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Siria: il punto della situazione

di Alexia Zupancic

 

È di martedì 4 aprile l’ultimo attacco aereo subito dai ribelli siriani, avvenuto alle ore 6, ora locale, nel villaggio di Khan Sheikhun, a 70 km da Idlib. L’attacco è stato uno dei più duri dal 2013, il rilascio di sostanze chimiche (gas sarin) ha causato, secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, 86 morti, di cui 30 bambini e 20 donne.

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Fig.1: La provincia di Idlib, dove è avvenuto l’attacco chimico.

Qualche ora dopo è stato sferrato un altro attacco, questa volta con armi convenzionali, all’ospedale che aveva accolto la maggior parte dei feriti fino a quel momento, l’ultimo ospedale del quartiere ribelle rimasto in piedi. In molti hanno parlato di attacco double tap, che significa bombardare i soccorritori che si stanno prendendo cura dei feriti in un primo bombardamento: è una tecnica, usata diverse volte dal regime di Assad, che serve per massimizzare i danni e i morti.

 

Vi sono diverse discrepanze tra i racconti dei testimoni e le dichiarazioni del portavoce del ministro degli esteri russo, Igor Konashenkov. I testimoni raccontano di un attacco chimico aereo. In un video reso pubblico da Al Jazeera un bambino ricoverato in un ospedale racconta di avere visto cadere da un aereo un barile da cui fuoriusciva una polvere gialla e di avere iniziato a tossire subito dopo, mentre il governo russo aveva prima affermato che l’attacco era arrivato via terra ed era stato compiuto dagli stessi ribelli, poi ha cambiato versione confermando che l’aviazione siriana avrebbe sì colpito la città di Khan Sheikhoun, ma avrebbe diretto gli attacchi contro un deposito di sostanze chimiche nascosto dagli oppositori del regime, e non contro la popolazione civile. Le sostanze chimiche colpite si sarebbero quindi disperse causando un centinaio di morti e feriti.

Inutile sottolineare il fatto che le due ricostruzioni non coincidano e quanto la ricostruzione russa non stia in piedi. Perché?

Secondo il portavoce del ministro degli esteri, Igor Konashenkov, i bombardamenti avrebbero colpito uno stabilimento dove erano prodotte e quindi immagazzinate sostanze chimiche (gas tossico) prima di essere spedite per l’Iraq, aggiungendo che lo stesso tipo di sostanze sarebbero state usate precedentemente dai ribelli di Aleppo, dove si erano riscontrate sintomatologie simili a quelle osservate nelle immagini arrivate da Khan Sheikhoun: fatto quest’ultimo confermato sia dal governo iracheno sia dalle organizzazioni internazionali. Ma la ricostruzione offerta dalla Russia appare non plausibile vista l’esposizione al gas subita dai civili. Una spiegazione è possibile darla a livello chimico: tutti componenti nervini usati nei conflitti siriani erano agenti chimici binari. Ad esempio, il Sarin binario è creato dalla combinazione di isopropyl alcohol e methylphosphonyl difluoride, solitamente combinate con un qualche additivo per contenere l’acido residuo prodotto. Il fatto è che sganciare una bomba sulle componenti binarie non attiva il corretto meccanismo per produrre l’agente nervino. Secondo aspetto, se davvero l’obiettivo dell’attacco fosse stato quel deposito chimico, allora colpirlo deliberatamente sarebbe stato comunque un attacco chimico. Infine, vi è il problema della capacità industriale. Le componenti necessarie per produrre il Sarin sono poche e rintracciare la serie di scambi e di rifornimenti necessari sarebbe stato troppo facile, senza contare che produrre questo gas è estremamente costoso. Davvero i ribelli avrebbero speso una fortuna per sviluppare questa base industriale, che fino ad ora non ha colto l’attenzione di nessuno, senza che sia stata registrata alcuna vittima di un simile attacco? Sembra una strana catena di eventi.

 

Intanto, mercoledì 5 aprile si è svolto il Consiglio di Sicurezza Onu, la cui bozza di risoluzione, firmata da Usa, Gran Bretagna e Francia, condanna l’attacco. Secondo il documento, il Presidente siriano dovrebbe cooperare pienamente con il meccanismo di inchiesta con Onu e Opac, fornendo i dati dei voli militari del giorno dell’attacco, i nomi degli individui al comando di squadre ed elicotteri e con accesso alle basi aeree da cui si crede siano state lanciate le armi chimiche. Il ministro degli esteri russo di tutta risposta ha bollato i resoconti sull’attacco chimico come palesemente falsi. La portavoce del ministro degli esteri russo, Maria Zakharova, ha dichiarato che “la bozza è stata scritta in fretta, è molto approssimativa, è indecente chiedere al Consiglio di Sicurezza di valutarla”, aggiungendo che “mosca la rigetta in modo categorico”.  Un altro portavoce, Igor Konoshenkov, dichiara inoltre che la responsabilità cade sui ribelli al regime di Assad: la colpa delle forze regolari di Damasco sarebbe infatti quella di aver bombardato per errore un deposito di armi chimiche delle forze anti Assad, non quindi un attacco deliberato a un danno collaterale, con l’aggravante posta in capo ai terroristi ribelli di possedere armi di distruzione di massa.

