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L’estate complicata del Qatar

Nella notte del 5 giugno una coalizione di paesi arabi sunniti hanno annunciato di aver interrotto i rapporti con il Qatar, accusandolo di sostenere il terrorismo. La coalizione conta Arabia Saudita, Bahrein, Egitto ed Emirati Arabi Uniti, a cui si sono aggiunti Yemen, il governo della Libia orientale (quello non riconosciuto dall’ONU, e alleato di Egitto ed Emirati Arabi Uniti), oltre che le Maldive. Il Qatar ha risposto definendo la decisione «una violazione della sua sovranità». “Saudi Arabia may have interpreted Trump’s Riyadh trip as a green light”, afferma Stephen Seche, vice presidente esecutivo dell’Arab Gulf States Institute di Washington, il vero motivo quindi potrebbe essere che i leader sauditi hanno colto l’opportunità di dare una lezione al Qatar.

Le cause

Uno dei fattori scatenanti è accaduto a fine maggio, quando l’agenzia di news statale qatariota ha attribuito all’emiro del Qatar, al Thani, la frase: «Non c’è saggezza nel nutrire l’ostilità nei confronti dell’Iran». L’Iran – paese a maggioranza sciita – è il principale nemico dell’Arabia Saudita ed è ostile a praticamente tutti i paesi arabi del Golfo, ad eccezione proprio del Qatar. Sauditi e Iraniani sono impegnati su fronti opposti sia nella guerra in Siria – dove l’Arabia Saudita appoggia i ribelli, mentre l’Iran sostiene il regime siriano di Assad – sia nella guerra in Yemen – dove i sauditi appoggiano le forze governative, mentre gli iraniani sostengono i ribelli Houthi. Secondo l’agenzia di news, al Thani avrebbe anche condannato l’inclusione dei libanesi di Hezbollah e dei palestinesi di Hamas nella lista delle organizzazioni terroristiche, definendo entrambi “gruppi di resistenza”, e non “gruppi terroristici”, scontrandosi, anche su questo punto, con le posizioni degli altri paesi arabi (dal 2012 in Qatar vive in esilio Khaled Mashaal, uno dei principali leader di Hamas). In pratica, l’emirato guidato dalla famiglia Al Thani, pur avendo come religione di Stato lo stesso Islam wahhabita dell’Arabia Saudita, finanzierebbe attivamente gruppi “rivoluzionari” come i Fratelli Musulmani. Secondo un articolo del Wall Street Journal – “For years, Islamist rebel fighters from Libya and Syria travelled to Qatar and returned with suitcases full of money.” – Doha ha appoggiato finanziariamente e logisticamente il Fronte al Nusra, oggi noto come Jabath Fatah al Sham, ed Al-Qaeda.

Possibili conseguenze per il Qatar

Un primo effetto immediato della crisi è stato l’isolamento di fatto del paese, a seguito della chiusura del confine con l’Arabia Saudita e del blocco dello spazio aereo e dei collegamenti marittimi. Inoltre, UAE ed Arabia Saudita hanno bloccato, nei loro paesi, l’accesso al sito di al Jazeera, il principale network del mondo arabo con sede in Qatar e finanziato in parte dalla famiglia reale qatariota. Le ripercussioni maggiori, però, si attendono a livello economico. Nell’immediato, l’invito dell’Arabia Saudita alle maggiori imprese internazionali a interrompere le relazioni economiche e commerciali con il Qatar, in quella che è stata percepita come una velata minaccia di essere escluse dall’economia saudita, dalle dimensioni ben maggiori. Osservando le importazioni totali si nota come solo il 13% dei beni importati dal Qatar provengano da paesi del GCC, ma se consideriamo solo quelle alimentari il valore sale a circa il 50% (in prevalenza dall’Arabia Saudita).

Se il blocco delle frontiere continuasse, il Qatar potrebbe subire una rapida inflazione sui prezzi dei prodotti alimentari anche se l’Iran è intervenuto prontamente permettendo al Qatar di usufruire dei suoi porti per i rifornimenti. Per il momento, quindi, il Qatar sembra essere in grado di resistere alla manovra di isolamento regionale, vista anche la dotazione del proprio fondo sovrano per un valore di quasi 340 miliardi di dollari, ma è altrettanto vero che la crisi diplomatica potrebbe avere conseguenze negative in termini di contratti commerciali e investimenti sul lungo periodo. Oltre all’aspetto economico, vi sarebbero implicazioni di vasta scala anche per il prestigio del paese.

