La caduta di Kirkuk, IRGC e Autobombe: Le notizie della settimana

Terroristi di stato. In vista dell’ipotetica decertificazione dell’Iran sull’accordo nucleare era emersa l’ipotesi che il governo americano classificasse la guardia rivoluzionaria (IRGC) come organizzazione terrorisitca. L’impatto sarebbe stato immenso, forse più grande della fine dell’accordo: il gruppo paramilitare è una delle colonne portanti della repubblica islamica e ha controllo diretto e indiretto su una rilevante porzione dell’economia nazionale. L’azione avrebbe anche complicato la vita dei soldati americani e i loro alleati in giro per il medio oriente, dove la presenza dell’IRGC è piuttosto massicia. Ci sono altri modo per contrastare il gruppo, scrive Stratfor.

Morire per Kirkuk? Le tensioni fra lo stato iracheno e i peshmerga curdi hanno raggiunto il punto d’ebollizione lunedi notte, quando l’esercito di Baghdad si è mosso per occupare la città e i pozzi petroliferi. La città era stata occupata dalle milizie curde dopo la sconfitta dell’ISIS, e nonostante non rientri nel territorio amministrato dall’Autorità Regionale prima dello scoppio della guerra i curdi avevano manifestato la volontà di integrare la città in un nuovo Kurdistan autonomo. L’evento ha anche esasperato le tensioni fra i diversi partiti curdi che governano la regione, reduci di una sanguinosa guerra civile negli anni 90: mentre il KDP del presidente-dittatore Barzani avrebbe spinto per l’opposizione armata, il PUK ha stretto un accordo con Baghdad (e le milizie sciite pilotate dall’Iran) per un’ordinata ritirata curda senza spargimenti di sangue. Le altre potenze non sono rimaste a guardare: mentre l’azienda petrolifera di stato russa Rosneft ha completato l’acquisto del principale oleodotto curdo dell’area, la Turchia ha lanciato il primo attacco in anni contro formazioni del PKK sul confine. Molti curdi hanno reagito con rabbia a quello che percepiscono come un abbandono da parte degli Stati Uniti, con manifestazioni davanti a numerose ambasciate in giro per il mondo. Certamente non ha aiutato che la prima parata militare nella ormai liberata Raqqa  fosse accompagnata da gigantografie di Ocalan, mettendo in imbrazzo il Pentagono che da sempre sostiene che il PKK e i curdi siriani sono entità diverse. Parallelamente l’esercito tedesco ha annunciato il richiamo dei propri addestratori dal Kurdistan iracheno a causa del deterioramento della situazione.

Hacker e ladri di polli corna. Per anni l’occidente ha sottovalutato le capacità informatiche della Corea del Nord: oggi ne paghiamo le conseguenze, scrive il New York Times. E tanto per confermare la reputazione di Pyongyang, National Geographic rivela come parte dei fondi nordocreani provengano dalla caccia di frodo e il commercio illegale di corni di rinoceronti. 

Il nuovo Mao? Con l’avvio del congresso del partito comunista cinese molto è stato scritto sulla volontà di Xi Jinping di rafforzare il proprio ruolo all’interno del governo. Questa non sarà l’unica decisione presa al congresso: da mesi Bejing spinge per una riforma dell’esercito popolare di liberazione, l’addestramento di un nuovo corpo ufficiali e l’eradicazione della corruzione fra le fila dell’esercito. La Cina non è l’unico paese dell’area a investire in capacità militari: FP scrive delle ambizioni dell’India.

Autobombe Made in Malta. Un evento preoccupante nello stato più piccolo della UE: Daphne Caruana Galizia, una giornalista che aveva partecipato alle indagini sui Panama Papers, è stata uccisa da un’autobomba. Poco prima delle elezioni aveva pubblicamente annunciato che una vittoria laburista e del primo ministro Muscat sarebbe stato mortalmente pericolosa. Una storia inquietante che getta un’ombra di sospetto sulla leadership dell’isola, da mesi sotto attacco per accuse di corruzione.

Uccisi dalla negligenza. Molti ignorano che gli Stati Uniti hanno soldati schierati nel Sahel a supporto delle operazioni antiterrorismo francesi. Questa settimana sono stati ricordati dalla morte di numerosi soldati in un’imboscata dell’ISIS, il cui successo è legato alla pessima esecuzione dell’operazione, scrive Haaretz.

Sottomarini, criptovalute e spopolamento. L’attenzione internazionale è sulla candidatura di una nota popstar russa alle presidenziali, ma questa settimana è stata abbastanza piena anche per il Cremlino. Prima di tutto c’è stato l’annuncio che il ministero dell’economia potrebbe introdurre un “criptorublo” tassabile; poi Putin ha pubblicamente ammesso che le sanzioni stanno danneggiando l’economia russa (FP analizza gli effetti della stagnazione sul declino demografico russo); infine, nel mediterraneo si è consumato un inseguimento degno di Caccia a Ottobre Rosso.

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