Il nuovo corso del Giappone

È tempo di cambiamento in Estremo Oriente, venti di guerra e manovre politiche delineano il futuro della Terra del Sol Levante.

Lo scorso settembre, il premier Giapponese Shinzo Abe ha sciolto la Camera dei Rappresentanti indicendo nuove elezioni, programmate per il mese di ottobre. Per gli analisti, questa mossa politica è dovuta alla necessità di fermare il calo di popolarità del suo partito sfruttando lo sfaldamento dell’opposizione più che mai disunita e poter raggiungere il numero di seggi necessari ad emendare la Costituzione giapponese, ancora ferma sui principi di pacifismo imposti dagli alleati al termine della Seconda Guerra mondiale che impediscono al paese di dotarsi di forze armate convenzionali.

Per ora la mossa di Abe si è rivelata vincente visto che la coalizione composta dal partito liberaldemocratico (il suo) e dai conservatori buddhisti di centro del Komeito, ha in mano più dei due terzi della Camera, condizione necessaria per modificare la costituzione. Le elezioni, oltre a ridare fiducia ad Abe e alla destra nel paese, allontanano dal premier e dalla first lady le ombre degli scandali su presunte tangenti e rapporti poco trasparenti fra gli Abe e un’istituzione scolastica vicina alla lobby ultranazionalista Nippon Kaigi, di cui il primo ministro stesso fa parte. Questa lobby, conservatrice e militarista, rappresenta il ritorno del sentimento imperiale che in Giappone sta lentamente riaffiorando in diverse frange della popolazione, trovando anche un forte appoggio fra le élite del paese. La stampa occidentale etichetta questo movimento in maniera semplicistica alienandolo a realtà neofasciste, razziste e xenofobe presenti attualmente in Europa o in Nord America, tuttavia, seppur vi siano elementi ideologici comparabili tra queste realtà, il Nippon Kaigi è molto di più di un gruppo estremista extraparlamentare qualunque. Esso possiede legami solidi con l’establishment e una visione chiara che viene anche compresa e spesso (a destra) condivisa dal mondo politico giapponese. L’obbiettivo divenuto oramai della destra tutta, è quello di riarmare il paese in maniera proporzionale alle sue necessità e alle sue dimensioni, superando il “Pacifismo di Stato”.

Il Giappone, terza economia mondiale, sta dimostrando da qualche tempo alla comunità internazionale la sua necessità di riconsiderare il suo statuto di “Nazione Pacifica” per diversi motivi. Il più urgente nel breve termine è l’equilibrio nella regione scosso dalla Corea del Nord. Inevitabilmente, Tokyo è molto attenta alle evoluzioni nella Penisola Coreana, visto che da quest’ultima sono partiti di recente i vettori che sorvolano il paese e che fanno riecheggiare gli allarmi nelle città, portando l’attenzione dell’opinione pubblica sul tema della difesa.

Il premier Shinzo Abe dietro ad un F-35 giapponese.

Nella realtà dei fatti però è bene ricordare come sebbene l’articolo 9 della Costituzione sia chiaro nel bandire il mantenimento da parte del paese di “forze di terra, del mare e dell’aria”, il Giappone possieda comunque un esercito di “auto-difesa”. Tale forza armata chiamata JSDF (Japan Self Defense Force), Jieitai in giapponese, è dotata dei tre rami classici propri delle forze armate moderne (esercito, marina ed aviazione) equipaggiati con sistemi d’arma statunitensi o giapponesi. In entrambi i casi si tratta di equipaggiamento estremamente evoluto, si noti come il Giappone sia fra i paesi che stanno adottando l’F 35 ma non solo. Oltre al discusso Lighting II, infatti, Tokyo sta sviluppando una propria linea di caccia multiruolo con capacità stealth il cui primo prototipo, il Mitsubishi X-2 Shinshin, ha già preso il volo nel 2016. Nel comparto terrestre i giapponesi vantano, oltre ad una serie di IFV (infantry fighting vehicle) ed altri corazzati), due MBT (Main Battle Tank) di cui uno, il Type 10 Hitomaru, rappresenta lo stato dell’arte dei carri armati moderni, entrato in servizio appena 5 anni fa. Non è da meno la Kaijō Jieitai, la marina, che per numero di vascelli di grandi dimensioni si posiziona fra le prime marine del mondo. Infatti la sua forza composta da più di 50 cacciatorpediniere, di cui 6 derivanti dalla classe made in USA “Arleigh Burke” e dotate del sistema missilistico di difesa AEGIS, strumento chiave per contrastare i missili di Pyongyang. La marina dispone anche di due classi di portaeromobili, non vere e proprie portaerei bensì portaelicotteri, diverse navi d’assalto anfibio e anche sottomarini d’attacco

