una nuova legge del Congresso che ha permesso a Porto Rico di dichiarare bancarotta secondo il capitolo 9. Alcuni investitori hanno intentato cause legali contro il governo portoricano per riuscire a rientrare dell’investimento, mentre altri hanno deciso di liberarsi dei titoli al prezzo di 30 centesimi per ogni dollaro. Il 26 settembre, pochi giorni dopo gli uragani che hanno devastato l’isola, il giudice incaricato per le cause degli investitori, Laura Taylor Swain, ha ordinato che il procedimento giudiziario fosse temporaneamente sospeso, ma nessuno degli stessi investitori ha rinunciato alla causa legale. Solo 3 tra gli stessi investitori, Goldman Sachs, Citibank e Scotiabank, hanno donato 1.25 milioni di dollari per la ricostruzione di Porto Rico.

Il passaggio degli uragani

A man stands inside of a destroyed supermarket by Hurricane Maria in Salinas, Puerto Rico, September 29, 2017 REUTERS/Alvin Baez

Nella seconda metà di settembre l’isola è stata colpita da due uragani, Irma e Maria. Il primo è stato il quinto più potente ad aver mai colpito gli USA ed il più forte ad aver colpito l’isola in 80 anni. Il governatore Rossello ha riferito come la distruzione dei sistemi idrico ed elettrico avrà come conseguenza la mancanza di acqua potabile e continui blackout nelle zone rurali dell’isola.

Nelle settimane successive l’uragano, molti degli ospedali dell’isola erano fuori uso e il 911, numero per le emergenze, non funzionava. La maggior parte della popolazione di Porto Rico ha cercato di arrangiarsi, recuperando medicine e il carburante necessario per alimentare i generatori di corrente. Un medico portoricano contattato dal New York Times ha detto che ratti e altri animali morti potrebbero contribuire alla diffusione di malattie, anche a causa della carenza d’acqua che sta costringendo le persone a lavarsi meno e a mangiare cibo crudo, per l’impossibilità di far bollire l’acqua. Infatti, secondo una stima del governo locale, circa l’80% dell’isola è rimasta senza elettricità e circa il 40% degli abitanti non ha accesso ad acqua potabile. Anche se una cifra esatta dei danni e dei relativi costi di riparazione è ancora da determinare, la società di servizi finanziari, nota come Moody’s Analytics, stima che serviranno circa 45/60 miliardi. Il sindaco di San Juan, Carmen Yulín Cruz, il 12 ottobre ha esortato il governo americano: “Help us. Without robust and consistent help, we will die. Mr. President, fulfill your moral imperative towards the people of Puerto Rico.” Dato che, formalmente, l’isola non è uno stato americano non le è stato possibile ricevere soccorsi uguali a quelli dati a Texas e Florida, colpiti anch’essi da recenti uragani. I senatori di questi due stati hanno tentato di ritardare l’approvazione della legge per sbloccare i fondi federali per l’emergenza portoricana, in modo che più fondi fossero destinati ai loro concittadini. Il Congresso, alla fine, ha deciso di stanziare 36.5 miliardi di dollari per gestire la situazione di grave crisi dell’isola e mantenere in funzione il governo locale, mentre l’amministrazione Trump ha mandato i primi aiuti considerati, però, insufficienti dal governo portoricano visto che i danni provocati dagli uragani all’aeroporto di San Juan hanno limitato i rifornimenti. Il presidente aveva anche accennato alla possibilità di intervenire per ridurre il debito di Porto Rico, ma la Casa Bianca ha chiarito che il governo federale non intende farsi carico di tutti i 70 miliardi.ù

Attualmente sono al lavoro nell’isola quasi 13mila soldati statunitensi, che collaborano con i 4mila della Guardia Nazionale per rendere di nuovo operativi il porto e l’aeroporto, fondamentali per i rifornimenti di acqua e viveri. Inoltre la USNS Comfort, una nave della marina americana con 800 tra medici e infermieri militari, è arrivata a San Juan. Il problema è che nessun ospedale dell’isola era stato informato del suo arrivo e in due settimane sono state curate a bordo solamente 150 persone, mentre mantenere la nave operativa costa 180 mila dollari al giorno.

