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La strana alleanza: Trump e i NEET

di Nunzio Lorè

 

Premessa: nessuno sano di mente vi parlerebbe di come delle rane hanno fatto vincere la campagna elettorale ad un Presidente degli Stati Uniti. In primis, perché non è vero. In secundis, perché è ridicolo.

Quello di cui vorrei parlare invece è di come i memes hanno influenzato questa campagna elettorale a partire dalle primarie e di come hanno attratto alle urne gente senza alcun tipo di interesse nella politica.

Tutto è iniziato, per l’appunto, durante le primarie. Donald Trump si è distinto per aver dichiarato cose che nessun altro avrebbe osato dire. Questo ha inevitabilmente generato ‘memes’ su di lui, che hanno iniziato a circolare su Internet in breve tempo.

Sebbene vi siano eccezioni, quando sei il protagonista di un meme o sei un idiota, o qualcuno vuole farti apparire come tale. Sebbene vi siano eccezioni, i meme che circolano su Internet nascono da 4chan, sito web imageboard.

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Fig.1: uno dei primi edit di Pepe con Trump

 

4chan non è un ente unico. È suddiviso in tante boards different, ognuna con la sua sottocultura e con il suo codice di condotta. Tra queste, /pol/, la board che si occupa di politica, è diventata col tempo un raduno di estremisti di destra, neofascisti e anarcocapitalisti. Non è dunque un mistero che /pol/ sia presto diventata una delle più fervide sostenitrici di Trump.

Mentre è sicuramente vero che ci siano differenze demografiche all’interno di 4chan, si può parimenti dire che gli utenti dell’imageboard più famosa del mondo abbiano spesso qualcosa in comune tra di loro. Per esempio, una larga fetta dell’utenza è composta da NEET, ovvero Not in Employment, Education or Training.

I NEET, o hikikomori per usare il termine giapponese, sono presenti tanto nella board dedicata ad anime e manga quanto nella board /r9k/, o Robot9001. Quest’ultima è considerata la board per NEET per eccellenza, nonchè il luogo dove molti degli edit di Pepe che vediamo in giro hanno iniziato a circolare.

L’importanza di /r9k/ come macchina di propaganda è paragonabile a quella di /pol/: mentre quest’ultima si è schierata con Trump per ragioni ideologiche, la prima l’ha fatto solo e solamente per nichilismo memetico.

Per i NEET di /r9k/, niente è importante nella vita. Non le elezioni, non la loro vita, neppure gli altri NEET. L’unica cosa ad avere una parvenza di importanza sono i meme, specialemente quelli che appartengono alla sottocultura della board, come appunto Pepe.

È quindi sorta una strana alleanza tra le due board, che ha toccato vette di idiozia impensabili. Potreste non credermi, ma gli utenti di /pol/ e /r9k/ hanno fatto risorgere dalle ceneri il culto egizio di Kek, una divinità batraciforme del caos e dell’Oceano primordiale.

Non voglio dilungarmi troppo sui meccanismi interni di 4chan. Quello che importa è che 4chan è un po’ come il collo dell’Internet, e ne gira il capo dove vuole, parafrasando un certo proverbio cinese.

Questo significa che tutti coloro che si riconosco nella ‘cultura meme’, siti come Reddit e 9gag ma anche pagine su Facebook hanno abbracciato questa devozione ironica-non ironica a Trump spinti dai loro diretti superiori, ovvero i NEET di 4chan.

Questi ‘memesters minori’, sebbene ideologicamente affini a 4chan, tendono ad evitare 4chan stesso a causa della sua fama di sito per gente socialmente inaccettabile. Gente che non è disposta a dedicarsi pienamente allo stile di vita NEET viene ridicolizzata su 4chan, con termini come ‘normalfag’, ‘normie’, o ‘wagecuck’.

Questo crea un clima ostile per tutti coloro che non siano almeno un po’ familiari con 4chan, ma non impedisce a 4chan di essere la Mecca di tutti i meme che circolano su Internet. Da 4chan si passa a /r/4chan, che è parte di Reddit, e poi da /r/4chan al resto di Reddit, da Reddit a 9gag, e infine da 9gag a Facebook.

E cosí, grazie ad un sistema a cascata, tutti gli insoddisfatti della politica si sono trovati a tifare per la stessa Rana, a dispetto dell’elitismo NEET predicato da 4chan.

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Fig.2: foto profilo della pagina Facebook “God-Emperor Trump”

 

Quello che è successo, non di certo grazie all’abilità politica di Trump, è che un’intera classe di votanti che prima non esisteva, i memers, è magicamente apparsa sullo scenario politico. Gente che vive la propria vita in maniera puramente ironica, cosí assorbita dai meme da non essere in grado di distinguere qualcosa di potenzialmente dannoso per la nazione.

Insomma: un gruppo di gente stanca della politica e più interessata a farsi due risate, con nulla da perdere e nulla da guadagnare (a differenza della gente che sosteneva Bernie Sanders, al quale sono pervenute grosse donazioni) va alle urne e contribuisce ad eleggere Trump. Fine della storia, si potrebbe dire.
Ma prima di chiudere questa digressione su come un nuovo gruppo elettorale sia nato, c’è un ultimo excursus da fare sulla reazione del fronte clintoniano. Inutile a dirsi, i responsabili della campagna Clinton hanno fatto un errore madornale nel gestire Pepe e Trump: li hanno riconosciuti come alleati.

La Clinton ha creato una pagina web per allertare i cittadini americani sui pericoli della ‘rana nazista’. Passo falso clamoroso, che ha rinforzato la connessione tra Trump e i nuovi elettori.
Poi di nuovo, Clinton chiama i sostenitori di Trump ‘deplorables’. I sostenitori rispondono, creando un edit della locandina del film ‘The Expendables’ con la rana e il magnate che combattono fianco a fianco.

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Fig. 3: l’edit in questione.

 

È a questo punto che i sostenitori di Trump capiscono che i clintoniani brancolano nel buio quando si tratta di memes. Vuol dire che possono utilizzarli per fare propaganda pro-Trump a loro insaputa.

Nascono quindi gli hashtag false-flag ‘fight for her’ e ‘draft our daughters’, campagne fasulle che incoraggiavano i clintoniani a supportare un’eventuale leva, anche femminile, per combattere nelle guerre che Clinton avrebbe voluto.

I supporters della Clinton ci cascano con tutte le scarpe, e iniziano a retwittare immagini come questa.

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Fig. 4: la falsa campagna a favore della leva femminile per Clinton.

I trumpisti ridono, ma in realtà la campagna non ha realisticamente portato voti a Trump. Coloro che hanno creduto sin dall’inizio allo spauracchio di una Clinton guerrafondaia si sono già schierati con Trump, mentre coloro che vogliono una presidenza Clinton a tutti costi hanno appoggiato i nuovi hashtag di tutto cuore. È solo servito a beffarsi dei clintoniani ancora una volta. Tuttavia, lascia un precedente importante: se il nemico non capisce cosa stai dicendo, puoi usarlo per fare propaganda.

È stata una rana dei fumetti a sconfiggere Clinton e a far vincere Trump? Improbabile. Quello che è probabile, invece, è che sia nato un nuovo metodo di fare campagna politica per metodi obliqui, nonché un nuovo gruppo elettorale che i prossimi candidati dovranno litigarsi.

È dunque possibile che nelle prossime campagne elettorali l’importanza della gestione di profili Facebook e Twitter aumenti ulteriormente. Conoscere la cultura di Internet a fondo potrebbe essere, in futuro, la chiave per evitare sconfitte risicate come quella di Hillary.