L’eventuale emendamento alla Costituzione, quindi, non darebbe vita ad un nuovo esercito, ma permetterebbe tutta una serie di cambiamenti formali ed istituzionali che ad esempio permetterebbero aumenti al budget della difesa, modifiche alle regole d’ingaggio per i soldati, alla struttura organizzativa e al potere decisionale delle istituzioni. È inevitabile pensare come tutto ciò possa far mutare gli equilibri nella regione, ad esempio, il presidente Trump vede di buon occhio la direzione che Tokyo vuole intraprendere. Essa renderebbe possibile un minore dispiegamento di forze e risorse nell’area mentre le industrie americane della difesa avrebbero un nuovo e florido mercato. Ma non si tratta solo di alleati, ovviamente anche gli avversari nella zona dovrebbero prepararsi ad un Giappone più attivo e partecipe nel teatro del Pacifico.

Se nel breve periodo la priorità assoluta è la Corea del Nord di Kim Jong Un, sul lungo la priorità è Pechino. Anche la Cina, avversario naturale del Giappone, sta giungendo in un punto di svolta della sua Storia: infatti alla fine del 19esimo Congresso del Partito Comunista Cinese la propaganda di stato parla di rinascita, un processo di sviluppo e cambiamento che, secondo il Partito, porterà la Cina alla prosperità di una grande potenza. L’uomo del progresso è il forte (e quasi santo, secondo i crismi del comunismo cinese) Xi Jinping, ora menzionato nella riedizione dello statuto del Partito Comunista, come fu Mao prima di lui. Xi nel 2012 diventa segretario del PCC (stesso anno dell’inizio del primo mandato di Abe) per poi diventare anche presidente della Repubblica Popolare Cinese, da allora il potere assoluto è nelle sue mani. La linea dura interna iniziata con le purghe nel partito e nelle istituzioni camuffate da “inchieste anti corruzione” che hanno eliminato il dissenso fra i ranghi del governo, si alterna alla linea imperialistica esterna, che ha portato gli interessi cinesi ben oltre i confini del paese.

Xi Jinping durante il 19esmio congresso del PCC.

Prima ci sono le isole contese del Mar Cinese Meridionale occupate e militarizzate in disaccordo con il diritto internazionale, poi ci sono gli attriti sui confini in particolare con l’India, l’impegno economico nei paesi africani insieme alla base aereonavale in Gibuti, nel Corno D’Africa, (prima installazione militare cinese all’estero) e non meno importante le isole Senkaku. Da decenni Tokyo e Beijing si contendono l’arcipelago delle isole Senkaku (Diaoyu per i cinesi), attualmente disabitato. L’arcipelago si è rivelato ricco di riserve di gas naturale, ha un valore economico notevole per il settore ittico taiwanese, ma soprattutto detiene un importante valore strategico, trovandosi a ridosso di Taiwan, nel Mar Cinese Orientale. Qui sia Giappone che Cina hanno istituito uno spazio aereo di identificazione generando frequenti confronti fra le due forze aeree. Questi territori, incuneati fra due potenze, un domani rappresenteranno una minaccia pericolosa alla stabilità, incitando lo scontro fra due potenze che guardano al progresso, al futuro ed al potere.

 

Lorenzo Gardini

Nato a Ravenna nel 1998, diplomato al Liceo Scientifico, è appassionato di storia, tecnologie militari e politica. Durante il liceo ha trascorso un anno in Texas ed è stato eletto rappresentate d’istituto. Ora studia Economia Aziendale e Management all’Università Commerciale Luigi Bocconi.

Lorenzo Gardini

Lorenzo Gardini

Nato a Ravenna nel 1998, diplomato al Liceo Scientifico, è appassionato di storia, tecnologie militari e politica. Durante il liceo ha trascorso un anno in Texas ed è stato eletto rappresentate d’istituto. Ora studia Economia Aziendale e Management all’Università Commerciale Luigi Bocconi.

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