Per la Catalogna è solo l’inizio

Abbiamo ancora tutti davanti agli occhi le potenti immagini che hanno connotato il voto in Catalogna nella giornata di ieri. La repressione poliziesca e violenta del voto da parte del dispositivo dello Stato non è riuscita però ad impedire che la maggioranza di coloro che si recassero alle urne potessero esprimere la loro opinione, ma ha portato il caso anche all’attenzione internazionale, in una giornata seguita con interesse da molti osservatori.

Quello convocato ieri dal governo indipendentista di Carles Puidgemont era tuttavia un voto dall’esito previsto in partenza, con i dati propugnati dal governo catalano che parlano di una vittoria del sì con il 90% dei voti. Coloro che hanno votato sarebbero 2.2 milioni di persone, su una popolazione di 7.4 milioni di persone, e 5.4 milioni di registrati al censo elettorale.

Tuttavia, nonostante la partecipazione di osservatori internazionali al processo di votazione e spoglio, è evidente come il referendum non abbia potuto offrire garanzie conformi ai crismi delle best practices internazionali che pongano al riparo dai dubbi e dalle insinuazioni di coloro che ne negano la legittimità; oltre a essersi naturalmente svolto al di fuori del riconoscimento internazionale, delle leggi spagnole, e delle disposizioni emanate nell’ultimo mese dai giudici manovrati dal governo iberico.

Un altro voto, ancora più decisivo, pende tuttavia già entro la fine della settimana sul destino della più ricca regione spagnola. Infatti entro pochi giorni si andrà a consumare il voto parlamentare catalano con le modalità previste dalle “Ley del Referendum” e “Ley de Transitoriedad” (“Legge di Transizione”) propugnate dallo stesso parlamento fra  il 6 e l’8 settembre scorsi.

Il punto politico e legale: la Dichiarazione di Indipendenza

Acquisito il voto dei cittadini, in un referendum che il governo ed il parlamento catalani hanno voluto rendere vincolante ma senza quorum partecipativo, l’organo rappresentativo e legislativo della Comunità Autonoma verrà convocato dai gruppi parlamentari, come confermato questo pomeriggio (2 ottobre) alle 17:00 dal leader del principale gruppo, ad esprimere l’applicazione concreta della Legge di Transizione, ossia la Dichiarazione di Indipendenza. L’inizio del periodo transitorio porterà anzitutto ad un processo costituente con la partecipazione della società civile, dopodichè ad elezioni politiche, ed infine all’approvazione parlamentare della nuova Costituzione della repubblica indipendente.

Gli attori domestici, i capi del Governo Catalano e nello specifico il Presidente Puidgemont e i suoi più stretti collaboratori (il vicepresidente Junqueras, il portavoce del governo Turull) hanno ribadito nel pomeriggio di ieri e nella giornata di oggi in numerose conferenze stampa di “avere il dovere di rispettare la volontà popolare”, e che “i Catalani hanno guadagnato il diritto di essere rispettati”. I capi dei movimenti civici indipendentisti che hanno mobilizzato ieri centinaia di migliaia di persone hanno lanciato proclami di tenore ancora più risoluto dai palchi delle piazze delle principali città catalane. Infine i partiti indipendentisti, maggioritari in parlamento, si sono mostrati nella giornata di oggi 2 ottobre compatti nel sostenere il carattere vincolante del referendum.

Poiché il risultato numerico del referendum è discutibile ed aperto ad interpretazioni, ogni nuovo passo formale, da parte dei propri rappresentati eletti, andrà a conferire agli occhi dei Catalani favorevoli e neutrali rispetto all’indipendenza una legittimità non più scalfibile all’intero processo.

La Legge di Transizione sopra citata, nelle sue quarantacinque pagine, prevede di essere applicata quale riferimento a cui si deve conformare qualunque legge, regolamento, e disposizione emanata da qui in avanti. Contiene inoltre disposizioni molto concrete affinché gli organi della Comunitat che si manterranno, integreranno, e creeranno in conseguenza di essa, siano considerati quali dotati di sovranità nelle proprie competenze, nonché su come essi si debbano regolare durante il periodo di transizione.

Mentre nella stessa giornata di oggi Rajoy consulta i capi dei principali partiti, non è prevista una sessione plenaria del Parlamento di Madrid per affrontare la questione prima del 10 ottobre. La polarizzazione delle forze politiche spagnole e le diverse posizioni dei partiti rallenteranno la ricerca di una risposta condivisa di cui Rajoy ha dimostrato non riuscirsi far portatore nell’ultimo mese di retorica politica.

Tutto ciò in un contesto in cui, al contrario, ogni giorno che passa ed ogni step formale compiuto in Catalogna accresce il costo politico di intervenire con la forza del dispositivo di sicurezza che fa capo al Governo Centrale. Questo è costituito in teoria da tutte le forze di sicurezza dislocate sul territorio catalano, compresi i famosi Mossos d’Esquadra, forze che tuttavia sono anche esse poste dalla Legge Transitoria alle dipendenze degli organi politici o giudiziari di transizione. Nell’ipotesi impraticabile in cui lo Stato decidesse di non intervenire in alcun modo, la cortina “legale” e il livello di appoggio popolare di cui ieri tutti i cittadini ed i partiti indipendentisti si sono fatti forza costituiscono i presupposti per cui il processo andrebbe quasi certamente in porto, pur con tutte le incertezze e censure del caso.

Siamo al cospetto di un tentativo di passaggio “legale” da Stato di diritto a Stato di diritto, in forma assolutamente inedita laddove il referendum per l’indipendenza non sia stato autorizzato dallo Stato (come invece fu in Quebec e in Scozia). In forza dell’inevitabile braccio di ferro che si sta producendo, sono stati risvegliati profondi sentimenti identitari e pulsioni che, qualunque sia l’esito di questo ultimo tentativo, potrebbero risultare incontrollabili anche in una regione “civile” e parte del mondo globalizzato come la Catalogna. D’altro canto, molti movimenti indipendentisti di regioni situate in paesi avanzati potranno utilizzare l’esperienza catalana per valutare l’opportunità di progettare processi simili nei rispettivi territori d’interesse. Vada come vada, sarà la Storia a giudicare i protagonisti di questi giorni.

Fonti legislative (in catalano):

Ley de Transitoriedad (https://www.parlament.cat/document/bopc/232408.pdf)

Ley de Referendum (https://www.parlament.cat/document/bopc/232344.pdf)

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