Alcuni, come Phillip Carter, membro del think tank Center for a New American Security, ritengono che gli aiuti siano stati insufficienti e male organizzati: “Given the size of Puerto Rico and the scale of devastation, it may take a task force of 50,000 service members to fully meet the needs of Americans suffering after Maria’s passage,”. Il governatore Rossello ha evitato di dare un giudizio sugli effettivi aiuti ricevuti dal governo americano, anche quando il presidente Trump ha chiesto: “Did we do a great job?” il governatore ha solo ripetuto che la Casa Bianca aveva preso in considerazione le loro richieste. In seguito Trump, per rispondere alle critiche ricevute, ha scritto su Twitter: “We cannot keep the Military & the First Responders, who have been amazing (under the most difficult circumstances) in Puerto Rico forever!”. Sempre Trump, il 30 settembre, ha accusato il governo dell’isola con il tweet:” Puerto Rican leaders want everything done for them”. Un altro problema per la Casa Bianca arriva dal Dipartimento per l’Energia, che sta indagando sulla gara di appalto per la ricostruzione della rete elettrica portoricana, assegnata alla società Whitefish per 300 milioni di dollari. Quest’ultima è stata fondata appena due anni fa e prima degli uragani aveva solo due lavoratori. A metà ottobre aveva già 280 lavoratori temporanei a Porto Rico. La società è registrata presso una piccola città del Montana, la stessa del Segretario dell’interno Ryan Zinke, e il figlio di Zinke ha li lavorato per uno stage estivo vista l’amicizia che lo lega al CEO di Whitefish. I Democratici stanno spingendo per l’avvio di un’inchiesta ufficiale secondo Raúl Grijalva, membro del comitato per le Risorse Naturali del Congresso. Un funzionario del Dipartimento dell’Energia ha riferito: “The fact that there are so many utilities with experience in this and a huge track record of helping each other out, it is at least odd why [the utility] would go to Whitefish”. Secondo Ricardo Ramos, direttore esecutivo del PREPA, Puerto Rico Environmental Protection Agency, la Whitefish era: “available to arrive and they were the ones that first accepted terms and conditions for PREPA”.

Al 16 ottobre l’86% delle abitazioni risulta essere ancora senza corrente elettrica e potrebbero volerci 6 mesi per sistemare la rete elettrica in tutta l’isola, anche se il governo americano si è prefissato di riallacciare alla corrente entro dicembre il 95% delle abitazioni. La compagnia elettrica dell’isola, PREPA, che ha accumulato debiti per 9 miliardi, non è riuscita, negli anni, ad investire i fondi necessari per modernizzare la rete elettrica. Infatti, anche prima degli uragani i black-out erano frequenti. Non avere elettricità significa che non sono in grado di funzionare le pompe elettriche, necessarie per portare nelle case acqua corrente per lavarsi o cucinare. Ne consegue che sempre più persone devono essere curate per aver bevuto acqua contaminata. Anche le comunicazioni con le aree isolate dell’isola sono complicate visto che delle 1600 celle telefoniche dell’isola, gli uragani ne hanno distrutte 1360 costringendo gli abitanti a comunicare solo via radio. Questo limite, ha come conseguenza che il conteggio dei morti risulta molto difficile. Il totale al 16 ottobre è pari a 48 persone, ma per le due settimane precedenti, ovvero durante la visita del presidente Trump, il dato era pari a 16. Egli ha detto infatti che i portoricani dovrebbero essere fieri di tale risultato e che la situazione non è paragonabile a quella dell’uragano Katrina del 2005. Il numero effettivo però sembra molto maggiore perché secondo le ultime stime del governo 450 persone sono decedute a causa dell’uragano e nelle settimane successive. Porto Rico ha bisogno di aiuti immediati ed efficaci da parte del governo americano, affinché la situazione sull’isola non diventi una crisi umanitaria.

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