Si avvicina il punto di non ritorno in Catalogna

Cosa significa il cambio di strategia di Barcellona?

I fatti

Il tentativo di promulgare la Dichiarazione Unilaterale di Indipendenza (“DUI”) in tempi così ristretti, per quanto largamente annunciato, ha messo in grande difficoltà il governo di Mariano Rajoy il quale, a causa dalle contrastanti posizioni dei diversi partiti (PSOE, Ciudadanos, Podemos) si trova in difficoltà nel tentativo di ricomporre la crisi istituzionale in atto. Rajoy ha inoltre lasciato che i giudici della Corte Costituzionale lo sollevassero da un grave peso anche in termini di responsabilità personale in quanto capo del governo; giovedì scorso la Corte di Madrid si è infatti espressa con un divieto assoluto di celebrare il “Plen” parlamentare convocato per lunedì 9 ottobre.

La conferma dello scopo ultimo della convocazione del Plen, tra l’altro, era stato fornito nella giornata di martedì 3 ottobre dai rappresentanti di alcuni partiti politici indipendentisti come il CUP, nonostante all’ordine del giorno vi fosse “soltanto” una relazione del Presidente del Governo Catalano (la “Generalitat”) Puidgemont sulle conseguenze e le applicazioni del referendum. Sentendosi messo mediaticamente nell’angolo dal precipitare della situazione, il Partito Popolare Catalano (“PPC” – si rimanda all’ultimo articolo sulla Catalogna per la composizione del Parlamento Catalano), in seguito agli annunci dei parlamentari del CUP che hanno confermato che si voterà in aula lunedì l’indipendenza, ha convocato per questa domenica una grande manifestazione di piazza a Barcellona, al fine di dare voce alla “maggioranza silenziosa” dei catalani, che essi ritengono contraria all’indipendenza.

A fronte del divieto alla celebrazione, il Presidente Puidgemont ha convocato nella mattinata di ieri (venerdì 7 ottobre) una nuova sessione del Parlamento, per discutere la “situazione politica”. Tuttavia l’ordine del giorno è modificabile anche in corso di seduta, e pare proprio che sarà in questa data che la DUI verrà fatta votare. Sicuramente le richieste dei rappresentanti dei due gruppi parlamentari più risolutamente indipendentisti JxSì e CUP, vanno in questo senso.
Nel campo opposto, le prime vere contromosse “all’attacco” dello Stato dopo il referendum includono il decreto urgente per agevolare cambio di sede sociale delle aziende approvato in queste ore e che ha già favorito la fuoriuscita dalla Catalogna di due grandi banche catalane (Banc Sabadell, CaixaBank) e gli interrogatori di fronte al Procuratore Generale a Madrid per il capo d’imputazione di “sedizione” del capo dei Mossos d’Esquadra (Maggiore Trapero) e dei capi di alcuni dei movimenti indipendentisti più in vista (Cuixart di Omnium, Jordi Sanchez presidente dell’Assemblea Nazionale Catalana), che pure non hanno prodotto nessuna misura cautelare.

L’analisi
Gli esponenti parlamentari di quella che ormai è stata a tutti gli effetti classificata dagli oppositori come “sedizione” ed “un Colpo di Stato”, verranno dunque a congregarsi martedì, verosimilmente prima di poter finalizzare una indagine per vie ordinarie relativa alle loro responsabilità penali (indagine che già in atto nei confronti di alcuni parlamentari, sentiti oggi dai PM, come detto sopra) escludendo interventi extragiudiziali ed una sospensione dei normali diritti processuali. Appare peraltro molto improbabile che prima di allora si possa giungere ad una soluzione mediata della crisi, anche se alcuni attori politici nazionali di rilievo si sono offerti per tenere aperte linee di dialogo.

A prescindere da ciò, sono già numerosi gli esempi di come la mobilitazione popolare possa produrre notevoli ritardi nell’attuazione giudiziaria da parte del dispositivo statale: nei giorni passati più di un centinaio di mezzi ed automobili della Guardia Civil e alla Polizia Nazionale presenti sul territorio catalani, sono stati ritrovati con le gomme tagliate. Non bisogna inoltre dimenticare che nei giorni immediatamente precedenti al referendum e la domenica di votazione stessa indicazioni sbagliate sui cartelli, blocchi stradali di trattori ed automezzi, e picchetti pacifici, sono stati alcuni dei fattori che, misti al riserbo tenuto da migliaia di persone in tutta la regione che nascondevano le urne destinate al voto (nonostante la polizia pensasse di averle sequestrato in una retata avvenuta una settimana prima), hanno permesso che la votazione avesse luogo.

