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Una visione strutturale del terrorismo islamico.

di Nicolò Debenedetti

Come la maggior parte dei fenomeni di lotta armata , il terrorismo islamico ha radici ideologiche ma ragioni di potere politico. Nell’islam radicale si è trovato un terreno fertile per la crescita di organizzazioni e governi, ma non bisogna assolutamente  sottovalutare l’elemento prettamente ideologico del fenomeno.

 

E’ la prima volta nella storia che ci troviamo a lottare contro un fenomeno così “orizzontale”, capace di trovare soldati devoti alla causa praticamente in tutto il mondo, dove un attentato ne ispira un altro: pensate agli attacchi terroristici minori seguiti a Charlie Hebdo in tutta la Francia, dai furgoni che si schiantavano contro i mercatini di natale alla decapitazione di un uomo in una fabbrica da parte di un suo collega estremista.

 

Il terrorismo islamico vero e proprio, con i primi kamikaze e i vari elementi che lo distinguono da quello europeo (ETA, IRA, BR), ha origine con la rivoluzione iraniana e la conseguente diffusione di milizie islamiche radicali. I primi terroristi a farsi esplodere per la causa islamica furono gli sciiti di Hezbollah e i miliziani del partito Dawa durante la guerra civile Libanese, e in seguito le varie fazioni palestinesi.

 

Il fenomeno si allargò dal mondo sciita a quello sunnita con il finanziamento delle scuole dei campi profughi dell’ONU da parte dell’Arabia Saudita la quale, dopo la rivoluzione iraniana e la nascita di una nuova potenza islamica, inviò missionari wahabiti in tutto il mondo mussulmano e non, dalle Filippine al Sud America, creando un humus culturale favorevole all’islam estremista.

 

E’ necessario precisare che contrariamente al pensiero comune, l’Arabia Saudita non finanzia il terrorismo islamico. L’Arabia Saudita è un paese in prima linea alla lotta al terrore ed è considerato un regime apostata dagli estremisti sunniti in quanto alleato dagli americani. Sono numerosi gli attentati Qaedisti avvenuti in territorio saudita  e vi è una vera e propria kill list fatta dai vertici di Al Qaeda contenente politici e militari sauditi.

 

Uno degli errori di valutazione più comuni è considerare le fazioni terroristiche come attori completamente privi di autonomia sottovalutando l’estrema spontaneità del fenomeno.

 

 

Avendo compreso le radici “storiche” del terrorismo possiamo passare a considerare le policies strategico-operative delle organizzazioni terroristiche moderne.  E’ possibile semplificare queste organizzazioni in due macro-tipologie, una di tipo gerarchico e una di tipo molecolare

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Gli attentati di tipo gerarchizzato hanno come obiettivo quello di ispirare in seguito attentati molecolari e attirare sostenitori. L’11 settembre non è stata una vittoria per Al Qaeda tanto per il numero di infedeli trascinati all’inferno quanto per l’effetto mediatico che hanno avuto e il numero di coscienze spostate, che poi hanno ispirato altri attentati, che non sono stati organizzati direttamente dalla dirigenza di Al Qaeda ma da altri individui, in autonomia, che in seguito poi Al Qaeda ha rivendicato.

 

L’obiettivo degli attentati di Parigi era di sollevare un’ ondata di panico e ispirare altri attentati minori. L’11 settembre è stato un attentato organizzato direttamente dai piani più alti della gerarchia (fu Osama stesso a decidere chi sarebbe salito sugli aerei), Charlie Hebdo e molti altri attacchi (tra cui si pensa gli attentati di Londra)  invece sono stati  ideati e organizzati sul posto scegliendo l’obiettivo da una lista pubblicata su uno dei tanti siti jihadisti.

 

Internet è dal 2000 lo strumento chiave degli Jihadisti; i siti di propaganda lanciano un messaggio con una lista di obiettivi senza sapere se e quando uno verrà colpito; ma una volta che qualche buon mussulmano fa il suo dovere, la casa madre rivendica l’attentato appoggiandoci sopra un marchio, semplice ed efficace.

 

Gli analisti sono concordi sul fatto che una delle cause principali del terrorismo islamico europeo (e del terrorismo in generale)  sia l’assenza di  mobilità sociale (questo spiegherebbe la forza del fenomeno in un paese molto rigido come la Francia) unita a un’interpretazione indipendente del corano. Giovani falliti, non necessariamente poveri ma con ridotte speranze di elevare la propria condizione, che leggono un testo religioso e trovano in esso un modo per diventare importanti. Non molto diverso da quello che accadde in Sud America con il terrorismo comunista  se si sostituisce il Corano con Marx.

 

Milioni di persone s’interrogano su come sconfiggere il fenomeno, e se nel lungo periodo la strategia è chiara, una vittoria di cuori e di menti e l’integrazione della comunità islamica nella nostra cultura, la risposta nel breve periodo rimane un interrogativo. Capire non è semplice, il dibattito spesso serve solo a veicolare una razionalità politica e non strategica degli avvenimenti. Troncare i finanziamenti sembra la soluzione più ovvia ma non è per nulla semplice, in quanto Al Qaeda si finanzia in più modi, dai furti di carte di credito alle scommesse sui cavalli, mentre l’ISIS ha una vera e propria politica fiscale.

 

 

Dopo gli attentati di Parigi si è chiamato a gran voce per una FBI europea, ma sarebbe davvero utile, considerato l’elevato grado di collaborazione  dell’ intelligence dei paesi NATO ? Quanto invece è rilevante il fatto che le agenzie di sicurezza dei singoli paesi competano invece di collaborare  tra loro (Cia-Fbi ma anche DSGI-DSGE). E’ una soluzione chiudere le frontiere e lasciare che il mondo islamico attraversi da solo un periodo di maturazione politica ? Quanto però questo periodo può andare nella giusta direzione, senza il nostro intervento, visto che al vuoto di potere lasciato dalle superpotenze in Medio Oriente è seguita la primavera araba, o meglio, primavera islamica?  Solo in Tunisia abbiamo assistito a un cambiamento  reale di governance, negli altri paesi invece è seguita la guerra civile o l’ennesima dittatura militare.

 

 

E’ chiaro che una soluzione efficace richiederà un compromesso tra politica, forza militare e culturale ma richiederà una grande volontà politica per essere attuata, volontà totalmente assente nei paesi occidentali. Il terrorismo islamico è qui per durare.