 

Vorrei vedere i colpevoli pagare un prezzo per questo. E certamente non vedo come un governo di questo genere possa continuare ad avere alcun tipo di legittima amministrazione sul popolo di Siria”. “Se è confermato che è stato un altro attacco chimico del regime di Assad, con o senza la complicità dei russi, mostra che questo è un governo che non ha alcuna compassione per il suo popolo” ha dichiarato il ministro degli esteri britannico Boris Johnson, definendo “appropriata” l’idea di una messa sotto accusa davanti ad una corte internazionale. L’attacco, ha concluso, “conferma che è un regime barbaro che è impossibile continui ad avere autorità sulla Siria dopo il conflitto”.

Trump intanto ha cambiato idea su Assad: mentre solo una settimana fa dichiarava che la presenza del Presidente Siriano al governo sarebbe dovuta essere decisa dal popolo, dichiarazione sostenuta dalla ambasciatrice Usa all’Onu Nikki Haley, e ribadendo il desiderio di rafforzare la cooperazione con la Russia nella guerra contro l’Isis, ora cambia rotta: “Quando vengono uccisi bambini, neonati, per me sono state superate diverse linee, siamo ben oltre la linea rossa”, dichiara durante un incontro con il re di Giordania, riferendosi agli eventi della provincia di Idlib. E il riferimento è proprio ad Obama che, nel 2013, ha definito una linea rossa sull’utilizzo di armi chimiche da parte di Assad, limite che questi non avrebbe dovuto superare, pena l’intervento militare Usa.

Il nuovo cambio di Rotta è stato preceduto dalla Haley, che ha dichiarato: “L’illegittimo governo siriano, guidato da un uomo senza coscienza, ha commesso indicibili atrocità contro la sua gente, per più di sei anni. Se la Russia davvero ha l’influenza che dice di avere sulla Siria, è necessario che la usi. E’ necessario che ponga fine a questi atti orribili. Quanti bambini dovranno ancora morire prima che la Russia prenda in mano la situazione?”

 

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Fig.2: Nikki Haley mostra le foto dei bambini colpiti dal gas al consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite svoltosi il 5 aprile. 

 

 

Aggiungendo che “Quando l’Onu non riesce a portare avanti il suo dovere di agire collettivamente, ci sono momenti in cui gli Stati sono costretti ad agire per conto proprio, […] Noi potremmo farlo”.

Ed infatti è proprio quello che hanno fatto: senza chiedere conferma al congresso, alle 20.40 – ora di New York- di giovedì 6 aprile, Trump ha dato l’ordine: 59 missili Tomahawk sono stati lanciati da due cacciatorpediniere, la USS Ross e la USS Porter, al largo del Mediterraneo. L’obiettivo dei missili, la base di Al Shayrat – da cui, secondo l’intelligence americana, sarebbero partiti i caccia con le armi chimiche- è stata centrata con successo, distruggendo 9 velivoli. Il Pentagono riferisce che prima di attaccare, i russi sono stati avvertiti, cosa confermata dal portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov. Mosca dichiara che l’attacco porterà danni considerevoli alle relazioni tra Russia e Stati Uniti. L’attacco viola la legge internazionale, portando Putin a sospendere immediatamente l’accordo che impedisce lo scontro diretto con le forze armate americane, e il canale di comunicazione sullo spazio aereo del Medio Oriente, aperto in origine per evitare che gli aerei dei due Paesi si scontrassero durante le operazioni nello spazio aereo siriano.

 

Washington ha compiuto un atto di aggressione contro uno stato sovrano”, ha dichiarato Putin, mentre il vice ambasciatore russo all’Onu, Vladimir Safronkov dichiara: “L’aggressione Usa in Siria è illegittima e rafforza il terrorismo. Il primo ministro russo, Dimitry Medvedev, ha scritto sui social media che gli attacchi Usa sono illegali e sono arrivati a “un passo da scontri militari con la Russia”. “Al posto della reiterata tesi su una lotta comune contro il nemico principale – l’Isis – l’amministrazione Trump ha dimostrato che condurrà una battaglia accanita contro il legittimo governo della Siria”, scrive il premier su Facebook.

Mosca intanto ha chiesto la convocazione straordinaria del Consiglio di sicurezza Onu per discutere della situazione.

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Fig.3: 2 Un tweet di Trump risalente al 5 settembre 2015, in cui critica Obama per il suo interventismo in Siria.

Anche qui vi sono delle incongruenze tra ciò che è stato riportato da Usa e Russia. Washington sostiene che 58 missili su 59 hanno centrato il bersaglio (ma si sa, in “tempi di guerra” negli usa si tende ad esagerare gli obiettivi raggiunti, in un tripudio di elogi e consensi) mentre Mosca parla solo di 23. Le due piste dell’aeroporto colpito sono rimaste intatte, al punto che i caccia (quelli rimasti) hanno già ripreso le missioni. In più, la mossa di Trump di avvertire un’ora prima dell’attacco, ha fatto in modo che sia milizie siriane che milizie russe abbandonassero l’aeroporto prima dell’attacco.

Intanto, dopo l’attacco americano, la fregata russa “Admiral Grigorovich” è entrata nel Mediterraneo, per ricongiungersi con le navi già schierate al largo della Siria.

Martedì il segretario di stato Rex Tillerson incontrerà Putin al Cremlino: è solo questione di tempo prima di capire che piega prenderà la situazione.

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Fig.4: Le navi russe e americane schierate nel mediterraneo.
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Fig.5: Gli schieramenti formatisi post bombardamento della base siriana. Fonte: Business Insider.