Non solo la grandissima mobilitazione di domenica 1-O (1 ottobre, per i catalani), ma anche quella, altrettanto pacifica, sviluppatasi nella giornata di sciopero generale proclamata martedì per protestare contro la violenza della polizia, ed a cui hanno aderito circa l’80-90% di tutti i lavoratori, hanno dato grande slancio tanto agli indipendentisti quanto a coloro la cui neutralità derivava dalla percepita impossibilità di ottenere l’indipendenza senza una forzatura quasi impensabile, e che invece stanno realizzando la Generalitat (il governo catalano) e anche tantissimi municipi che sono apertamente schierati a favore. Anche la seguitissima TV pubblica catalana ospita principalmente politici ed opinionisti indipendentisti, stando a quanto ha potuto constatare personalmente lo scrivente. E infine, la repressione poliziesco militare della giornata di domenica scorsa, con raccapriccianti scene di vecchine insanguinate e pompieri presi a manganellate, a fronte di una resistenza passiva, ha lasciato un forte segno nell’anima orgogliosa di molti catalani, anche se indecisi. Il grande civismo che ha sempre contraddistinto il popolo catalano si è unito dunque ai sentimenti nazionalistici così potentemente risvegliati negli ultimi anni. La conseguenza naturale di ciò è che una eventuale DUI risulterà in una situazione quasi irreversibile senza grandissimi costi, per tutte le parti in campo, sul piano dell’opinione pubblica; difatti, l’unica strada percorribile nell’immediato per impedire ulteriori sviluppi sul piano pratico, sarebbe quella dell’occupazione militare della regione con l’utilizzo delle soverchianti forze militari del Governo centrale.

La decisione di spostare il Plen da lunedì a martedì rientra probabilmente nella strategia della Generalitat di non fornire la scusa del mantenimento dell’ordine pubblico a eventuali forze di occupazione. Infatti, la mobilitazione a favore dell’unità convocata per domenica, estendendosi a lunedì mattina, nonostante fosse originalmente previsto il Plen, avrebbe comportato inevitabilmente la presenza contemporanea in strada di due componenti di società catalana in questo momento radicalmente contrapposte; sicuramente la giustificazione addotta relativa al rispetto della disposizione della Corte risulta poco convincente, anche perché la valenza delle decisioni della Corte Costituzionale è già stata disattesa nel momento in cui si è deciso di celebrare il referendum a fronte del divieto espresso in precedenza da quest’Organo. Questa misura è dunque coerente con gli appelli strategici alla totale pacificità e resistenza passiva rivolti in pubblico, con costanza, dai leader del processo.

Al momento dunque gli interrogativi più pressanti per il Governo Spagnolo sono: come evitare la riunione del Parlament di martedì? In caso di approvazione nell’aula della DUI, come evitare che la popolazione, in un modo o nell’altro, riconosca le nuove autorità sovrane?
A parere dello scrivente, l’unica possibilità per il governo di Mariano Rajoy di evitare una DUI da parte dei rappresentanti eletti del popolo catalano, che, trasmessa in tutte le comunità, coaguli definitivamente il sentimento nazionale, molto difficilmente passerà per un uso ragionevole e strategico della forza (anzitutto arresti mirati), di cui si sono finora dimostrate incapaci le istituzioni di Madrid  in una giornata (1-O) molto meno convulsa di come si annuncia il martedì a venire. Al contrario, questa strettissima via ambirebbe ad una efficace delegittimazione delle modalità di attuazione del referendum così come celebrato, e delle sue conseguenze legali nazionali ed internazionali, nonché necessariamente all’offerta di una visione per il futuro della regione che prenda in considerazione anche gli avvenimenti degli ultimi giorni; a rompere così il monopolio dell’opinione pubblica che hanno avuto negli ultimi anni gli indipendentisti. Una operazione di psicologia di massa certo non banale o facile da portare a termine nei tempi battenti furbescamente adoperati da Puidgemont, ma da cui dipende l’integrità dello Stato spagnolo, e il mantenimento nell’immediato dello stato di diritto in Catalogna. E che forse sta cogliendo i primi risultati, con il CSQP, partito indipendentista, e detentore di 11 seggi parlamentari, che ha annunciato poche ore fa la sua posizione contraria a una Dichiarazione immediata, lasciando così i fautori della DUI con 71 o 72 voti assembleari su 135.

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