Il rapporto con l’Iran

L’accusa peggiore per il Qatar – vera ragione della mossa politica della coalizione – è un’altra: quella, cioè, di essere fatalmente legato all’Iran e alle milizie sciite come i libanesi di Hezbollah, braccio armato di Teheran in Medio Oriente. Doha, infatti, condivide con Teheran il più grande giacimento di gas del mondo, denominato North Field (che in acque iraniane prende il nome di South Pars) da cui vengono estratti 56,6 milioni di metri cubi al giorno. Un business gigantesco che si svolge offshore nelle acque del Golfo, proprio davanti a Bahrain, Emirati e Arabia Saudita. È dal 1995 che le relazioni Qatar-Iran si sono intensificate significativamente e, seppure Doha abbia sinora seguito le stesse azioni anti-iraniane del Consiglio di Cooperazione del Golfo, la vicinanza tra Doha e Teheran è rimasta forte. Questo, insieme al suo sostegno alla Fratellanza Musulmana e alla propaganda anti-saudita attraverso il network Al Jazeera, hanno compromesso i rapporti diplomatici con Ryad, che più di ogni altro teme la destabilizzazione interna, e ha accusato spesso Doha di perseguire i propri interessi a scapito della sicurezza collettiva del GCC.

Lo strappo del 5 giugno ricorda molto da vicino le dinamiche del 2014, quando alla base della frattura tra Arabia Saudita e Qatar vi furono tensioni riguardo la riluttanza di Doha nel ratificare il cosiddetto “Riyadh Agreement”. L’apparente ricomposizione, seguita pochi mesi dopo, ha nascosto solo superficialmente un rapporto mai realmente risanato. Che esistano obiettivi divergenti tra le monarchie del Golfo è cosa risaputa, a partire dai progetti, accolti tiepidamente anche da UAE e Oman, di trasformazione del Gcc in un’Unione del Golfo (sul modello dell’Unione Europea) e di una “Nato araba”, quest’ultimo ampiamente sponsorizzato dall’Arabia Saudita e sostenuto dall’amministrazione Trump in funzione anti-iraniana durante il vertice di Ryad dello scorso 21 maggio. Se tale scenario, unione del golfo, si verificasse, il Qatar direbbe definitivamente addio alle proprie aspirazioni di autonomia regionale, sottomettendosi all’autorità degli al-Saud, con questi ultimi liberi così di creare un blocco omogeneo e compatto in funzione anti-iraniana (nel quale potrebbe entrare anche il sostegno ‘ufficioso’ di Israele).

Influenza Americana

Haaretz scrive: «I legami costruiti dal Qatar mostrano come gli interessi economici e nazionali siano più importanti della condivisione di fondamenti religiosi». Infatti il Qatar, sostenitore del terrorismo, non sembra essere un problema per gli USA quando si parla di investimenti in armamenti. Il ministro della difesa qatariota si è recentemente incontrato con il corrispettivo americano, Jim Mattis, per l’acquisto di 36 jet F-15 (12 miliardi di dollari), che si vanno ad aggiungere ai 72 jet che il Qatar ha acquistato l’anno scorso per 21 miliardi, anche se il contratto di vendita non permetterà al Qatar di dotarsi delle difese necessarie in caso di entrata guerra con l’Arabia Saudita. Per gli Stati Uniti è molto difficile riuscire a mediare tra le due potenze mediorientali visto che in Qatar è presente la seconda più grande base militare americana del Medio Oriente, Al-Udeid, dove sono di stanza 10,000 soldati e che risulta essere fondamentale per la lotta al terrorismo islamico in Siria e Iraq. “I do not expect that this will have any significant impact, if any impact at all, on the unified fight against terrorism in the region or globally,” afferma Rex Tillerson, Segretario di Stato americano. Mentre il 28 maggio la famiglia reale saudita aveva spinto le alte cariche del clero Wahhabita a scrivere una lettera sfidando la legittimità della famiglia reale del Qatar, con il chiaro intendo di spodestare Al-Thani, ora gli stessi sauditi sembrerebbero più inclini al dialogo vista la recente riapertura delle frontiere per permettere ai pellegrini di raggiungere La Mecca. Il ministero degli Esteri qatariota ha, però, reso noto il 24 agosto che l’ambasciatore dell’emirato tornerà a Teheran, dopo che era stato richiamato nel gennaio del 2016 a seguito degli attacchi all’ambasciata dell’Arabia Saudita a Teheran e dell’uccisione dell’imam sciita Nimr al Nimr. In questa continua ostilità tra i due paesi, il rischio è che il protrarsi della contrapposizione Qatar-Arabia Saudita possa tramutarsi in un nuovo squilibrio geopolitico per l’area del Golfo.


Bibliografia:

https://www.nytimes.com/2017/08/10/opinion/qatar-saudi-arabia-extremism.html?mcubz=1

 

http://www.ispionline.it/it/pubblicazione/arabia-saudita-qatar-una-crisi-tattica-e-strategica-16946

 

http://www.limesonline.com/la-scommessa-di-trump-in-medio-oriente-e-i-rischi-della-crisi-con-il-qatar/99479?prv=true

 

http://www.defensenews.com/global/2017/06/06/qatar-rift-sets-back-trump-s-arab-nato/

 

http://www.politico.com/story/2017/06/05/qatar-dispute-saudi-arabia-egypt-bahrain-uae-239134

 

 

 

 

 

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